Vaccino HPV prima della gravidanza: cosa suggerisce lo studio

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico
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Data articolo – 24 Ottobre, 2026

persona riceve vaccino

Il vaccino contro il papillomavirus viene utilizzato principalmente per prevenire le infezioni da HPV e ridurre il rischio di alcune forme tumorali, in particolare del tumore della cervice uterina. Una nuova ricerca pubblicata sul British Medical Journal suggerisce però che la vaccinazione effettuata prima della gravidanza possa essere associata anche a una minore probabilità di alcune complicanze ostetriche.

Tra queste compare soprattutto il parto prematuro, cioè la nascita che avviene prima del completamento della normale durata della gravidanza. Secondo quanto emerge dallo studio, le donne vaccinate prima di rimanere incinte presentavano un rischio inferiore rispetto alle non vaccinate, con risultati più favorevoli tra chi aveva ricevuto il vaccino quando era più giovane.

Il dato apre quindi una prospettiva ulteriore sulla vaccinazione contro l’HPV, anche se deve essere interpretato correttamente. Si parla infatti di un’associazione osservata dai ricercatori, non della prova che il vaccino possa essere utilizzato come trattamento per prevenire direttamente il parto prematuro.

HPV, un’infezione molto comune

Il papillomavirus umano comprende diversi tipi di virus ed è responsabile di una delle infezioni sessualmente trasmissibili più diffuse. Nella maggior parte delle persone l’infezione può risolversi spontaneamente, ma alcune forme persistenti possono provocare alterazioni cellulari e, nel tempo, contribuire allo sviluppo di tumori.

Il vaccino quadrivalente analizzato nel contesto della ricerca protegge contro quattro tipi di HPV, compresi i tipi 16 e 18, responsabili secondo i dati riportati di circa il 70% dei tumori del collo dell’utero.

La prevenzione oncologica rimane quindi il principale motivo per cui viene raccomandata la vaccinazione. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca ha iniziato a valutare anche le possibili conseguenze dell’infezione da HPV sulla salute riproduttiva.

Perché l’HPV potrebbe avere un ruolo nella gravidanza

Le evidenze raccolte negli ultimi anni indicano una possibile relazione tra infezione da papillomavirus e maggiore rischio di parto prematuro. È proprio da questa osservazione che nasce l’interesse verso gli eventuali effetti indiretti della vaccinazione.

Se l’infezione da HPV contribuisce in qualche modo ad aumentare il rischio di determinate complicanze della gravidanza, prevenire l’infezione prima del concepimento potrebbe teoricamente ridurre anche una parte di quel rischio. Lo studio pubblicato sul British Medical Journal ha quindi confrontato gli esiti delle gravidanze osservando lo stato vaccinale delle donne prima della gestazione.

I risultati hanno mostrato che le donne vaccinate presentavano una minore probabilità di parto prematuro e di altre complicanze gravi rispetto alle donne che non avevano ricevuto il vaccino.

Il beneficio appariva maggiore nelle donne vaccinate più giovani

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’età alla quale era stata effettuata la vaccinazione. L’associazione con un rischio più basso di complicanze risultava infatti più evidente tra le donne vaccinate in età più giovane. È un elemento coerente con la logica preventiva della vaccinazione contro l’HPV, che offre il massimo vantaggio quando viene effettuata prima di una possibile esposizione al virus.

Questo non significa però che la vaccinazione garantisca una gravidanza senza complicazioni o che il rischio di parto prematuro dipenda principalmente dall’HPV. La prematurità può essere influenzata da numerosi fattori e il nuovo studio identifica soltanto una possibile relazione aggiuntiva da approfondire.

Un’associazione non equivale a una prova di causa

Il risultato va quindi letto con prudenza. Quando uno studio osserva che un determinato gruppo presenta un rischio inferiore rispetto a un altro, non è possibile concludere automaticamente che la vaccinazione sia stata la causa diretta della differenza.

Le donne vaccinate possono differire da quelle non vaccinate anche per altri aspetti legati allo stato di salute, all’accesso alle cure o alle caratteristiche individuali. Servono quindi ulteriori ricerche per comprendere quanto della riduzione osservata possa essere attribuito direttamente alla prevenzione dell’infezione da HPV e attraverso quali meccanismi biologici.

Il dato rimane comunque interessante perché si inserisce in un quadro scientifico nel quale l’infezione da papillomavirus viene studiata sempre più anche in relazione agli esiti della gravidanza.

Il vaccino resta prima di tutto uno strumento di prevenzione oncologica

Il possibile rapporto con il parto prematuro non modifica la funzione principale della vaccinazione. Il vaccino contro l’HPV è nato e viene utilizzato soprattutto per prevenire le infezioni da ceppi di papillomavirus associati allo sviluppo di tumori, in particolare quello della cervice uterina.

La nuova ricerca suggerisce che i vantaggi della prevenzione dell’HPV potrebbero però non fermarsi qui. Se i risultati verranno confermati, evitare l’infezione prima della gravidanza potrebbe rappresentare anche un possibile elemento favorevole per alcuni esiti ostetrici. Per il momento il messaggio più corretto resta quindi prudente: le donne vaccinate prima della gravidanza hanno mostrato un rischio inferiore di parto prematuro e di altre complicanze, ma non è ancora possibile affermare che il vaccino le prevenga direttamente.

Lo studio aggiunge comunque un nuovo tassello alla comprensione degli effetti dell’HPV sulla salute femminile e rafforza l’interesse verso una prevenzione effettuata il più precocemente possibile, prima dell’esposizione al virus.

Fonte

The BMJ - Quadrivalent human papillomavirus vaccination before pregnancy and pregnancy outcomes: nationwide, population based case-control study

Ultimo aggiornamento – 19 Ottobre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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