Uno studio suggerisce un modo curioso per aiutare i bambini a mangiare più verdure

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 19 Maggio, 2026

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Convincere i bambini a mangiare verdure è spesso una delle sfide più comuni per molti genitori. Una nuova ricerca condotta nel Regno Unito suggerisce però che parte di queste preferenze potrebbe iniziare a formarsi molto prima dello svezzamento, addirittura durante la gravidanza.

Lo studio, guidato da ricercatori della Durham University e della Aston University, ha osservato che i bambini esposti a determinati sapori mentre erano ancora nel grembo materno tendevano, a tre anni di età, a reagire in modo meno negativo agli odori di quelle stesse verdure.

Secondo gli autori, questo potrebbe indicare che il feto sia in grado di sviluppare una sorta di memoria precoce legata ai sapori percepiti attraverso il liquido amniotico.

Le reazioni dei bambini sono state osservate già prima della nascita

La ricerca si basa su uno studio precedente pubblicato nel 2022. In quella fase, le madri avevano assunto capsule contenenti polvere concentrata di cavolo riccio oppure carota durante la gravidanza, precisamente tra la 32ª e la 36ª settimana di gestazione.


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Attraverso ecografie, i ricercatori avevano registrato le espressioni facciali dei feti dopo l’assunzione delle capsule. Già allora erano emerse reazioni differenti ai vari sapori.

Nel terzo trimestre di gravidanza, infatti, il feto possiede già capacità sufficienti per percepire odori e sapori presenti nel liquido amniotico, sostanze che arrivano attraverso la placenta dalla dieta materna.

A tre anni i bambini ricordavano ancora quei sapori

Per capire se quell’esposizione avesse effetti duraturi, gli studiosi hanno successivamente osservato i bambini all’età di tre anni.

Dodici piccoli partecipanti sono stati esposti agli odori di cavolo riccio e carota tramite tamponi di cotone. Le loro reazioni sono state registrate e classificate come positive oppure negative, osservando espressioni facciali assimilabili a “volto felice” o “volto contrariato”.

I risultati hanno mostrato che i bambini tendevano ad avere meno reazioni negative verso la verdura a cui erano stati esposti nel grembo materno.

Il cavolo riccio, alimento dal gusto più amaro, ha generato più smorfie negative in generale, ma l’esposizione prenatale sembrava comunque attenuare il rifiuto.

Secondo la psicologa Nadja Reissland, autrice dello studio, i dati suggeriscono che l’esperienza sensoriale durante la gravidanza possa lasciare tracce che persistono per anni.

Lo studio è piccolo, ma apre nuove domande

I ricercatori precisano che lo studio presenta diversi limiti. Il campione era molto ridotto e comprendeva un solo gruppo di popolazione. Inoltre i bambini non hanno realmente assaggiato le verdure durante il test, ma hanno semplicemente reagito agli odori.

Un altro elemento importante è che non è stato monitorato tutto ciò che i bambini hanno mangiato tra la nascita e i tre anni di età. Questo significa che non si può escludere del tutto l’influenza di esperienze alimentari successive.

Nonostante questo, gli autori ritengono che i risultati siano abbastanza interessanti da meritare ulteriori approfondimenti con gruppi più grandi e controlli più dettagliati.

Le preferenze alimentari dipendono da molti fattori

Gli stessi ricercatori ricordano che i gusti alimentari dei bambini non dipendono solo dall’esposizione prenatale. Genetica, cultura, ambiente familiare e abitudini quotidiane giocano tutti un ruolo importante.

Alcune persone, per esempio, sono naturalmente più sensibili ai sapori amari rispetto ad altre, e questo potrebbe influenzare il rapporto con certe verdure.

Tuttavia, comprendere meglio come si sviluppano le preferenze alimentari fin dai primi mesi di vita potrebbe aiutare a favorire abitudini più sane nel lungo periodo.

Una dieta equilibrata, ricordano gli studiosi, è collegata a numerosi aspetti della salute fisica e mentale, dal rischio di obesità fino ad alcune malattie croniche e neurodegenerative.

Secondo la psicologa Jacqueline Blissett della Aston University, questi risultati rafforzano l’idea che l’esposizione ai sapori durante la gravidanza possa diventare uno strumento utile per aumentare l’accettazione di verdure spesso poco gradite dai bambini.

FONTI:

ScienceAlert - Scientists Found a Remarkable Way to Help Kids Like Vegetables

Developmental Psychobiology - Do Human Fetuses Form Long-Lasting Chemosensory Memories? Longitudinal Follow-Up From Fetus to Young Child of Facial Responses to Flavor/Odor Stimuli

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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