Andare a letto tardi aumenta il rischio di infarto? Ecco cosa emerge sui “gufi”

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 05 Febbraio, 2026

Una donna a letto tardi usa il telefono.

Chi va abitualmente a dormire molto tardi mette a rischio solo il riposo o anche la salute cardiovascolare? Un ampio studio internazionale mostra che i cosiddetti “gufi della notte” presentano una probabilità significativamente più alta di sviluppare problemi cardiaci rispetto a chi segue ritmi di sonno più regolari.

Il dato emerge da un’analisi condotta su oltre 320 mila adulti, che mostra come ad assumere rilevanza non sia solo dormire a sufficienza, ma anche farlo negli orari giusti.

Dunque, esiste un modo corretto di dormire e uno, secondo la letteratura scientifica, da considerarsi scorretto. Vediamo cosa dice lo studio e come prevenire eventuali ripercussioni sulla salute del cuore.

Andare a letto tardi aumenta il rischio di infarto: lo studio sui cronotipi

La ricerca si basa sui dati della UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo, che segue nel tempo centinaia di migliaia di persone raccogliendo informazioni su stile di vita, parametri clinici ed eventi di salute.


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I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in base al cronotipo, ovvero la predisposizione biologica a essere più attivi al mattino, nella fascia intermedia o nelle ore serali e notturne. Proprio quest’ultimo gruppo - quello dei cronotipi serali - è risultato il più penalizzato dal punto di vista cardiovascolare.

Secondo i risultati, chi va regolarmente a letto molto tardi presenta:

  • una probabilità più alta del 79% di avere una cattiva salute cardiovascolare complessiva;
  • un aumento del 16% del rischio di infarto o ictus rispetto ai soggetti mattutini o intermedi.

Perché dormire tardi aumenta il rischio di infarto

Come spiegato dagli autori dello studio, guidati da una ricercatrice della Harvard Medical School, il problema non è solo l’orario del sonno in sé, ma l’effetto che questo ha su una serie di fattori fondamentali per la salute del cuore.


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I cronotipi serali tendono infatti ad avere maggiori difficoltà nel mantenere abitudini salutari, come:

  • un’alimentazione equilibrata;
  • un’attività fisica regolare;
  • un sonno stabile e di buona qualità;
  • il controllo di peso, pressione, colesterolo e glicemia.

Questi elementi fanno parte degli otto principali indicatori di salute cardiovascolare, oggi considerati centrali nella prevenzione delle malattie cardiache. Quando più fattori peggiorano contemporaneamente, il rischio complessivo aumenta in modo significativo.

Un segnale importante per la prevenzione

Gli esperti sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale, che non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia, l’ampiezza del campione e la durata del follow-up rendono i risultati particolarmente solidi.

Risulta evidente come il ritmo sonno-veglia è un tassello cruciale della prevenzione cardiovascolare, al pari dell’alimentazione e dell’attività fisica. 

Pertanto, prestare attenzione agli orari in cui si va a dormire può aiutare a proteggere il cuore, soprattutto nelle persone che, per predisposizione biologica o stile di vita, tendono a vivere “in ritardo” rispetto all’orologio naturale.

In un momento storico in cui la luce artificiale e gli impegni serali spingono sempre più persone a posticipare il sonno, i dati riportati porgono l'invito a riconsiderare il valore del ritmo circadiano come vero alleato della salute.


Fonti:

Ansa - La salute del cuore è peggiore per chi va a letto tardi, +16% rischio di infarti


Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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