Tumore colon-retto: AIFA approva nuova terapia combinata. L'Italia prima in Europa

Arianna Bordi | Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 26 Febbraio, 2026

Donna malata di cancro con la figlia in visita dal medico in ospedale

C'è una sottocategoria di pazienti con tumore al colon-retto metastatico che, fino a pochissimi anni fa, rappresentava uno degli scenari più difficili dell'oncologia clinica: quella con mutazione del gene BRAF, variante V600E.

Una forma aggressiva, a progressione rapida, in cui la metà dei malati non riusciva nemmeno a completare il primo ciclo di terapia per accedere alle cure successive.

Invece oggi l'Italia è diventata il primo Paese in Europa a garantire, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, l'accesso in prima linea a una nuova combinazione terapeutica per trattarla.

La tripletta terapeutica: in cosa consiste

Al centro della svolta c'è una combinazione di tre elementi: due farmaci a bersaglio molecolare, encorafenib e cetuximab, associati alla chemioterapia tradizionale.

Una combinazione che era stata finora relegata ai casi più avanzati e che diventa ora terapia di elezione fin dal primo trattamento.

Il meccanismo d'azione è complementare: encorafenib inibisce direttamente la proteina BRAF mutata, bloccando la cascata di segnali che stimola la proliferazione tumorale; cetuximab agisce sul recettore EGFR, contrastando un secondo asse di resistenza.


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La chemioterapia affianca i due inibitori potenziando l'effetto citotossico complessivo. Il risultato è una pressione multipla e sinergica sulle cellule tumorali.

I numeri dello studio: dati senza precedenti

La base scientifica della decisione dell'AIFA è lo studio randomizzato di fase III BREAKWATER, che ha confrontato la combinazione chemioterapia-encorafenib-cetuximab rispetto allo standard di cura nei pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAF V600E.

I dati emersi indicano che la sopravvivenza globale mediana è passata dai circa 15-16 mesi garantiti dalle terapie standard a oltre 30 mesi, raddoppiando di fatto l'aspettativa di vita.

Negli Stati Uniti questo approccio è parte della pratica clinica nel 2025, m l'Italia li segue ora da prima in Europa.

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La mossa è stata possibile grazie all'AIFA, che ha attivato la procedura prevista dalla legge 648/96, uno strumento che consente l'accesso anticipato a farmaci innovativi in presenza di bisogno clinico urgente ed evidenze scientifiche solide, senza attendere il via libera formale dell'EMA europea.

Chi può beneficiarne?

In Italia il tumore al colon-retto registra circa 48.000 nuove diagnosi ogni anno: di queste, l'8-10% dei pazienti con malattia metastatica è portatore della mutazione BRAF.

Si stima che saranno circa 800 persone ogni anno potranno beneficiare di questo nuovo standard di cura; un numero che nasconde una trasformazione clinica profonda: si tratta di pazienti che, storicamente, avevano una delle prognosi più sfavorevoli dell'oncologia gastrointestinale.

Inoltre, la nuova terapia riduce la probabilità di una progressione rapida che taglia fuori i pazienti da qualsiasi ulteriore opzione.

Il ruolo chiave della diagnosi molecolare

Perché la terapia funzioni, è indispensabile che la mutazione BRAF V600E venga identificata al momento della diagnosi di malattia metastatica.

Lo sottolinea la ricercatrice Stefania Napolitano (Università della Campania Luigi Vanvitelli): il tumore del colon-retto non può più essere considerato una singola malattia.

Infatti, esistono sottotipi biologicamente diversi che richiedono strategie terapeutiche diverse, e riconoscerli tempestivamente significa offrire alle persone le migliori possibilità di cura disponibili.


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La profilazione molecolare diventa quindi un atto clinico irrinunciabile, non un'opzione accessoria.

Il presidente del GOIM (Gruppo Oncologico Italia Meridionale) Roberto Bordonaro, direttore del Dipartimento Oncologico dell'Ospedale Garibaldi di Catania, ha sottolineato come la legge 648/96 dimostri che il SSN dispone di strumenti capaci di garantire l'accesso a terapie innovative quando le evidenze scientifiche sono robuste e il bisogno clinico è elevato.

L'annuncio è arrivato durante il congresso nazionale del GOIM a Bari, a simboleggiare come la ricerca oncologica italiana non si limiti a recepire l'innovazione, ma contribuisca attivamente a produrla e a tradurla in accesso reale per i pazienti.

Fonti:

New England Journal of Medicine - Encorafenib, Cetuximab, and mFOLFOX6 in BRAF-Mutated Colorectal Cancer

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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