Tumore del pancreas, negli Usa via libera a un inibitore di KRAS

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 07 Ottobre, 2026

medico mostra plastico del pancreas

Il tumore del pancreas continua a rappresentare una delle sfide più complesse dell’oncologia, ma negli ultimi anni il percorso di cura ha iniziato a cambiare su più fronti. Chirurgia più sicura, tecniche robotiche, nuovi schemi di trattamento e farmaci diretti contro specifici bersagli molecolari stanno progressivamente ampliando le possibilità a disposizione degli specialisti. 

A fare il punto è stato il professor Giorgio Ercolani, direttore del Dipartimento Chirurgico dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì e professore ordinario all’Università di Bologna, intervenuto nella rubrica “Medicina” del Tg4.

L’approfondimento ha riguardato in particolare l’adenocarcinoma pancreatico e alcune forme di neoplasie neuroendocrine, soffermandosi sia sull’evoluzione dell’intervento chirurgico sia sulle nuove prospettive farmacologiche. Tra queste, Ercolani ha citato gli inibitori di KRAS, una delle aree di ricerca più osservate negli ultimi anni.

La chirurgia resta un pilastro nel trattamento

Secondo Ercolani, la chirurgia pancreatica continua a rappresentare il gold standard nei pazienti nei quali l’intervento è indicato. Negli ultimi anni, però, questo ambito ha attraversato una profonda evoluzione.

Le tecniche chirurgiche e la gestione perioperatoria sono migliorate, permettendo di ridurre in maniera significativa i rischi legati all’intervento e la mortalità postoperatoria. Un risultato particolarmente importante considerando la complessità anatomica del pancreas e degli organi e dei vasi che lo circondano.

All’evoluzione della chirurgia tradizionale si è aggiunto anche l’impiego della chirurgia robotica, utilizzabile nei casi selezionati. Secondo Ercolani, quando esistono le indicazioni appropriate, questo approccio può offrire vantaggi concreti ai pazienti.

La tecnologia, però, non sostituisce la corretta selezione del caso. La decisione su quando e come intervenire resta parte di un percorso che deve valutare caratteristiche della neoplasia, condizioni del paziente e possibilità di integrare chirurgia e trattamenti oncologici.

Nuovi schemi chemioterapici hanno migliorato i risultati

Un ruolo sempre più importante è svolto dall’integrazione tra chirurgia e terapie oncologiche sistemiche. Ercolani ha ricordato come negli ultimi anni i nuovi schemi chemioterapici abbiano determinato un miglioramento dei risultati, inserendosi in percorsi sempre più personalizzati.

La ricerca procede parallelamente anche attraverso studi multicentrici, compresi progetti italiani, con l’obiettivo di comprendere quali combinazioni terapeutiche possano offrire il maggiore beneficio nelle diverse fasi della malattia. È proprio in questo scenario che si inseriscono i farmaci diretti contro specifiche alterazioni molecolari del tumore.

KRAS, perché i nuovi inibitori attirano l’attenzione

Tra le novità citate dal professor Ercolani ci sono gli inibitori di KRAS. KRAS è uno dei bersagli molecolari al centro della ricerca sui tumori pancreatici e la possibilità di intervenire farmacologicamente su questa via rappresenta una delle direzioni più interessanti nello sviluppo di terapie sempre più mirate.

Durante l’intervista, Ercolani ha fatto riferimento a un inibitore di KRAS recentemente approvato dalla Food and Drug Administration statunitense, sottolineando come l’attenzione sia ora rivolta anche alle prospettive europee e italiane.

L’auspicio espresso dall’esperto è che le nuove opzioni farmacologiche possano contribuire, insieme alle altre strategie disponibili, a migliorare ulteriormente la sopravvivenza dei pazienti.

La fonte, tuttavia, non specifica il nome del farmaco né indica che questa terapia sia già disponibile in Italia. Il riferimento riguarda quindi una prospettiva di sviluppo che dovrà seguire i rispettivi percorsi regolatori prima di poter entrare nell’uso clinico nel nostro Paese.

Chirurgia robotica e farmaci non bastano senza un team specializzato

L’innovazione tecnologica e farmacologica rappresenta soltanto una parte della gestione del tumore del pancreas. Secondo Ercolani, un elemento determinante è la possibilità di trattare i pazienti all’interno di centri specializzati e ad alto volume.

La chirurgia pancreatica è infatti particolarmente complessa e il risultato non dipende esclusivamente dalle capacità del singolo chirurgo.

La presa in carico richiede il contributo coordinato di diverse figure professionali. Radiologi, oncologi, gastroenterologi e chirurghi devono valutare insieme il caso, stabilire la strategia più appropriata e seguire il paziente anche dopo l’intervento o in presenza di eventuali complicanze. È su questo modello che si basano le cosiddette Pancreas Unit.

Perché le Pancreas Unit possono fare la differenza

Le Pancreas Unit riuniscono in un unico percorso professionisti con competenze specifiche nelle patologie pancreatiche.

Secondo Ercolani, il vantaggio di queste strutture consiste proprio nella possibilità di concentrare esperienza, diagnostica e competenze multidisciplinari, migliorando la selezione dei pazienti e la gestione delle diverse fasi della malattia.

La discussione collegiale consente di valutare non soltanto se un paziente sia operabile, ma anche quando eseguire l’intervento, quali terapie associare e come affrontare eventuali complicanze.

In una patologia tanto complessa, quindi, la qualità della cura dipende dall’intero sistema che circonda il paziente e non soltanto dalla singola procedura.

Diagnosi e trattamenti sempre più personalizzati

Il percorso descritto da Ercolani mostra come la cura del tumore pancreatico stia progressivamente passando da un approccio basato su poche opzioni a una gestione nella quale chirurgia, oncologia e caratteristiche specifiche del tumore vengono integrate.

Da una parte ci sono tecniche chirurgiche più evolute, compresa la robotica nei casi appropriati. Dall’altra, nuovi schemi chemioterapici e farmaci sviluppati per intervenire su particolari bersagli molecolari. In questo contesto si colloca anche l’interesse per gli inibitori di KRAS e per il possibile arrivo di nuove terapie in Europa e in Italia.

Il messaggio, però, non è quello di una soluzione unica. Nel tumore del pancreas i risultati dipendono dalla corretta selezione dei pazienti, dalla combinazione dei trattamenti e dalla presa in carico in centri con esperienza specifica.

È proprio su questa integrazione tra nuove terapie, chirurgia e organizzazione specialistica che si concentra oggi una parte importante degli sforzi per migliorare gli esiti della malattia.

Fonte

FDA - FDA Approves First in Class Targeted Therapy for Metastatic Pancreatic Cancer

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.