Donare latte materno salva i neonati prematuri: ecco chi può farlo e come

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 19 Maggio, 2026

mamma tiene in braccio il suo bambino prematuro

Il 19 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Donazione del Latte Umano, un appuntamento annuale che la comunità scientifica internazionale considera sempre più rilevante, alla luce delle crescenti evidenze sui benefici clinici del latte umano donato per i neonati più vulnerabili.

Quando una madre non è in grado di allattare, per ragioni mediche, per stress da parto prematuro o per altre condizioni cliniche, il latte umano donato rappresenta la migliore alternativa disponibile. 

Non un semplice surrogato, ma una risorsa terapeutica riconosciuta dalle principali società scientifiche internazionali, dall'OMS all'American Academy of Pediatrics, dalla Società Italiana di Neonatologia alla European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition.

Perché il latte umano donato è una risorsa medica

Il latte umano donato è considerato il primo sostituto del latte materno per i neonati più vulnerabili: prematuri, neonati di peso molto basso, bambini affetti da gravi patologie alla nascita. Anche dopo i processi di trattamento a cui viene sottoposto, conserva effetti protettivi preziosi e viene considerato un ponte nutrizionale terapeutico fino a quando non sarà possibile un'alimentazione completa con il latte della propria madre. 

Il beneficio clinico più documentato riguarda la prevenzione dell'enterocolite necrotizzante (NEC), una delle emergenze neonatali più gravi. 

L'effetto protettivo del latte umano nei confronti della NEC sembra essere dose-dipendente: a un maggiore apporto di latte corrisponde una protezione proporzionalmente più elevata. 

I meccanismi coinvolti includono l'abbassamento del pH gastrico, il miglioramento della motilità intestinale e la riduzione del rischio di disbiosi, grazie alla presenza di fattori prebiotici e antimicrobici. 

Rispetto alla nutrizione con formule per pretermine, l'uso del latte umano donato è stato associato a una ridotta incidenza di enterocolite necrotizzante, sepsi e altre infezioni, e a una migliore tolleranza alimentare. In alcuni studi è risultato inversamente associato all'insorgenza di ipertensione arteriosa e insulino-resistenza in età successiva. 

Gli studi a lungo termine evidenziano inoltre benefici sul neurosviluppo, con migliori performance cognitive e motorie nella crescita. 

La situazione in Italia: 44 banche, ma la copertura resta disomogenea

Nel mondo esistono oltre 750 banche del latte umano donato, distribuite in 66 paesi, che ogni anno forniscono più di un milione di litri di latte a oltre 800.000 neonati. L'Italia è tra i Paesi più strutturati in Europa su questo fronte. 

Secondo la quarta indagine nazionale condotta dall'AIBLUD (Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato) nel febbraio 2025, alla fine del 2024 erano operative 44 banche del latte umano donato sul territorio nazionale. I dati mostrano un incremento del numero di mamme donatrici,1.523 nel periodo monitorato, e un aumento del volume complessivo di latte raccolto, prossimo ai 10.000 litri, con una durata media di donazione di 137 giorni. 

Tuttavia, il fabbisogno reale resta ampiamente insoddisfatto. Soltanto circa un terzo dei neonati più fragili riceve effettivamente latte umano donato, a causa di una distribuzione disomogenea delle banche sul territorio e dell'assenza di una rete organizzata a livello regionale. 

Alcune regioni, come la Toscana, hanno già adottato un modello strutturato; altre sono ancora in fase di regolamentazione. 

Chi può donare: i criteri clinici

La donazione segue protocolli sanitari precisi, definiti dalle linee guida AIBLUD. Possono donare tutte le mamme in buona salute che abbiano partorito da non più di sei mesi e che dispongano di oltre 100 ml di latte nelle 24 ore in eccesso rispetto al fabbisogno del proprio bambino

Sono escluse le fumatrici e le donne con consumo eccessivo di caffeina. Prima di iniziare, ogni donatrice viene sottoposta a un colloquio e a uno screening che comprende esami ematochimici, sierologici e microbiologici. 

Il latte raccolto viene poi pastorizzato e sottoposto a controlli microbiologici prima della distribuzione, con gli stessi standard di sicurezza applicati alle donazioni di sangue.

I benefici per la donatrice

La donazione non ha ricadute solo sui riceventi. Sul piano fisico, aiuta a gestire l'iperproduzione di latte, riducendo il rischio di ingorghi mammari e mastiti. Le madri che entrano in contatto con le banche ricevono inoltre supporto qualificato sull'allattamento e sulla salute propria e del figlio, migliorando la qualità complessiva dell'esperienza. 

Sul piano sistemico, l'utilizzo del latte umano donato riduce la durata delle degenze ospedaliere e i costi legati alle complicanze neonatali, con un impatto positivo sull'intero sistema sanitario pubblico. 


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Come donare

Per donare è sufficiente contattare la BLUD più vicina, solitamente collocata presso ospedali dotati di reparto di neonatologia, o consultare il sito dell'AIBLUD per trovare la struttura di riferimento nel proprio territorio. L'intero percorso è accompagnato dal personale sanitario. In alcune realtà è attivo anche un servizio di ritiro a domicilio del latte raccolto.

Fonti

  • OMS - Donor human milk for low-birth-weight infants
  • PubMed - Human Milk Feeding in Preterm Infants: What Has Been Done and What Is to Be Done
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS) - Uso del latte materno e del latte umano donato nei neonati gravi pretermine in Toscana: archivio terapie intensive neonatali (TIN) Toscana On-line
  • Ministero della Salute - Quarta indagine sulle banche del latte umano donato
  • AIBLUD - Le Banche del latte in Italia
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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