Adhd nei bambini: come i social impattano sulla concentrazione

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 13 Gennaio, 2026

Un bambino con in mano un cellulare

Negli ultimi anni, l’esposizione dei bambini ai social media è cresciuta in modo esponenziale, sollevando interrogativi attorno al possibile impatto sullo sviluppo cognitivo.

Una ricerca, condotta dall’Istituto Karolinska in Svezia – in collaborazione con l’Oregon Health & Science University negli Stati Uniti – ha indagato come l’uso intensivo di piattaforme social possa influire sulla capacità di concentrazione e sui sintomi associati al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Ecco cosa è emerso.

Lo studio e il campione analizzato

L’indagine in questione ha monitorato per quattro anni oltre 8.000 bambini tra i 9 e i 14 anni, evidenziando come l’uso intensivo di piattaforme come TikTok, Instagram e Snapchat possa influire sulla capacità di concentrazione e sui sintomi associati al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

I partecipanti allo studio hanno riportato quotidianamente il tempo trascorso davanti agli schermi, distinguendo tra social media, televisione, video online e videogiochi.

Parallelamente, i genitori hanno valutato i livelli di attenzione, iperattività e impulsività dei figli. Il monitoraggio ha permesso di confrontare l’impatto di diverse forme di intrattenimento digitale, rivelando che non tutte incidono allo stesso modo sullo sviluppo cognitivo.

Il risultato principale è chiaro: l’uso prolungato dei social media è associato a un aumento graduale dei sintomi di disattenzione; al contrario, l’esposizione a televisione e videogiochi non mostra lo stesso effetto.

Secondo il team di ricerca, questo suggerisce che non è la semplice quantità di tempo davanti a uno schermo a determinare il rischio, ma le caratteristiche specifiche delle piattaforme social.


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Secondo il Dr. Torkel Klingberg, professore di neuroscienze cognitive presso il Karolinska Institutet e co-autore dello studio, il meccanismo alla base di questo fenomeno riguarda la natura interattiva e frammentata dei social media

Notifiche, messaggi e feedback immediati creano un flusso costante di stimoli che distraggono i bambini, stimolando i circuiti della dopamina e rendendo più difficile distaccarsi dall’attività online. Anche il semplice pensiero di aver ricevuto un messaggio può rappresentare una distrazione mentale significativa.

L’adolescenza, periodo in cui si sviluppano le funzioni cerebrali responsabili dell’autocontrollo e della regolazione emotiva, diventa, quindi, un momento critico.

L’uso compulsivo dei social può portare a dare priorità alla gratificazione digitale rispetto al sonno, allo studio e alle relazioni reali, aumentando il rischio di instabilità dell’umore e ansia.

Implicazioni a livello sociale

Un aspetto rilevante dello studio riguarda il rapporto di causa-effetto: non sono i bambini già predisposti a difficoltà di concentrazione a cercare di più i social media, ma è l’uso intensivo di queste piattaforme a precedere e alimentare i sintomi di disattenzione.

L’effetto, sebbene moderato a livello individuale, può avere un impatto significativo sulla popolazione, dal momento che non è influenzato dal contesto socio-economico né dalla predisposizione genetica all’ADHD.

Il tempo medio trascorso sui social media nello studio passa da circa 30 minuti al giorno per i bambini di 9 anni a 2,5 ore per i tredicenni, nonostante molte piattaforme fissino un’età minima di accesso pari a 13 anni.

Questo dato evidenzia come la regolamentazione dell’età e la progettazione delle piattaforme siano strumenti cruciali per proteggere lo sviluppo cognitivo dei più giovani.

I ricercatori sottolineano che i risultati non implicano che tutti i bambini che utilizzano i social media svilupperanno problemi di concentrazione, ma offrono spunti per decisioni più informate da parte di genitori, educatori e legislatori: limitazioni più rigorose sull’età minima di accesso e un design delle piattaforme più attento alla vulnerabilità dei cervelli in sviluppo possono ridurre il rischio di effetti negativi.

Un bambino appoggiato ad una ringhiera con in mano un cellulare

Il primo autore dello studio, Samson Nivins, evidenzia come questi dati possano guidare politiche e pratiche educative volte a promuovere un uso sano e consapevole del digitale, sostenendo al contempo la crescita cognitiva ed emotiva dei bambini. I ricercatori continueranno a seguire i partecipanti anche oltre i 14 anni, per valutare se l’associazione tra uso dei social media e sintomi di disattenzione persista nel tempo.

La ricerca conferma che i social media rappresentano un elemento di rischio specifico per lo sviluppo della concentrazione nei bambini, distinto da altre forme di intrattenimento digitale.

La chiave sta in un approccio equilibrato: non demonizzare la tecnologia, ma comprenderne gli effetti, stabilire limiti adeguati e promuovere un uso consapevole. Solo così sarà possibile sfruttare i benefici della digitalizzazione senza compromettere lo sviluppo cognitivo delle nuove generazioni.

Fonti:

  • Pediatrics Open ScienceDigital Media, Genetics and Risk for ADHD Symptoms in Children: A Longitudinal Study
  • EurekAlert!Using social media may impair children’s attention
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