Tutto è iniziato con una puntura di insetto sulla palpebra inferiore sinistra. Il paziente, un uomo di 74 anni residente in California, ha avvertito inizialmente dolore, gonfiore e una lieve secrezione nella zona interessata. I sintomi acuti sono poi diminuiti, ma circa sei settimane dopo il dermatologo ha individuato un nodulo sottocutaneo duro, non doloroso, del diametro di circa 8 millimetri.
L’uomo non aveva una storia clinica particolare né viaggi recenti considerati rilevanti. Dopo l’invio a un oculista, una risonanza magnetica delle orbite ha mostrato una lesione cistica ben delimitata nella palpebra. In un primo momento il quadro era stato interpretato come una possibile lesione infiammatoria benigna.
La massa, però, è rimasta presente per cinque mesi. A quel punto è stata rimossa chirurgicamente e inviata all’analisi patologica. Sei mesi dopo l’intervento, il paziente risultava asintomatico.
La scoperta del nematode
L’esame al microscopio ha mostrato la presenza di un parassita circondato da fibrosi e da una marcata infiammazione cronica. Le caratteristiche osservate erano compatibili con un nematode del genere Dirofilaria, ma la sola morfologia non era sufficiente per identificare con certezza la specie.
Il tessuto è stato quindi sottoposto ad analisi molecolari più approfondite. I ricercatori hanno utilizzato diverse tecniche di PCR, sequenziamento di nuova generazione e analisi genetiche su più marcatori.
Il risultato è stato coerente in tutti i test: il parassita era Dirofilaria repens. Una delle sequenze analizzate ha mostrato un’identità del 100% con quelle di riferimento presenti nei database genetici. Anche l’analisi filogenetica basata su tre diversi marcatori ha confermato la diagnosi.
Perché il caso è particolare
La scoperta è rilevante perché Dirofilaria repens è tradizionalmente associata soprattutto al Vecchio Mondo, mentre nelle Americhe le infezioni umane da Dirofilaria sono generalmente attribuite ad altre specie.
Negli Stati Uniti, i precedenti casi di dirofilariosi della palpebra erano stati collegati soprattutto a Dirofilaria tenuis. In un’indagine nazionale condotta su animali domestici, inoltre, D. repens non era stata identificata né nei cani né nei gatti esaminati.
Nel caso californiano, la cronologia dell’infezione è stata considerata compatibile con lo sviluppo delle larve dopo la puntura dell’insetto. Gli autori ritengono possibile un contagio legato a un ospite animale domestico, anche se non è stato possibile individuare con certezza l’origine.
Moscerini e animali nel ciclo del parassita
Le infezioni da Dirofilaria coinvolgono normalmente animali come cani, gatti e procioni, che possono agire da ospiti definitivi. Le zanzare funzionano invece come vettori intermedi, trasportando le larve da un animale all’altro e, occasionalmente, all’uomo.
L’essere umano è considerato un ospite accidentale. Nella maggior parte dei casi il parassita non riesce a completare il proprio ciclo biologico e resta localizzato sotto la pelle o in altri tessuti.
Gli autori sottolineano che l’aumento recente delle popolazioni di zanzare Aedes nella California meridionale potrebbe avere avuto un ruolo, ma mancano ancora dati sufficienti sulla possibile presenza di D. repens nella fauna selvatica locale. Per questo non è possibile trarre conclusioni definitive.
Un’infezione che può imitare altre malattie
La dirofilariosi oculare può essere difficile da riconoscere perché spesso si presenta come una lesione apparentemente comune. Un nodulo sulla palpebra può essere scambiato per un calazio, una cisti benigna o, in alcuni casi, una neoplasia.
Anche altre infezioni parassitarie possono provocare noduli simili nella regione oculare. Proprio per questo gli autori insistono sulla necessità di combinare l’analisi istologica con gli esami molecolari.
Nel caso descritto, inizialmente era stato sospettato proprio un calazio. Solo l’asportazione della massa e le analisi successive hanno permesso di arrivare alla diagnosi corretta.
Un caso che richiede maggiore sorveglianza
Secondo i ricercatori, l’identificazione di Dirofilaria repens in California giustifica una maggiore attenzione epidemiologica. La presenza del parassita negli Stati Uniti potrebbe indicare un evento isolato, oppure rappresentare un segnale di una circolazione ancora poco conosciuta.
Gli autori sottolineano l’importanza di raccogliere con precisione informazioni sull’ambiente frequentato dai pazienti, sull’esposizione alle zanzare e sulla presenza di animali come cani, gatti o procioni.
Il caso mostra anche quanto sia facile confondere un’infezione parassitaria con una lesione benigna. In presenza di noduli persistenti, soprattutto dopo una puntura di insetto, l’esame istologico e le tecniche molecolari possono diventare decisive per identificare correttamente il patogeno.
Fonti
Emergenging Infectiuous Diseases - New World Ocular Dirofilariasis Caused by Dirofilaria repens Infection, United States