Molte persone con Parkinson rinunciano a viaggiare dopo la diagnosi, per paura della stanchezza, degli imprevisti o della gestione dei farmaci lontano da casa. Con una buona organizzazione e alcuni accorgimenti pratici, però, continuare a viaggiare può restare possibile. Tra le difficoltà che emergono più spesso sono proprio la gestione degli spostamenti, dei tempi di viaggio e della terapia fuori casa: aspetti che Parkinson Italia conosce bene, grazie al contatto quotidiano con le persone che vivono con questa malattia.
Viaggiare con il Parkinson è possibile, ma richiede una pianificazione più attenta. La gestione dei farmaci, gli spostamenti lunghi, i cambi di fuso orario, la stanchezza, il caldo, la difficoltà a muoversi in ambienti affollati e il rischio di imprevisti possono rendere il viaggio più complesso rispetto al normale. Questo non significa dover rinunciare a vacanze, visite familiari, viaggi di lavoro o esperienze fuori casa. Significa, piuttosto, prepararsi in modo realistico, tenendo conto dei sintomi, del livello di autonomia e delle necessità quotidiane della persona. Per questo, insieme a Parkinson Italia, abbiamo deciso di raccogliere gli accorgimenti più utili per viaggiare in modo più sereno e consapevole.
Prima di partire: confrontarsi con il medico
Il primo accorgimento è programmare il viaggio con un certo anticipo, soprattutto se la persona con Parkinson ha una terapia complessa, sintomi fluttuanti o una ridotta autonomia.
Prima della partenza è utile confrontarsi con il neurologo o con il medico curante, soprattutto in caso di viaggi lunghi, destinazioni lontane, cambi di fuso orario o soggiorni in zone dove l’accesso alle cure potrebbe essere meno immediato. Il medico può aiutare a verificare che la terapia sia stabile, valutare eventuali rischi specifici e fornire indicazioni sulla gestione dei farmaci durante gli spostamenti.
Può essere utile chiedere anche una documentazione sanitaria aggiornata, preferibilmente con:
- diagnosi,
- elenco dei farmaci,
- dosaggi,
- orari di assunzione,
- eventuali dispositivi medici utilizzati e contatti del medico di riferimento.
Potrebbe interessarti anche:
- Aria inquinata e Parkinson: cosa mostra lo studio
- Perché il Parkinson è più frequente negli uomini? La ricerca svela un possibile meccanismo
- Parkinson e caldo: le alte temperature possono peggiorare i sintomi?
Per viaggi internazionali, una versione in inglese può facilitare eventuali controlli in aeroporto o accessi a strutture sanitarie all’estero.
Farmaci: l’aspetto più importante da pianificare
La gestione dei farmaci è probabilmente il punto più delicato quando si viaggia con il Parkinson. Molte terapie devono essere assunte a orari regolari, e ritardi, dimenticanze o interruzioni possono favorire un peggioramento dei sintomi.
È consigliabile portare una quantità di farmaci sufficiente per tutta la durata del viaggio, aggiungendo una scorta extra per eventuali ritardi, cancellazioni, smarrimento di bagagli o prolungamenti imprevisti del soggiorno. I farmaci dovrebbero essere conservati nel bagaglio a mano e non soltanto nel bagaglio da stiva, perché quest’ultimo potrebbe essere smarrito o arrivare in ritardo.
Meglio mantenere i medicinali nella confezione originale, con etichette leggibili, foglietti illustrativi e prescrizione medica. Questo può essere utile sia ai controlli di sicurezza sia in caso di necessità clinica durante il viaggio.
Per chi assume farmaci a orari precisi, può essere utile impostare sveglie sul telefono, usare un promemoria scritto o coinvolgere un accompagnatore nella gestione degli orari. In caso di cambio di fuso orario, è importante chiedere al medico come adattare la terapia, evitando modifiche improvvisate.
Viaggiare in aereo: assistenza, controlli e tempi più lunghi
L’aereo può essere comodo per ridurre i tempi di percorrenza, ma l’aeroporto può rappresentare una fonte di stress: code, controlli, distanze lunghe tra gate, scale mobili, ritardi e ambienti affollati possono aumentare fatica, ansia e difficoltà motorie.
Per questo è utile arrivare in anticipo e richiedere, quando necessario, l’assistenza per passeggeri con disabilità o mobilità ridotta. In Europa, il Regolamento CE n. 1107/2006 prevede assistenza gratuita per i passeggeri con disabilità o mobilità ridotta.
In Italia, ENAC ricorda che tale assistenza può riguardare le diverse fasi del viaggio aeroportuale, dall’arrivo in aeroporto all’imbarco, fino allo sbarco e al recupero del bagaglio.
È consigliabile richiedere l’assistenza con anticipo, generalmente almeno 48 ore prima della partenza, tramite compagnia aerea, agenzia di viaggio o tour operator. Questo permette all’aeroporto di organizzare meglio il supporto necessario.
Per chi ha diritto al Passaporto Europeo della Disabilità, può essere utile portarlo con sé: facilita l'accesso ai servizi di assistenza in tutti i paesi dell'Unione Europea. Per saperne di più: Il Passaporto Europeo della Disabilità e il Parkinson.
Durante i controlli di sicurezza, può essere utile comunicare con calma la presenza della malattia, eventuali difficoltà motorie, dispositivi medici o necessità legate ai farmaci. Chi viaggia con medicinali liquidi o dispositivi particolari dovrebbe portare con sé la documentazione medica, soprattutto per voli internazionali.
Muoversi in sicurezza durante il soggiorno
Durante il viaggio, camminare su superfici irregolari, salire e scendere da mezzi di trasporto, entrare in luoghi affollati o affrontare scale e marciapiedi può essere più difficile per chi ha problemi di equilibrio o rigidità.
È utile indossare scarpe comode e stabili, evitare borse pesanti, usare bastoni o ausili se già prescritti e non sottovalutare la necessità di chiedere aiuto. Se la persona tende al freezing, cioè al blocco improvviso della marcia, può essere utile scegliere percorsi meno affollati e lasciare più tempo per gli spostamenti.
Anche piccoli accorgimenti possono aiutare: portare una bottiglietta d’acqua, snack da assumere con i farmaci se indicato, una lista dei contatti di emergenza, una copia della terapia e una power bank per mantenere il telefono carico.
Viaggiare con un accompagnatore o informare chi partecipa al viaggio
Non tutte le persone con Parkinson hanno bisogno di un accompagnatore, ma quando i sintomi sono più complessi può essere utile viaggiare con qualcuno che conosca la situazione clinica e sappia come intervenire in caso di difficoltà.
L’accompagnatore dovrebbe conoscere gli orari dei farmaci, i sintomi più frequenti, i segnali di allarme e i contatti medici. Anche nei viaggi di gruppo, può essere utile informare almeno una persona di riferimento, senza necessariamente condividere dettagli non desiderati.
La comunicazione è importante anche con hotel, compagnie aeree, guide turistiche o operatori del viaggio. Segnalare in anticipo eventuali necessità non significa “creare problemi”, ma ridurre il rischio di imprevisti e rendere l’esperienza più sicura.
Quando prestare particolare attenzione
Alcuni segnali durante il viaggio non dovrebbero essere sottovalutati. Tra questi rientrano:
- confusione improvvisa,
- cadute, svenimenti,
- peggioramento marcato della rigidità,
- difficoltà importante a camminare,
- disidratazione, febbre, vomito persistente,
- impossibilità ad assumere i farmaci o comparsa di sintomi molto diversi dal solito.
In questi casi è importante contattare un medico, rivolgersi a una struttura sanitaria locale o, se necessario, ai servizi di emergenza. Avere con sé la documentazione sanitaria aggiornata può rendere più rapida e sicura la presa in carico.
Conclusione
Viaggiare con il Parkinson richiede organizzazione, ma non deve essere considerato impossibile. La chiave è pianificare in anticipo, proteggere la continuità della terapia, evitare ritmi troppo intensi e prevedere soluzioni pratiche per ridurre fatica, stress e imprevisti.
Farmaci nel bagaglio a mano, prescrizioni aggiornate, assistenza aeroportuale se necessaria, itinerari realistici, idratazione, pause e attenzione alla sicurezza negli spostamenti sono accorgimenti semplici, ma molto importanti.
In alcuni casi può essere utile informarsi prima della partenza anche sulla presenza di servizi sanitari o associazioni territoriali nel luogo di destinazione, soprattutto nei soggiorni più lunghi. Accanto al confronto con il neurologo, le associazioni possono offrire informazioni pratiche, momenti di confronto e supporto nella gestione quotidiana della malattia.
Con il supporto del medico, una buona preparazione e un’organizzazione adatta alle proprie condizioni, molte persone con Parkinson possono continuare a viaggiare in modo più sereno, sicuro e consapevole.
Fonti:
- Parkinson’s Foundation, Traveling with Parkinson’s.
- American Parkinson Disease Association, Tips for Traveling with Parkinson’s Disease.
- Michael J. Fox Foundation, Tips on Traveling with Parkinson’s Disease.
- ENAC, Passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta. Informazioni sulla normativa europea e sull’assistenza gratuita per passeggeri con disabilità o mobilità ridotta.
Articolo realizzato in collaborazione con Parkinson Italia, rete nazionale impegnata nel supporto e nell'orientamento delle persone con Parkinson e dei caregiver.