Vaccino COVID in gravidanza: il segreto per ridurre il rischio di gestosi?

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 16 Marzo, 2026

Una dottoressa in camice bianco somministra un vaccino a una donna incinta sorridente

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha cercato di capire con sempre maggiore precisione quali effetti possa avere l’infezione da SARS-CoV-2 durante la gravidanza.

Un nuovo studio aggiunge un tassello importante: la vaccinazione contro il COVID-19 nelle donne incinte potrebbe essere associata a una riduzione significativa del rischio di preeclampsia (o gestosi), una delle complicanze più temute della gestazione.

La ricerca ha analizzato migliaia di gravidanze in diversi Paesi, offrendo uno dei quadri più ampi finora disponibili su questo tema.

I risultati suggeriscono che la vaccinazione, soprattutto se completata con una dose di richiamo, potrebbe anche avere un effetto protettivo su alcune complicanze ostetriche.

Cos’è la preeclampsia (gestosi) e l’obiettivo dello studio

La preeclampsia è una patologia della gravidanza caratterizzata principalmente da ipertensione arteriosa e segni di danno agli organi, che possono coinvolgere fegato, reni e sistema cardiovascolare.

Compare generalmente dopo la ventesima settimana di gestazione e, nei casi più gravi, può mettere a rischio la salute della madre e del bambino.

Secondo i dati epidemiologici internazionali, la preeclampsia interessa tra il 3% e l’8% delle gravidanze a livello globale ed è una delle principali cause di complicanze materne e neonatali.

Proprio per questo motivo individuare fattori di rischio e possibili strategie di prevenzione rappresenta una priorità per la medicina materno-fetale.

Gli autori dello studio hanno voluto approfondire una domanda specifica: la vaccinazione contro COVID-19 durante la gravidanza può influenzare il rischio di sviluppare preeclampsia?


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Negli anni della pandemia diversi lavori avevano già osservato che l’infezione da SARS-CoV-2 nelle donne incinte poteva essere associata a un aumento delle complicanze ostetriche.

Tuttavia mancavano analisi su larga scala in grado di valutare l’effetto della vaccinazione in questo contesto.

Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti dal consorzio INTERCOVID durante la fase pandemica.

Un’analisi su oltre seimila gravidanze

Lo studio ha coinvolto 6.527 donne in gravidanza provenienti da 18 Paesi, con dati raccolti tra il 2020 e il 2022.

Le partecipanti sono state suddivise in base a diversi fattori:

  • stato vaccinale contro COVID-19;
  • presenza o meno di infezione da SARS-CoV-2;
  • numero di dosi ricevute, inclusa la dose di richiamo.

Gli autori hanno, quindi, confrontato l’incidenza di preeclampsia e altri esiti della gravidanza tra donne vaccinate e non vaccinate, tenendo conto di variabili cliniche e demografiche che avrebbero potuto influenzare i risultati.

Questo tipo di approccio permette di osservare associazioni statistiche in contesti reali, anche se non stabilisce in modo definitivo un rapporto di causa ed effetto.

COVID in gravidanza: il rischio di gestosi aumenta

Uno dei risultati più chiari emersi dall’analisi riguarda il ruolo dell’infezione.

Le donne che hanno contratto COVID-19 durante la gravidanza hanno mostrato un aumento del rischio di gestosi di circa il 45% rispetto a chi non ha avuto l’infezione.

Il dato diventa ancora più evidente tra le donne non vaccinate, dove il rischio aumenta fino a circa il 78%.

Queste osservazioni rafforzano quanto già suggerito da altri studi pubblicati negli anni della pandemia: l’infezione da SARS-CoV-2 può influenzare i meccanismi biologici coinvolti nello sviluppo della preeclampsia.

Accanto a questo dato, lo studio mette in evidenza un risultato altrettanto interessante.


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Le donne che avevano completato il ciclo vaccinale e ricevuto una dose di richiamo hanno mostrato un rischio di preeclampsia ridotto di circa il 33% rispetto alle partecipanti non vaccinate.

L’effetto protettivo sembra essere ancora più marcato in alcune categorie di donne considerate clinicamente più fragili.

Un beneficio maggiore nelle donne con patologie pregresse

Tra le partecipanti con condizioni mediche preesistenti – come ipertensione, diabete o disturbi della tiroide – la vaccinazione con booster è stata associata a una riduzione del rischio di preeclampsia pari a circa il 42%.

Secondo i ricercatori questo risultato è particolarmente rilevante, perché proprio queste pazienti presentano già un rischio più elevato di complicanze durante la gravidanza.

Ridurre anche solo parzialmente tale rischio può avere un impatto significativo sulla salute materna e fetale.

Oltre alla preeclampsia, lo studio ha analizzato altri indicatori clinici legati alla gravidanza.

Le donne vaccinate hanno mostrato, in media:

  • minore rischio di parto prematuro;
  • riduzione di alcune forme di morbilità materna;
  • minori complicanze neonatali.

Primo piano di un medico con guanti che somministra un vaccino sul braccio di un paziente

Anche in questo caso i risultati devono essere interpretati con cautela, ma suggeriscono una tendenza coerente con altri dati emersi durante la pandemia.

Quali meccanismi biologici potrebbero spiegare questi risultati

Gli autori dello studio ipotizzano che l’effetto osservato possa essere legato a diversi fattori biologici.

La preeclampsia è, infatti, associata a:

  • infiammazione sistemica;
  • disfunzione dei vasi sanguigni;
  • alterazioni del sistema immunitario.

Alcuni di questi stessi processi sono coinvolti anche nelle forme più severe di COVID-19.

La vaccinazione potrebbe, quindi, contribuire indirettamente a ridurre il rischio di queste complicanze attraverso:

  • una migliore risposta immunitaria;
  • una riduzione dell’infiammazione sistemica;
  • la prevenzione delle forme più gravi di infezione.

Si tratta comunque di ipotesi che richiedono ulteriori studi per essere confermate.

Come sottolineano gli stessi autori, il lavoro presenta alcune limitazioni.

Si tratta infatti di uno studio osservazionale, che permette di individuare associazioni statistiche ma non può dimostrare in modo definitivo un rapporto di causalità.

Inoltre i dati sono stati raccolti in diversi Paesi con sistemi sanitari e strategie vaccinali differenti, un elemento che potrebbe influenzare alcuni risultati.

Nonostante questi limiti, la dimensione internazionale del campione e il numero elevato di partecipanti rendono lo studio uno dei più ampi finora pubblicati su questo tema.

Cosa significano questi risultati per la salute materna

Nel complesso, i dati suggeriscono che la vaccinazione contro COVID-19 in gravidanza non solo è compatibile con la sicurezza materno-fetale, ma potrebbe anche essere associata a un minor rischio di alcune complicanze ostetriche, tra cui la preeclampsia.

Per la comunità scientifica si tratta di informazioni importanti, perché contribuiscono a chiarire gli effetti della pandemia sulla salute delle donne incinte e a orientare le strategie di prevenzione.

La ricerca su questo tema continua, ma il quadro che emerge dagli studi più recenti sembra indicare una tendenza chiara: proteggere le donne dall’infezione da SARS-CoV-2 durante la gravidanza può avere benefici che vanno oltre la semplice prevenzione del virus.

Fonti:

  • e Clinical Medicine, Part of The Lancet Discovery ScienceCOVID-19 vaccination status during pregnancy and preeclampsia risk: the pandemic-era cohort of the INTERCOVID consortium
  • NIH.GOVNIH-funded study suggests COVID-19 increases risk of pregnancy complications
  • American Family PhysicianGestational Hypertension and Preeclampsia: A Practice Bulletin from ACOG
  • Science DirectCOVID-19 vaccination status during pregnancy and preeclampsia risk: the pandemic-era cohort of the INTERCOVID consortium
  • PubMedMaternal and Neonatal Morbidity and Mortality Among Pregnant Women With and Without COVID-19 Infection: The INTERCOVID Multinational Cohort Study
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