La salute pubblica europea si trova oggi al centro di due forze che avanzano insieme: da un lato le disuguaglianze sociali, dall’altro l’impatto sempre più evidente del cambiamento climatico. Due piani diversi, ma sempre più intrecciati.
A mettere ordine nei dati è una serie di nuovi rapporti pubblicati su The Lancet, che in queste settimane stanno ridisegnando il modo in cui si interpreta il rapporto tra ambiente, società e salute.
Non solo stile di vita: la salute dipende dal contesto
Una prima evidenza riguarda un punto spesso sottovalutato: la salute non è solo una somma di comportamenti individuali.
Lo studio evidenzia come fattori strutturali – reddito, istruzione, ambiente urbano, accesso ai servizi sanitari – abbiano un impatto diretto sugli esiti sanitari delle popolazioni.
In pratica:
- vivere in condizioni svantaggiate aumenta il rischio di malattie croniche;
- peggiora la salute mentale;
- riduce l’aspettativa di vita.
Il messaggio è chiaro: non tutte le persone partono dalle stesse condizioni.
Accanto al tema delle disuguaglianze, il secondo fronte è quello climatico. Ed è qui che i dati diventano ancora più concreti.
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Secondo il rapporto nel 2024 in Europa si sono registrati circa 62.000 decessi attribuibili al caldo estremo.
Un numero che da solo spiega la portata del fenomeno.
Il decesso per calore estremo avviene spesso attraverso il colpo di calore (heatstroke), una condizione in cui la temperatura corporea supera i 40°C e i meccanismi di termoregolazione (come la sudorazione) falliscono. Questo porta a una risposta infiammatoria sistemica che causa la disfunzione multiorgano, colpendo in particolare cuore, reni e cervello, spesso aggravando patologie preesistenti che, in condizioni normali, sarebbero rimaste stabili.
Lo studio sottolinea, inoltre, che:
- la quasi totalità delle aree europee ha visto un aumento della mortalità legata alle alte temperature;
- gli eventi di caldo estremo sono diventati più frequenti e intensi rispetto al passato.
In alcuni paesi, come l’Italia, il peso del fenomeno è particolarmente elevato, con decine di migliaia di decessi attribuiti alle ondate di calore negli ultimi anni.
“Super El Niño”: il rischio di un’accelerazione climatica
All’interno dello stesso scenario si inserisce un ulteriore elemento di rischio: la possibile evoluzione verso un cosiddetto “super El Niño”.
Il fenomeno, di per sé naturale, diventa potenzialmente più pericoloso quando si somma a un pianeta già surriscaldato.
Secondo gli esperti citati nel rapporto, esiste una combinazione che potrebbe amplificare ulteriormente gli impatti sulla salute pubblica:
- temperature globali già elevate;
- eventi climatici estremi più frequenti;
- vulnerabilità delle aree urbane.
Non si tratta quindi di un evento isolato, ma di un possibile moltiplicatore di rischi.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dai rapporti è che il cambiamento climatico non produce solo effetti ambientali.
Le conseguenze si riflettono direttamente su:
- sistema sanitario;
- produttività lavorativa;
- sicurezza alimentare;
- diffusione di malattie infettive.
Ad esempio, lo stress da calore riduce le ore lavorative e aumenta il rischio per chi svolge attività all’aperto, mentre la pressione sugli ospedali cresce durante le ondate di calore.
L'impatto non è solo sui pazienti: durante le ondate di calore, si registra un picco di infortuni sul lavoro e tassi di errore medico dovuti allo stress termico subito dagli operatori stessi. La resilienza dei sistemi sanitari dipende quindi non solo dai macchinari, ma dalla capacità di proteggere la salute dei lavoratori in contesti ambientali sempre più ostili.
Le disuguaglianze amplificano gli effetti del clima
Un punto centrale riguarda l’interazione tra clima e condizioni sociali.
Le persone più vulnerabili – anziani, lavoratori esposti, famiglie a basso reddito – sono anche quelle più colpite dagli effetti del caldo estremo.
In molti casi, infatti:
- vivono in aree urbane meno verdi;
- hanno meno accesso a sistemi di raffreddamento;
- sono più esposte a condizioni lavorative difficili.
Il risultato è un effetto cumulativo: il clima non colpisce tutti allo stesso modo.
Il riscaldamento globale sta modificando anche la distribuzione geografica delle malattie.
Tra gli effetti osservati:
- aumento del rischio di infezioni legate a vettori come zanzare;
- espansione di patologie tipiche di climi più caldi;
- stagioni allergiche più lunghe.
Il clima non modifica solo la temperatura, ma anche l’ecosistema sanitario.
Un sistema sotto pressione
Il quadro complessivo delineato dagli studi è quello di un sistema già sotto pressione:
- da una parte, l’aumento degli eventi climatici estremi;
- dall’altra, un contesto sociale in cui le disuguaglianze amplificano gli effetti sulla salute.
Il risultato è un sistema sanitario chiamato a rispondere non solo alle malattie, ma anche alle condizioni che le generano.
I rapporti non si limitano a descrivere i problemi, ma indicano anche una direzione chiara: intervenire su più livelli contemporaneamente.
Tra le leve principali:
- riduzione delle emissioni;
- adattamento delle città al caldo;
- rafforzamento dei sistemi sanitari;
- politiche contro le disuguaglianze.
La salute, emerge sempre più chiaramente, non è separabile dall’ambiente in cui si vive.
Il filo che unisce tutti i dati è semplice ma potente: la crisi climatica e quella sociale non sono fenomeni distinti, stanno convergendo.
Il risultato è un aumento dei rischi per la salute che non dipende più solo dalle scelte individuali, ma anche – e soprattutto – dalle condizioni collettive in cui quelle scelte avvengono.
Fonti:
The Lancet Public Health – The 2026 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: narrowing window for decisive health action