Api, vespe, calabroni: chi è davvero a rischio dopo una puntura (e spesso non lo sa)

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 28 Maggio, 2026

donna si gratta le punture d'insetto

Con l'arrivo della bella stagione, api, vespe e calabroni tornano protagonisti di parchi, giardini e picnic. Per la maggior parte delle persone una puntura significa qualche minuto di dolore e un po' di gonfiore, per altre, invece, può trasformarsi in una vera emergenza medica nel giro di pochi minuti. 

Eppure, questa differenza è ancora sottovalutata.

Quando il sistema immunitario scambia un insetto per un nemico mortale

L'allergia al veleno di insetti segue un meccanismo in due tempi: una prima puntura "sensibilizza" l'organismo, che produce anticorpi IgE specifici senza dare sintomi evidenti. È solo al contatto successivo con lo stesso veleno che il sistema immunitario può reagire in modo sproporzionato, fino all'anafilassi. 

Il contatto successivo attiva immediatamente i mastociti e i basofili. Queste cellule rilasciano istamina e scatenano la crisi infiammatoria sistemica.

Per questo chi non ricorda di essere mai stato punto può comunque trovarsi improvvisamente di fronte a una reazione grave. In Italia, gli insetti che provocano più frequentemente allergie sono le api, le vespe e i calabroni. 

Quasi il 7% della popolazione ha manifestato reazioni sistemiche immediate alle punture di insetto, e l'allergia al veleno di insetti è tra i più frequenti fattori scatenanti l'anafilassi grave negli adulti. Un dato che invita a non abbassare la guardia.

Tre tipi di reazione: come riconoscerle

Non tutte le reazioni a una puntura sono uguali. Si distinguono essenzialmente tre scenari.

  • La reazione normale si limita alla zona colpita: dolore, arrossamento e gonfiore localizzato, destinati a risolversi in breve tempo con ghiaccio e, se necessario, un antistaminico.
  • La reazione locale estesa è più preoccupante nella sua apparenza: il gonfiore supera i 10 cm di diametro e perdura per più di 24 ore nella sede della puntura. Pur non mettendo a rischio la vita, può richiedere attenzione medica.
  • La reazione sistemica o anafilattica è invece la più pericolosa. I primi sintomi si manifestano nel giro di pochi minuti dopo la puntura e vanno dalle manifestazioni cutanee, prurito generalizzato, arrossamento, orticaria, ai gonfiori di occhi e viso, dalla nausea ai dolori addominali, dall'affanno fino al calo della pressione, alla perdita dei sensi, all'arresto respiratorio o al collasso cardiocircolatorio.

Cosa fare (e cosa non fare) in caso di puntura

Se il pungiglione è rimasto nella pelle, cosa che accade tipicamente con le api, va rimosso con un movimento raschiante, ad esempio con il bordo di una carta di credito, evitando di stringerlo con le dita o con una pinzetta per non iniettare ulteriore veleno.

In caso di reazione allergica grave è essenziale somministrare il prima possibile una dose di adrenalina per via intramuscolare nella coscia, poiché questa via d'accesso garantisce un'azione più rapida. 

Il kit di pronto soccorso per l'allergia alla puntura di insetti va sempre tenuto a portata di mano nei mesi estivi: contiene un antistaminico ad azione rapida, un preparato a base di cortisone e un autoiniettore di adrenalina da utilizzare immediatamente in caso di reazioni allergiche.

Chi ha già avuto una reazione grave in passato deve ricordare che non basta una sola dose di adrenalina: è indispensabile chiamare il 118 e recarsi al pronto soccorso anche se i sintomi sembrano migliorare.

La diagnosi: quando rivolgersi all'allergologo

Chiunque abbia avuto una reazione sospetta dovrebbe consultare uno specialista allergologo. La diagnosi si basa su un'anamnesi accurata e su test specifici: il prick test, il test intradermico e l'esame del sangue per la ricerca degli anticorpi IgE.

Si raccomanda inoltre un test della triptasi sierica nei pazienti con anamnesi di reazioni gravi, per identificare chi è predisposto ad anafilassi severe e necessita di misure precauzionali. 

L'immunoterapia: l'unica terapia che cambia il corso dell'allergia

La buona notizia è che esiste un trattamento in grado di modificare in modo duraturo la risposta immunitaria

L'immunoterapia specifica con veleno di imenotteri, comunemente chiamata "vaccino", è attualmente l'unico trattamento capace di ridurre drasticamente il rischio di reazioni gravi successive, attraverso la somministrazione controllata di dosi crescenti del veleno dell'insetto responsabile. 

L'efficacia è estremamente elevata: si parla di circa il 91-96% nei pazienti allergici a vespe e calabroni, e di circa il 77-84% in quelli allergici alle api. Il ciclo terapeutico dura in genere 3-5 anni e la protezione acquisita tende a mantenersi anche dopo la sospensione.


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Nei mesi caldi è utile adottare alcune precauzioni: evitare profumi intensi e indumenti dai colori vivaci che attirano gli insetti, non lasciare cibi o bevande scoperte all'aperto, fare attenzione camminando a piedi nudi sull'erba. Le vespe o le api raramente si trovano sole: è bene evitare di avvicinarsi a colonie di api o nidi di vespe, nei pressi del suolo, su rami marci o in tronchi cavi. 

Chi sa di essere allergico non dovrebbe mai uscire senza il proprio kit d'emergenza: in questi casi, la tempestività è tutto.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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