Una sostanza comune nella plastica collegata ad ansia duratura in un nuovo studio

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 19 Giugno, 2026

ragazza con l'ansia

Una sostanza chimica molto diffusa nella plastica potrebbe avere effetti duraturi sul comportamento, almeno secondo quanto osservato in un nuovo studio condotto sui ratti. I ricercatori hanno analizzato gli effetti del DEHP, o di-2-etilesil ftalato, un plastificante utilizzato per rendere più flessibili numerosi prodotti, dai dispositivi medici ai giocattoli, fino a tende da doccia e impermeabili.

La ricerca, presentata a ENDO 2026, il meeting annuale della Endocrine Society a Chicago, ha rilevato che i ratti maschi esposti al DEHP durante le prime fasi dello sviluppo mostravano, da adulti, livelli più alti di comportamenti associati all’ansia. L’aspetto rilevante è che questi effetti erano ancora presenti molto tempo dopo la fine dell’esposizione.

Lo studio è stato condotto sui roditori, quindi non può essere trasferito automaticamente agli esseri umani. Tuttavia, secondo gli autori, i risultati suggeriscono che l’esposizione a sostanze capaci di interferire con il sistema endocrino prima e subito dopo la nascita potrebbe produrre cambiamenti comportamentali di lunga durata.

Che cos’è il DEHP e dove si trova

Il DEHP è uno dei plastificanti più usati al mondo. Viene aggiunto alla plastica per renderla più morbida, elastica e resistente all’uso. Proprio per questa funzione, può essere presente in una grande varietà di oggetti, compresi dispositivi medici, giocattoli, tende da doccia e impermeabili.

Non è la prima volta che questa sostanza viene studiata per i suoi possibili effetti sull’organismo. Ricerche precedenti hanno indicato che il DEHP e i composti che si formano quando viene degradato possono influenzare diversi sistemi biologici, sia negli animali sia nell’uomo. Tra quelli più osservati ci sono il sistema riproduttivo e il sistema nervoso.

Il nuovo lavoro, realizzato da ricercatori della University of Buenos Aires School of Medicine, si è concentrato su un aspetto specifico: capire se l’esposizione precoce al DEHP potesse influenzare il comportamento legato all’ansia nei ratti maschi adulti, e se in questo processo potessero essere coinvolti il GABA, un neurotrasmettitore inibitorio, o il testosterone.

Come è stato condotto l’esperimento

Per valutare gli effetti del DEHP, i ricercatori hanno somministrato dosi orali quotidiane della sostanza a femmine di ratto gravide. Il trattamento è iniziato dal primo giorno di gravidanza ed è proseguito fino allo svezzamento dei piccoli.

Quando i maschi nati da queste femmine hanno raggiunto l’età adulta, a 70 giorni, gli scienziati hanno valutato il loro comportamento usando un test chiamato elevated plus maze, o labirinto a croce elevato. È uno strumento molto usato negli studi sui roditori perché sfrutta una loro tendenza naturale: evitare le altezze e gli spazi aperti.

Il labirinto ha la forma di una croce e comprende due bracci aperti e due bracci chiusi. Durante il test, i ricercatori hanno osservato quante volte gli animali entravano nei diversi bracci, quanto tempo trascorrevano in ciascuna area e per quanto restavano immobili. Quest’ultimo comportamento, chiamato freezing, è considerato un segnale classico di ansia nei roditori.

I segnali di ansia osservati nei ratti esposti

I ratti maschi esposti al DEHP nelle prime fasi della vita hanno mostrato comportamenti compatibili con una maggiore ansia. Trascorrevano meno tempo nei bracci aperti del labirinto, rimanevano più a lungo nelle aree chiuse e mostravano più immobilità.

Questi risultati indicano una maggiore esitazione nell’esplorare spazi aperti, una caratteristica che nei roditori viene interpretata come aumento del comportamento ansioso. Il punto centrale è che questi effetti erano presenti in età adulta, nonostante l’esposizione diretta al DEHP fosse avvenuta solo durante lo sviluppo prenatale e postnatale immediato.

Secondo Osvaldo Juan Ponzo, professore di fisiologia alla University of Buenos Aires School of Medicine, il lavoro mostra che uno dei plastificanti più diffusi al mondo può causare cambiamenti comportamentali quando l’esposizione avviene nelle fasi più precoci dello sviluppo, con effetti capaci di durare nel tempo.

Il ruolo di GABA e testosterone

I ricercatori hanno poi cercato di capire se alcuni interventi potessero contrastare i cambiamenti osservati. Novanta minuti prima del test nel labirinto, alcuni animali hanno ricevuto agonisti del GABA, cioè molecole capaci di legarsi ai recettori del GABA e attivarli. Altri ratti sono stati trattati con testosterone ogni 48 ore per 14 giorni prima del test.

I risultati hanno mostrato un’inversione del comportamento ansioso nei ratti esposti al DEHP che avevano ricevuto agonisti del GABA o testosterone. Questi animali mostravano un comportamento opposto rispetto ai ratti esposti solo alla sostanza chimica: esploravano di più e presentavano meno segnali di ansia.

Secondo Ponzo, questo indica che il contatto con DEHP nelle prime fasi della vita può modificare il comportamento legato all’ansia anche in assenza di esposizione in età adulta. Allo stesso tempo, i dati suggeriscono che queste alterazioni neuroendocrine possano essere contrastate, almeno nei ratti, attraverso interventi sui sistemi GABAergico e ormonale.

Perché si parla di interferenti endocrini

Il DEHP rientra tra le sostanze considerate interferenti endocrini, cioè composti in grado di alterare il funzionamento del sistema ormonale. Questo sistema regola numerosi processi dell’organismo, inclusi sviluppo, metabolismo, riproduzione e alcune funzioni cerebrali.

L’esposizione durante la gravidanza e nelle prime fasi della vita è particolarmente osservata perché il cervello e gli altri organi sono ancora in formazione. In questo periodo, anche piccoli cambiamenti nei segnali ormonali possono avere effetti più ampi rispetto all’età adulta.

Il nuovo studio non dimostra che il DEHP provochi ansia permanente negli esseri umani. Mostra però un possibile meccanismo da approfondire: l’esposizione precoce a un plastificante comune potrebbe interferire con circuiti neuroendocrini legati al comportamento e alla risposta allo stress.

Risultati da interpretare con cautela

Come spesso accade negli studi sugli animali, la cautela è necessaria. I ratti sono un modello utile per studiare lo sviluppo e il comportamento, ma non sono esseri umani. I risultati devono quindi essere confermati da ulteriori ricerche, anche per capire quali livelli di esposizione possano essere rilevanti nella vita quotidiana.

La ricerca, però, aggiunge un nuovo elemento alla discussione sui prodotti chimici presenti nelle plastiche e sul loro possibile impatto nelle fasi più vulnerabili dello sviluppo. Il fatto che il DEHP sia usato in molti oggetti comuni rende il tema particolarmente importante per la salute pubblica.

Per ora, il messaggio più corretto non è allarmistico, ma prudente. Lo studio suggerisce che l’esposizione precoce a un plastificante molto diffuso possa lasciare effetti misurabili sul comportamento dei ratti maschi adulti. Saranno necessari altri dati per capire se e in quale misura un fenomeno simile possa riguardare anche l’uomo.

Fonti

ScienceDaily - Common plastic chemical linked to lifelong anxiety in new study

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