La Sicilia ha deciso di istituire un gruppo di lavoro composto da esperti di malattie infettive ed epidemiologi per monitorare i casi di difterite e, soprattutto, per rafforzare le vaccinazioni pediatriche. La decisione arriva dopo i casi scoperti a Palermo e dopo la morte di una bambina di 4 anni non vaccinata, un episodio che ha riportato l’attenzione su una malattia che in Italia era diventata rarissima proprio grazie alle vaccinazioni.
Il caso ha acceso i riflettori su un problema più ampio: in Sicilia la copertura vaccinale dei bambini è più bassa rispetto al resto d’Italia. Questo significa che una quota maggiore di minori resta esposta a malattie prevenibili, alcune delle quali possono essere gravi soprattutto nei più piccoli o nelle persone fragili.
La task force avrà quindi un doppio compito: seguire l’eventuale presenza di nuovi casi e proporre interventi per aumentare l’adesione alle vaccinazioni. Non si tratta solo di una risposta all’emergenza, ma di un tentativo di recuperare un ritardo che i dati mostrano da tempo.
Che cosa significa copertura vaccinale
Per capire perché questi numeri contano bisogna partire da un concetto semplice: la copertura vaccinale indica la percentuale di persone vaccinate rispetto alla popolazione di riferimento. Nel caso dei bambini, misura quanti hanno ricevuto le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale entro una certa età.
Quando una copertura resta alta, la malattia fa più fatica a circolare. È il principio dell’immunità di gregge, o protezione di comunità: se la grande maggioranza delle persone è immunizzata, anche chi non può vaccinarsi per ragioni mediche viene protetto indirettamente, perché il batterio o il virus trova meno possibilità di diffondersi.
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Per molte vaccinazioni pediatriche, l’obiettivo indicato è il 95%. Sotto questa soglia la protezione collettiva può indebolirsi, soprattutto per malattie molto contagiose o potenzialmente gravi. Il problema non è il singolo bambino non vaccinato preso isolatamente, ma l’accumulo di tanti bambini non protetti nello stesso territorio.
Il dato della Sicilia: 85,13%
I dati più recenti diffusi dal Ministero della Salute riguardano i bambini nati nel 2022 e sono aggiornati al 31 dicembre 2024. Per il ciclo di base del vaccino esavalente, cioè tre dosi, solo 11 tra regioni e province autonome superano il 95%.
Il vaccino esavalente protegge contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e infezioni invasive da Haemophilus influenzae di tipo b. È una delle vaccinazioni fondamentali dei primi anni di vita, proprio perché copre malattie molto diverse tra loro ma tutte potenzialmente serie.
La Sicilia è ultima, con una copertura dell’85,13%. Il divario è evidente: significa restare circa dieci punti sotto la soglia considerata utile per una protezione di comunità adeguata. Percentuali basse si osservano anche nella provincia autonoma di Bolzano, intorno all’87%, e poi in Marche, Sardegna, Calabria e Campania, ma il dato siciliano resta il più distante dall’obiettivo.
Le regioni con coperture più alte
Il confronto con le altre regioni aiuta a leggere meglio la distanza. Le coperture più alte per l’esavalente si registrano in Lombardia, con il 98,29%, Emilia-Romagna, con il 97,47%, Toscana, con il 97,33%, Molise, con il 97,13%, e Umbria, con il 96,8%.
Superano il 95% anche Basilicata, provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo e Piemonte. Il Lazio resta appena sotto, con il 94,89%.
Questi numeri mostrano che il problema non è nazionale in modo uniforme. In Italia esistono aree che raggiungono l’obiettivo, altre che lo sfiorano e altre ancora che restano molto indietro. La Sicilia rientra in quest’ultima categoria, e per questo la questione assume un peso particolare dopo i casi di difterite.
Il divario aumenta con l’età
Il dato sui bambini piccoli è già significativo, ma la distanza si allarga nelle età successive. Alle vaccinazioni previste intorno ai 5-6 anni, come la seconda dose contro morbillo, parotite, rosolia e varicella e la quarta dose contro difterite, tetano, pertosse e polio, in Sicilia si arriva a poco meno del 68%.
La media nazionale, pur non essendo ideale, è sopra l’84%. Anche qui il divario è ampio e indica un problema di recupero delle dosi nel tempo. In altre parole, non si tratta soltanto di bambini che iniziano tardi il percorso vaccinale: in molti casi il percorso non viene completato nei tempi previsti.
Tra i sedicenni il quadro resta critico. La quinta dose contro difterite, tetano e pertosse risulta somministrata al 25% dei ragazzi siciliani, contro il 65,6% della media nazionale. È un dato che spiega perché il tema non riguardi solo neonati e bambini piccoli, ma tutta l’età pediatrica e adolescenziale.
Perché la difterite preoccupa ancora
La difterite è causata da batteri del genere Corynebacterium, in particolare dal Corynebacterium diphtheriae, che può produrre una tossina capace di provocare complicanze anche gravi. La forma più nota coinvolge gola, naso e tonsille, con febbre, malessere e la formazione di membrane che possono ostacolare la respirazione. In alcuni casi la tossina può raggiungere cuore e sistema nervoso.
In Italia la difterite era diventata praticamente assente grazie alla vaccinazione. Proprio per questo ogni caso sospetto o confermato viene preso molto sul serio. Una malattia rara non è una malattia eliminata per sempre: se le coperture scendono, il margine di sicurezza si riduce.
Il vaccino antidifterico non viene somministrato da solo nella maggior parte dei percorsi pediatrici, ma all’interno di combinazioni vaccinali, come l’esavalente nei primi mesi di vita e i richiami successivi. Per questo il calo delle coperture non riguarda una singola malattia, ma un pacchetto più ampio di protezione.
La legge del 2017 e l’obbligo vaccinale
In Italia le coperture pediatriche sono migliorate dopo il 2017, quando il governo approvò una legge che portò le vaccinazioni obbligatorie da quattro a dieci per i minori tra 0 e 16 anni. La norma non prevede che la vaccinazione venga imposta fisicamente, ma lega il rispetto degli obblighi a regole scolastiche e amministrative.
Per i bambini da 0 a 6 anni, essere in regola con le vaccinazioni è requisito per l’accesso ad asili nido e scuole dell’infanzia. Dalla scuola primaria in poi, bambini e ragazzi possono frequentare comunque, ma l’azienda sanitaria attiva un percorso di recupero e possono essere previste sanzioni amministrative da 100 a 500 euro.
Gli effetti della legge si sono visti negli anni successivi. Per esempio, la prima dose contro il morbillo entro i due anni era stata somministrata all’85,29% dei bambini nel 2015, mentre nel 2019 era arrivata al 94,49%. La copertura per la poliomielite, che era al 93,33% nel 2016, ha poi superato il 95%.
Perché alcune famiglie non vaccinano
Il problema delle basse coperture non ha una sola causa. Il Ministero della Salute distingue diverse categorie di persone che non vaccinano o ritardano le vaccinazioni. Ci sono gli esitanti, che hanno dubbi sulla sicurezza dei vaccini o sui tempi; gli indifferenti, che non percepiscono il rischio delle malattie; i poco raggiunti, che faticano ad accedere ai servizi per ragioni sociali, economiche o territoriali; e i resistenti attivi, che rifiutano i vaccini per convinzioni personali, culturali o religiose.
Le prime due categorie sono spesso le più numerose e anche quelle su cui si può intervenire meglio. Un genitore che ha paura o rimanda può essere aiutato con informazioni chiare, appuntamenti semplici da prenotare, pediatri coinvolti e servizi vicini. Un rifiuto ideologico è più difficile da affrontare, ma resta minoritario rispetto a esitazione, disinformazione e ostacoli pratici.
In Sicilia, secondo alcuni esperti, pesano anche fattori organizzativi. La riduzione o chiusura di alcuni presidi sanitari territoriali può rendere più difficile raggiungere le famiglie, soprattutto nelle aree periferiche o socialmente più fragili. Quando un centro vaccinale sparisce o diventa meno accessibile, il problema non è solo logistico: si perde anche un punto di fiducia.
Il peso della disinformazione
La disinformazione sui vaccini continua a incidere. Tra le false convinzioni più resistenti c’è il presunto legame tra vaccini e autismo, smentito da decenni di dati scientifici. Eppure questa idea continua a circolare, spesso rilanciata sui social o in contesti dove la comunicazione sanitaria fatica ad arrivare in modo efficace.
Dopo la pandemia da Covid-19, in molte aree è aumentata anche una sfiducia più generale verso le vaccinazioni. Il rifiuto o il sospetto verso il vaccino anti-Covid, in alcuni casi, si è esteso anche a vaccini pediatrici usati da molto tempo, con profili di sicurezza conosciuti e un ruolo consolidato nella prevenzione di malattie gravi.
Per questo la risposta non può limitarsi a ripetere che i vaccini sono importanti. Serve spiegare quali malattie prevengono, perché le dosi vanno completate, quali sono i rischi reali della mancata vaccinazione e come vengono monitorate sicurezza ed efficacia. La fiducia si costruisce con continuità, non solo nei momenti di crisi.
Cosa dovrebbe fare una task force
Una task force efficace non dovrebbe servire solo a registrare i numeri. Dovrebbe individuare le aree dove le coperture sono più basse, capire quali famiglie non sono state raggiunte, distinguere chi ha dubbi da chi ha difficoltà pratiche e organizzare interventi mirati.
Questo può voler dire richiamare attivamente i bambini non in regola, aprire ambulatori in orari più accessibili, coinvolgere pediatri e medici di famiglia, riattivare presidi nei quartieri periferici, portare informazioni nelle scuole e semplificare le prenotazioni. In alcuni territori, il problema non è convincere tutti da zero: è rendere più facile fare ciò che molte famiglie rimandano.
La Sicilia parte da un dato basso, ma non immutabile. Le coperture possono risalire se la sanità pubblica entra davvero nei territori, recupera le dosi mancate e parla ai genitori con chiarezza, senza toni punitivi ma anche senza ambiguità sui rischi.
Il messaggio da portare a casa
La Sicilia è la regione italiana con la copertura vaccinale pediatrica più bassa per l’esavalente tra i bambini nati nel 2022: 85,13%, contro una soglia-obiettivo del 95%. Il dato è particolarmente rilevante dopo i casi di difterite emersi a Palermo e la morte di una bambina non vaccinata.
Il problema non riguarda solo una malattia. L’esavalente protegge da sei infezioni, e i richiami successivi mantengono la protezione nel tempo. Quando le coperture restano basse nei primi anni e calano ancora nelle età successive, aumenta lo spazio in cui alcune malattie possono tornare a circolare.
La vaccinazione non è solo una scelta individuale. È una protezione per il bambino, ma anche per neonati troppo piccoli, persone fragili e chi non può vaccinarsi per motivi medici. Il caso siciliano mostra che la prevenzione funziona quando è costante, accessibile e spiegata bene. Se si abbassa la guardia, anche malattie considerate lontane possono tornare al centro della cronaca.
Fonti:
Istituto Superiore di Sanità - Vaccino esavalente: reazioni avverse e rischi correlati alle malattie