Come i pitoni potrebbero fermare la fame: il nuovo studio per farmaci anti peso

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 22 Marzo, 2026

Un gruppo di amici a cena fuori

Recenti ricerche, pubblicate su Nature Metabolism, hanno portato alla luce un metabolita chiave, chiamato para‑tyramine-O-sulphate (pTOS), che sembra essere cruciale per segnalare al cervello quando il corpo ha appena consumato un pasto.

Questa scoperta potrebbe cambiare la comprensione del controllo dell’appetito, del bilancio energetico e delle potenziali terapie per obesità e disturbi metabolici.

Ecco il dettaglio.

Perché i pitoni sono l’ideale per studiare il metabolismo postprandiale

I pitoni birmani sono animali con un metabolismo straordinario: possono digiunare per periodi che vanno dai 12 ai 18 mesi, per poi consumare un pasto che può pesare quanto il loro stesso corpo.

Questo comportamento estremo li rende ideali per gli studi metabolici: le molecole che emergono durante la fase postprandiale sono molto più evidenti rispetto a quelle presenti in mammiferi che mangiano regolarmente.

Grazie a questa caratteristica, i ricercatori hanno potuto osservare variazioni metaboliche drastiche, identificando molecole rare e importanti che potrebbero avere un ruolo universale nei processi di sazietà.

Attraverso un’approfondita analisi di metabolomica non mirata, il team ha identificato il para‑tyramine-O-sulphate (pTOS) come uno dei metaboliti che mostrava l’aumento più impressionante dopo il pasto nei pitoni, con incrementi superiori a 1.000 volte rispetto ai livelli di digiuno.


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Questo metabolita è prodotto dalla tirosina presente nel cibo, trasformata dall’azione combinata del metabolismo del serpente e del microbioma intestinale.

Il fatto che pTOS emerga così chiaramente rende evidente la sua possibile funzione di segnale postprandiale, un messaggero naturale che indica al cervello che il corpo ha ricevuto nutrienti.

Come pTOS influisce sul cervello e sulla fame

Nei topi, la somministrazione di pTOS ha dimostrato di attivare specifici neuroni nel nucleo ventromediale dell’ipotalamo (VMH), noto per il suo ruolo nel controllo dell’appetito e della sazietà.

L’attivazione di questi neuroni porta a una riduzione dell’assunzione di cibo, suggerendo che pTOS agisca come un naturale interruttore della fame.

Esperimenti a lungo termine hanno mostrato che topi con obesità trattati con pTOS hanno registrato una diminuzione significativa del peso corporeo e della fame, aprendo la strada a potenziali applicazioni terapeutiche per la gestione dell’obesità.

Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca è che pTOS è stato rilevato anche nel sangue umano.


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I livelli di questo metabolita aumentano chiaramente dopo un pasto, suggerendo che il meccanismo osservato nei pitoni non sia esclusivo dei rettili ma conservato tra specie diverse, inclusi i mammiferi.

Questa scoperta solleva l’ipotesi che pTOS possa essere parte di un sistema universale di regolazione della fame, un segnale chimico che comunica al cervello quando smettere di mangiare, indipendentemente dalla specie.

Implicazioni per la salute e la ricerca futura

La scoperta di pTOS apre numerose prospettive nel campo della salute metabolica. Comprendere come questo metabolita influisce sull’appetito e sul metabolismo potrebbe portare a terapie più naturali per disturbi come:

Gli scienziati ipotizzano che modulare i livelli di pTOS potrebbe aiutare a regolare la fame senza ricorrere a farmaci invasivi, sfruttando i meccanismi naturali già presenti nell’organismo.Una ragazza che mangia

Un altro elemento chiave dello studio riguarda il microbioma intestinale: la produzione di pTOS dipende in parte dai batteri presenti nell’intestino, sottolineando quanto l’equilibrio microbico possa influenzare direttamente la comunicazione tra intestino e cervello.

Questo suggerisce nuove possibilità per approcci nutrizionali mirati, che combinino dieta e modulazione del microbioma per migliorare il controllo della fame e la gestione del peso corporeo.

Potenziale impatto sulle diete e il comportamento alimentare

Se confermato anche negli esseri umani su larga scala, il pTOS potrebbe spiegare perché alcune persone si sentono sazie più rapidamente o perché la risposta alla fame varia tra individui.

Potrebbe anche portare a diete personalizzate basate sulla capacità del corpo di generare segnali di sazietà naturali, aprendo nuove prospettive per nutrizionisti e medici.

Lo studio mostra che un piccolo metabolita, pTOS, è un messaggero chimico potente, capace di collegare direttamente il metabolismo postprandiale al controllo dell’appetito nel cervello. La scoperta di un segnale così conservato tra specie diverse offre nuove opportunità per comprendere e intervenire nei processi metabolici che regolano fame e sazietà.

Questa ricerca rappresenta un passo avanti significativo nella nutrizione molecolare, nel trattamento dell’obesità e nella comprensione di come il nostro corpo comunica con il cervello dopo aver mangiato.

Fonti:

  • Nature MetabolismPython metabolomics uncovers a conserved postprandial metabolite and gut–brain feeding pathway
  • CU Boulder TodayPython blood could hold the secret to healthy weight loss

Ultimo aggiornamento – 20 Marzo, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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