Terapia per il cancro ovarico: scoperta fondamentale per modulare il trattamento

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Arianna Bordi

Data articolo – 26 Marzo, 2026

Tecnico di patologia che tiene in mano il porta-vetrini per biopsia per il controllo di qualità in laboratorio clinico. Scienziato medico che prepara sezioni di tessuto per la diagnosi oncologica microscopica.

Un team d'eccellenza, nato dalla sinergia tra l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e il Cnr-Igb, ha svelato un paradosso molecolare: uno degli alleati durante le cure potrebbe, involontariamente e in alcuni contesti, aiutare il nemico a nascondersi.

I riflettori sono puntati sul carcinoma ovarico di alto grado (High-Grade Serous Carcinoma, HGOC), un avversario temibile proprio per la sua capacità di ripresentarsi con le recidive anche quando sembra sconfitto.

L'insospettabile complice: il recettore dei glucocorticoidi

Il ruolo del recettore dei glucocorticoidi (GR) nel carcinoma ovarico è sempre stato un rompicapo per la comunità scientifica.

Se da un lato è noto il suo coinvolgimento nella progressione tumorale e nella resistenza ai farmaci, dall'altro i dati raccolti finora apparivano spesso contraddittori.

Il vero nodo della questione non è solo "cosa fa" il GR, ma come questo recettore riesca a interpretare i segnali provenienti dall'ambiente circostante per modificare la plasticità delle cellule tumorali e la loro risposta alle cure.

La ricerca ha analizzato il ruolo dei glucocorticoidi (come il cortisone): si tratta di farmaci fondamentali durante la chemioterapia per gestire gli effetti collaterali, ma lo studio coordinato dalla Prof.ssa Gilda Cobellis e dalla Dott.ssa Gabriella Minchiotti ha scoperto che la loro attivazione può innescare effetti collaterali invisibili a livello molecolare.

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Ecco cosa avviene in sintesi:

  • resistenza al cisplatino: le cellule diventano impermeabili a uno dei farmaci cardine della terapia;
  • capacità di fuga: il tumore aumenta la propria mobilità e la capacità di trasformarsi (transizione epitelio-mesenchimale);
  • spegnimento: il recettore spinge le cellule in uno stato di dormienza.

Una nuova prospettiva metodologica

I ricercatori hanno adottato un approccio multidisciplinare che va oltre la biochimica tradizionale: integrando manipolazioni genetiche e trattamenti farmacologici, hanno analizzato il comportamento del GR sia in linee cellulari standard che in cellule prelevate direttamente dalle pazienti.

La vera svolta, però, è arrivata dal confronto dei modelli di crescita perché le analisi sono andate oltre le classiche piastre di coltura in due dimensioni (2D), estendendo le analisi a sistemi 3D fisiologicamente complessi, come sferoidi tumorali e colture organotipiche.

Si tratta di modelli che hanno permesso di osservare il tumore in un ambiente che simula molto più fedelmente il microambiente reale presente nel corpo umano.


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I risultati ottenuti mostrano un recettore capace di comportarsi in modi diametralmente opposti a seconda di dove si trova:

  • in 2D: nelle colture bidimensionali l'attivazione del GR spinge sull'acceleratore della malignità. È stato osservato un aumento dell'eterogeneità cellulare e della transizione epitelio-mesenchimale (EMT), un processo che rende le cellule più mobili e inclini alla migrazione. Ciò si traduce direttamente in una maggiore resistenza al cisplatino, uno dei chemioterapici più usati;
  • in 3D: nel microambiente tridimensionale il GR cambia volto ed esercita un potente effetto antiproliferativo, seppur reversibile. Le cellule entrano in uno stato di "stress adattativo", riducendo la sintesi proteica e rallentando la crescita.

Il motore metabolico: glicolisi e gluconeogenesi

Ma come fa una singola proteina a orchestrare cambiamenti così diversi? La risposta risiede nel metabolismo energetico.

È emerso che l'attività del GR converge sulla regolazione degli zuccheri: da un lato inibisce la glicolisi, dall'altro attiva la gluconeogenesi.

I ricercatori hanno testato l’ipotesi con prove "a specchio":

  1. utilizzando il 2-deossiglucosio (che blocca la glicolisi) sono riusciti a replicare artificialmente sia la spinta migratoria in 2D sia il blocco della crescita in 3D;
  2. utilizzando la metformina (che interferisce con la gluconeogenesi) hanno impedito al GR di frenare la proliferazione nei modelli 3D.

In questo scenario, farmaci come il budesonide (un glucocorticoide) si sono rivelati in grado di potenziare ulteriormente l'effetto frenante del GR negli sferoidi tumorali, offrendo uno spunto terapeutico immediato.

Verso una medicina più precisa

Le analisi trascrittomiche hanno, infine, svelato che il GR nel metabolismo interno della cellula riprogramma l'interazione con l'esterno, influenzando i geni legati all'adesione e alla struttura della matrice extracellulare.

In sintesi, dunque, la ricerca dimostra che il recettore dei glucocorticoidi è un regolatore sensibile al contesto: promuove la chemioresistenza se le cellule sono "isolate", ma induce uno stato di dormienza reversibile quando sono immerse nella loro struttura tridimensionale.


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Una dualità che suggerisce come il futuro del trattamento per il carcinoma ovarico in stadio avanzato potrebbe passare proprio per i modulatori selettivi del GR, capaci di sfruttare questi meccanismi metabolici per disarmare il tumore.

Fonti:

Molecular Cancer - Context-dependent effect of glucocorticoid receptor activity shapes ovarian cancer cell plasticity and therapy response

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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