Allergie ai pollini: allarme per i bambini a Roma e nel Lazio. Dati e test all'avanguardia dell'Ospedale Bambino Gesù

Arianna Bordi | Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 19 Marzo, 2026

Bambina malata con l'influenza, si soffia il naso e sembra a disagio. Bambina che soffre di sinusite, allergie o sintomi di Covid e non si sente bene. Bambina con il raffreddore che starnutisce e tiene in mano un fazzoletto.

I dati diffusi dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù parlano chiaro: siamo di fronte a una vera e propria emergenza allergologica che, tra il 2019 e il 2025, ha visto raddoppiare il numero di piccoli pazienti assistiti, passati da 5.000 a 10.000.

La diffusione dell’Ambrosia

Il nemico pubblico numero uno è  l'Ambrosia, una pianta, originaria delle zone semidesertiche degli Stati Uniti, è arrivata in Europa negli anni Settanta.

La svolta (in negativo) arrivò con l'introduzione dei Jumbo Jet: le enormi dimensioni di questi velivoli e l'intensificarsi delle rotte transoceaniche hanno permesso ai pollini di "viaggiare" nelle stive o attaccati alle fusoliere.

Dopo aver colonizzato gli hub di Parigi Charles de Gaulle e Milano, l'ambrosia è scesa lungo lo stivale, trovando a Roma un habitat ideale. Il risultato? Pollinosi estremamente aggressive che colpiscono duramente sia il naso che i polmoni.

Il dettaglio dei dati dall’Ospedale Bambino Gesù

Secondo le stime del Bambino Gesù:

  • nel Lazio: si contano tra i 120.000 e i 270.000 bambini allergici;
  • a Roma: la quota oscilla tra i 70.000 e i 145.000 piccoli pazienti;
  • al Bambino Gesù: i pazienti del Lazio seguiti dallo staff sono raddoppiati, balzando da 3.000 a 6.000 in soli sei anni.

Se fino a marzo i colpevoli sono i virus influenzali, da aprile il testimone passa direttamente ai pollini, creando un ciclo continuo di sofferenza respiratoria.


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“Il cambiamento climatico ha modificato completamente il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini», spiega nel comunicato stampa il prof. Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. “Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro e questo significa che i bambini allergici hanno sintomi sempre più precoci e più prolungati.”

Strumenti di diagnostica sempre più efficaci

Il Bambino Gesù è in prima linea con diagnostiche molecolari avanzate che superano i classici test cutanei: invece di individuare semplicemente "il polline", i nuovi esami analizzano le singole molecole allergeniche al suo interno.

È una sorta di "identikit molecolare" che permette di capire quali componenti siano associate a rischi maggiori, come lo sviluppo dell'asma.

Grazie a questi pannelli, che analizzano centinaia di allergeni contemporaneamente, i medici possono creare una terapia personalizzata (inclusa l'immunoterapia specifica) cucita su misura per ogni piccolo paziente.

Non solo pollini ma anche allergie alimentari: la diagnosi si fa "in provetta"

Il panorama delle allergie sta cambiando e, se da un lato spuntano nuovi colpevoli (come le farine di insetti, il miele di melata o il latte di capra), dall'altro i "vecchi nemici" colpiscono sempre di più:

  • frutta a guscio: i casi sono balzati dal 3% all'8% in dieci anni;
  • arachidi: l'incidenza è salita dall'1% al 6%;

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  • latte vaccino: resta stabile sopra il 15%, ma è diventato più difficile da gestire perché spesso si accompagna ad altre allergie (uova, grano, pesce).

In Italia un bambino su 50 soffre di allergie alimentari e ogni anno si contano tra i 2 e i 4 decessi, quasi tutti tra i giovani sotto i 20 anni, a causa di reazioni violente come l'anafilassi.

Come funziona il BAT test?

Il test di attivazione dei basofili, BAT test, è una piccola rivoluzione "in vitro": invece di somministrare l'alimento al paziente (il cosiddetto test di scatenamento "in vivo"), si preleva un campione di sangue.

In laboratorio le cellule della risposta allergica vengono messe a contatto con l'allergene: se il bambino è allergico, sulla superficie di queste cellule compaiono specifiche molecole che i medici possono contare.


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Dunque, permette di prevedere quanto sarà grave la reazione a un cibo senza mai esporre il bambino al rischio reale di uno shock.

E il futuro? Il prof. Fiocchi guarda già oltre: al Bambino Gesù è partita la ricerca sull'immunoterapia epicutanea, una nuova frontiera che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui gestiremo le allergie nei prossimi anni.

Fonti:

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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