Un figlio, si sa, trasforma sempre una coppia. Ma secondo una nuova ricerca della Rutgers Business School, non tutti i figli produrrebbero lo stesso effetto: ad alterare in modo più marcato il comportamento paterno nei confronti della partner sarebbe, in particolare, la nascita di una figlia femmina.
Lo studio, pubblicato online in anteprima sulla rivista Personality and Individual Differences e firmato dalle ricercatrici Krystal Duarte e Kristina Durante del Center for Women in Business, ha coinvolto complessivamente quasi 1.700 genitori negli Stati Uniti, analizzati attraverso tre indagini indipendenti condotte con metodologie diverse.
Come è stata condotta la ricerca
Il primo studio ha confrontato la qualità percepita della relazione di coppia riferita da padri e madri con figli maschi o femmine. Il secondo ha seguito nel tempo 587 coppie nell'ambito di una coorte longitudinale statunitense, dalla nascita del bambino fino ai nove anni di età.
Il terzo, pensato specificamente per escludere l'influenza di convinzioni pregresse su genere e relazioni, ha reclutato 168 coppie alla loro prima gravidanza, seguendole dall'ultimo trimestre fino a due anni dopo il parto.
Questo terzo disegno sperimentale è il punto più solido dello studio: permette di verificare se le differenze comportamentali tra padri di maschi e padri di femmine emergano già prima della nascita o si sviluppino successivamente.
Cosa emerge dai dati
In tutti e tre i contesti, il risultato si è ripetuto con coerenza: i padri di figlie femmine riportano livelli più alti di attaccamento, impegno, fiducia e intimità nei confronti della madre del bambino, rispetto ai padri di figli maschi.
Anche le madri di figlie femmine confermano di percepire un maggiore sostegno da parte del partner. Nessuna differenza analoga è stata invece osservata nel comportamento delle madri in base al sesso del figlio.
Secondo Kristina Durante, coautrice dello studio, avere una figlia sembrerebbe avere un effetto protettivo sulla relazione tra i genitori, modificando in modo sottile la psicologia paterna. Le autrici sottolineano comunque che il pattern è stato osservato in modo costante su tre campioni distinti, con metodologie diverse tra loro.
Le ipotesi sul perché
Le ricercatrici propongono diverse spiegazioni possibili, senza indicarne una come definitiva. Una prima ipotesi riguarda il ruolo modellante del padre: mostrandosi presente, affidabile e coinvolto con la madre, l'uomo offrirebbe alla figlia un modello di riferimento su cosa aspettarsi, e cosa non accettare, in una futura relazione.
Una seconda ipotesi chiama in causa i cambiamenti ormonali legati alla paternità, in particolare la riduzione del testosterone, che favorirebbe comportamenti di cura; questo meccanismo, però, dovrebbe riguardare allo stesso modo anche i padri di figli maschi, e quindi da solo non basterebbe a spiegare la differenza osservata.
Una terza lettura chiama in causa norme culturali legate alla protezione delle figlie femmine, che potrebbero alterare la percezione di vulnerabilità familiare e le aspettative all'interno della coppia.
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I limiti dello studio
Le autrici stesse invitano alla cautela: i risultati non significano che i padri di figli maschi siano meno devoti ai propri partner, né che il sesso del bambino determini da solo le sorti di una relazione. Personalità, contesto familiare e qualità pregressa del legame di coppia restano fattori determinanti. Lo studio, inoltre, si basa su campioni statunitensi e su misure autoriferite, elementi che ne limitano la generalizzabilità ad altri contesti culturali.
Resta comunque un dato di fatto interessante per chi si occupa di dinamiche familiari: per la prima volta, un disegno di ricerca che include coppie seguite fin dalla gravidanza suggerisce che il sesso del nascituro potrebbe influenzare il comportamento paterno ancora prima che il legame padre-figlia abbia effettivamente inizio.
Fonti
Rutgers - Dads of Daughters May Be More Attentive Partners