Tumore al pancreas, primo sì europeo al farmaco daraxonrasib

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 19 Ottobre, 2026

medico mostra farmaco a paziente

Daraxonrasib compie un nuovo passo verso l’Europa. Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA, il CHMP, ha espresso il 15 ottobre un parere positivo sul farmaco, già approvato negli Stati Uniti dalla FDA alla fine di agosto. La valutazione europea si è conclusa in meno di 150 giorni, secondo quanto riportato, con tempi particolarmente rapidi rispetto ai normali iter regolatori.

Il farmaco, commercializzato negli Stati Uniti con il nome Rasonque, è stato sviluppato da Revolution Medicines, azienda biotech californiana specializzata nell’oncologia di precisione. Al centro dell’interesse c’è la capacità di colpire la famiglia delle proteine RAS, coinvolta nella crescita di numerosi tumori e considerata per molti anni estremamente difficile da trattare farmacologicamente.

Il parere favorevole del CHMP rappresenta però soltanto uno dei passaggi necessari. Perché il medicinale possa arrivare concretamente ai pazienti europei serviranno ancora l’autorizzazione definitiva e, successivamente, le decisioni nazionali su prezzo, rimborsabilità e accesso.

Perché daraxonrasib sta attirando tanta attenzione

Il farmaco è arrivato rapidamente al centro dell’attenzione internazionale per i risultati ottenuti nel tumore del pancreas metastatico, una delle forme oncologiche più difficili da trattare.

Secondo quanto riportato, daraxonrasib sarebbe stato associato a un raddoppio della sopravvivenza nei pazienti studiati, un risultato che ha contribuito ad accelerarne l’interesse regolatorio prima negli Stati Uniti e ora in Europa. Il farmaco era stato presentato anche durante l’ultimo congresso dell’ASCO, dove i dati avevano suscitato forte attenzione nella comunità oncologica. La questione centrale è il bersaglio molecolare.

Le proteine della famiglia RAS sono coinvolte nei segnali che regolano crescita e proliferazione cellulare e possono risultare alterate in diversi tumori. Per molti anni sono state considerate sostanzialmente “undruggable”, cioè difficili o impossibili da colpire efficacemente con i farmaci tradizionali. L’arrivo di molecole capaci di interferire con questi meccanismi ha quindi aperto nuove possibilità nell’oncologia di precisione.

Il sì del CHMP non significa che il farmaco sia già disponibile

Il parere positivo espresso dal CHMP rappresenta un passaggio importante, ma non equivale alla disponibilità immediata del farmaco nei Paesi europei. Dopo il via libera del comitato scientifico dell’EMA, è necessario completare il processo autorizzativo europeo. Successivamente, ogni Paese dovrà affrontare il tema della negoziazione del prezzo e della rimborsabilità.

Per i pazienti italiani, quindi, l’eventuale autorizzazione europea non rappresenterebbe automaticamente il momento in cui il farmaco diventa prescrivibile e accessibile attraverso il Servizio sanitario nazionale. Tra approvazione regolatoria e disponibilità concreta possono infatti esserci ulteriori passaggi amministrativi ed economici.

Negli Stati Uniti costa quasi 40mila dollari al mese

Uno degli ostacoli principali riguarda proprio il prezzo. Negli Stati Uniti il costo di listino all’ingrosso di daraxonrasib è pari a circa 39.800 dollari per 30 giorni di terapia. Su base annuale si arriva quindi a una cifra compresa indicativamente tra 477.600 e 480.000 dollari.

Nel sistema europeo il prezzo non verrebbe necessariamente mantenuto allo stesso livello, perché ciascun Paese negozia direttamente le condizioni economiche con l’azienda produttrice. Il problema, però, è più complesso. Secondo quanto riportato, le strategie statunitensi sui prezzi dei farmaci potrebbero ridurre il margine per forti differenze tra il costo applicato negli USA e quello negoziato negli altri Paesi.

Il nodo della politica dei prezzi negli Stati Uniti

A complicare il quadro c’è la strategia statunitense della Most Favored Nation, che punta a ridurre il divario tra i prezzi dei medicinali negli Stati Uniti e quelli praticati in altri Paesi con livelli di reddito comparabili. In questo scenario, un prezzo molto più basso concordato in Europa potrebbe diventare un riferimento sfavorevole per il mercato statunitense.

Per questo, secondo l’analisi riportata, l’azienda potrebbe avere interesse a procedere con cautela nella commercializzazione nei Paesi che cercheranno di ottenere forti ribassi. Si tratta di un elemento economico che potrebbe tradursi in tempi più lunghi per l’accesso europeo, anche dopo l’eventuale autorizzazione definitiva. Il parere positivo del CHMP, quindi, non coincide necessariamente con un arrivo rapido del farmaco negli ospedali.

C’è anche un problema di capacità produttiva

Un altro tema riguarda la struttura della società che produce il medicinale. Revolution Medicines ha sede a Redwood City, in California, ed è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Dopo l’approvazione statunitense di daraxonrasib è passata di fatto da azienda prevalentemente dedicata alla ricerca a società con un prodotto commerciale.

La crescita è stata significativa, ma le dimensioni restano inferiori rispetto a quelle delle grandi multinazionali farmaceutiche.

Secondo quanto riportato, l’azienda conta circa 1.100-1.300 dipendenti, quasi il doppio rispetto a pochi anni fa. In caso di forte aumento della domanda internazionale, la capacità produttiva potrebbe quindi diventare un fattore limitante. Una disponibilità insufficiente avrebbe conseguenze non soltanto sulla normale commercializzazione, ma anche sulla possibilità di destinare il farmaco a eventuali programmi di uso compassionevole.

Revolution Medicines punta tutto sui tumori con mutazioni RAS

Daraxonrasib non è l’unico progetto dell’azienda. Revolution Medicines ha costruito la propria ricerca proprio attorno alle proteine RAS, sviluppando diverse molecole pensate per colpire mutazioni specifiche.

Tra i farmaci in fase più avanzata di sperimentazione c’è zoldonrasib, un trattamento orale selettivo diretto contro la mutazione KRAS G12D, studiato nel tumore del polmone non a piccole cellule e nel tumore del pancreas. Un’altra molecola, lironrasib, è invece progettata per colpire la mutazione KRAS G12C ed è in studio nel tumore del polmone e in altre neoplasie solide.

Alcuni dei programmi dell’azienda hanno già ricevuto dalla FDA la designazione di Breakthrough Therapy, riservata a trattamenti che mostrano potenzialità rilevanti nelle fasi di sviluppo clinico.

L’Europa ha aperto la porta, ma il percorso non è concluso

Il parere favorevole del CHMP rappresenta quindi una tappa importante per daraxonrasib, soprattutto perché arriva poche settimane dopo l’approvazione statunitense. Non significa però che il farmaco sia già pronto a entrare nella pratica clinica europea.

Prima di arrivare ai pazienti bisognerà superare ancora diversi passaggi: autorizzazione definitiva, accordi economici, negoziazioni nazionali e disponibilità delle quantità necessarie. Il caso mostra bene quanto la disponibilità di una nuova terapia non dipenda soltanto dalla sua efficacia clinica.

Anche quando un medicinale supera rapidamente le valutazioni regolatorie, il prezzo, la produzione e le politiche farmaceutiche possono incidere in modo decisivo sui tempi con cui arriva realmente alle persone che ne avrebbero bisogno. Per daraxonrasib la porta europea si è quindi aperta, ma la distanza tra un parere positivo e l’accesso concreto dei pazienti resta ancora da colmare.

Fonte

New England Journal of Medicine - Daraxonrasib or Chemotherapy in Previously Treated Metastatic Pancreatic Cancer

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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