Un gene potrebbe spiegare perché alcune persone hanno meno rischio di Alzheimer

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 20 Maggio, 2026

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Un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato un possibile meccanismo biologico che potrebbe aiutare a spiegare perché alcune persone sviluppano meno frequentemente il morbo di Alzheimer. Al centro dello studio c’è una particolare variante genetica chiamata APOE2, già nota da tempo per essere associata a una maggiore longevità e a un rischio più basso di demenza.

La ricerca, guidata dal Buck Institute for Research on Aging negli Stati Uniti, ha analizzato il comportamento dei neuroni umani derivati da cellule staminali e di cervelli di topi modificati geneticamente. I risultati suggeriscono che APOE2 potrebbe avere una capacità particolare: aiutare le cellule cerebrali a proteggere e riparare il proprio DNA quando vengono sottoposte a stress e invecchiamento.

La differenza tra APOE2, APOE3 e APOE4

Il gene APOE produce una proteina coinvolta nel trasporto di grassi e colesterolo nell’organismo. Esistono però diverse varianti di questo gene. La più conosciuta è APOE4, associata a un aumento significativo del rischio di Alzheimer. APOE2, al contrario, sembra avere un effetto protettivo.


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Per capire cosa cambiasse realmente tra queste varianti, gli scienziati hanno creato cellule staminali umane contenenti APOE2, APOE3 o APOE4 e le hanno trasformate in due tipi di neuroni coinvolti nei processi cerebrali legati all’Alzheimer. Nei test di laboratorio, i neuroni con APOE2 hanno accumulato meno danni cellulari e hanno mostrato una maggiore capacità di recupero dopo situazioni di stress biologico.

Secondo i ricercatori, questi neuroni sembrano anche più resistenti alla cosiddetta senescenza cellulare, uno stato in cui le cellule smettono di funzionare correttamente senza però morire, contribuendo così a infiammazione e deterioramento dei tessuti cerebrali.

Un possibile nuovo approccio contro la demenza

Lo studio ha mostrato anche un altro dato considerato interessante dagli autori. Quando i neuroni portatori della variante APOE4 sono stati trattati con la proteina prodotta da APOE2, hanno mostrato una protezione maggiore contro i danni cellulari. Questo potrebbe aprire la strada, in futuro, a terapie pensate per imitare gli effetti benefici di APOE2.

I risultati ottenuti nei topi anziani geneticamente modificati hanno confermato diversi segnali osservati nelle cellule umane. I neuroni APOE2 apparivano associati a un invecchiamento cerebrale più stabile e a strutture cellulari più robuste.

Gli stessi ricercatori invitano comunque alla prudenza. Le cellule studiate erano state sottoposte artificialmente a radiazioni e sostanze chimiche per simulare stress e danni, condizioni che non replicano perfettamente il normale processo di invecchiamento umano. Inoltre, l’Alzheimer resta una malattia estremamente complessa, influenzata da molti fattori diversi.

Perché questa scoperta interessa la ricerca sull’invecchiamento

Negli ultimi anni gran parte degli studi sull’Alzheimer si è concentrata soprattutto sull’accumulo delle proteine beta-amiloide e tau nel cervello. Questo lavoro propone invece un’altra prospettiva, legata alla capacità dei neuroni di difendere il proprio materiale genetico dai danni provocati dal tempo.

Secondo gli autori, comprendere nel dettaglio il funzionamento di APOE2 potrebbe aiutare a sviluppare nuove strategie terapeutiche non solo contro la demenza, ma anche contro altre patologie associate all’invecchiamento cerebrale. Per il momento si tratta ancora di una ricerca sperimentale, ma i dati raccolti rafforzano l’idea che il modo in cui il cervello gestisce stress e riparazione cellulare possa avere un ruolo centrale nello sviluppo dell’Alzheimer.

FONTI:

ScienceAlert - This Gene Is Linked to Lower Alzheimer's Risk – And We May Finally Know Why

Aging Cell - Exceptional Longevity Modifying Allele APOE2 Promotes DNA Signaling Pathways Resisting Cellular Senescence in Human Neurons

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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