Sigarette elettroniche e tumori: una revisione scientifica rafforza i dubbi sui rischi

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Aprile, 2026

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Una revisione ampia e aggiornata della letteratura scientifica solleva nuove preoccupazioni sull’uso delle sigarette elettroniche. Secondo l’analisi, che prende in esame più di 100 studi pubblicati dal 2017 in poi, il consumo di dispositivi per il vaping potrebbe essere associato allo sviluppo di tumori, in particolare a carico dei polmoni e del cavo orale.

Gli autori sottolineano che non esistono ancora dati epidemiologici di lungo periodo sufficienti per quantificare con precisione il rischio. Tuttavia, le evidenze raccolte finora, provenienti da studi su esseri umani, animali e modelli cellulari, mostrano una direzione coerente e indicano la necessità di cautela.

Come funzionano le sigarette elettroniche

Le sigarette elettroniche si sono diffuse a partire dai primi anni 2000 come alternativa al fumo tradizionale. Il loro funzionamento si basa sul riscaldamento di un liquido contenente nicotina, aromi e altre sostanze chimiche, trasformato in aerosol e poi inalato.

Per anni sono state presentate come una soluzione meno dannosa rispetto alle sigarette convenzionali, anche perché non comportano la combustione del tabacco. Tuttavia, la composizione chimica dei liquidi e dei vapori generati ha continuato a sollevare interrogativi, come la presenza comunque di nicotina.

I risultati della revisione

La revisione ha selezionato studi che analizzavano il vaping in modo diretto, escludendo quelli che confrontavano semplicemente sigarette elettroniche e tabacco o che riguardavano persone che utilizzavano entrambi.

I risultati sono stati organizzati su più livelli. Da un lato, studi sull’uomo hanno rilevato marcatori biologici associati a danni al DNA, stress ossidativo e infiammazione. Dall’altro, esperimenti su animali hanno mostrato la comparsa di tumori polmonari in seguito all’esposizione agli aerosol delle e-cig.


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A questo si aggiungono ricerche di laboratorio che hanno identificato meccanismi attraverso cui alcune sostanze presenti nei liquidi – incluse molecole già note per la loro potenziale cancerogenicità – possono danneggiare le cellule.

Infine, alcuni casi clinici descrivono tumori orali aggressivi in utilizzatori abituali di sigarette elettroniche, anche in assenza dei fattori di rischio più comuni come il fumo tradizionale o infezioni virali.

Un rischio ancora difficile da quantificare

Uno dei principali limiti riguarda la mancanza di dati a lungo termine. Molti tumori impiegano anni, a volte decenni, per svilupparsi dopo l’esposizione a un agente nocivo. Poiché il vaping è relativamente recente, non esistono ancora studi di popolazione capaci di fornire stime precise. È passato troppo poco tempo dalla loro invenzione perché possano essere stati osservati utilizzatori a lungo termine.

Per questo motivo, i ricercatori si basano su segnali biologici e sperimentali, che però risultano già sufficienti per sollevare un livello di attenzione elevato.

Il confronto con la storia del fumo tradizionale è inevitabile: sono serviti decenni per dimostrare in modo definitivo il legame tra sigarette e tumore al polmone. Secondo gli autori, questo ritardo non dovrebbe ripetersi.

Il nodo del doppio utilizzo e dei giovani

Un elemento considerato particolarmente critico riguarda il comportamento reale degli utenti. Le sigarette elettroniche sono spesso utilizzate come supporto per smettere di fumare, ma molti consumatori non abbandonano del tutto le sigarette tradizionali.

Alcuni dati indicano che l’uso combinato potrebbe essere più rischioso rispetto al solo fumo. Uno studio del 2024 ha rilevato un rischio di tumore al polmone quattro volte superiore nelle persone che utilizzano entrambe le modalità rispetto a chi fuma soltanto.

Un altro aspetto riguarda i giovani. Chi inizia a usare sigarette elettroniche senza aver mai fumato ha una probabilità tripla di diventare successivamente fumatore abituale, secondo una meta-analisi del 2021.

Un quadro ancora in evoluzione

Gli autori della revisione ritengono che le evidenze disponibili siano già sufficienti per considerare il vaping come un potenziale fattore di rischio oncologico. Nel frattempo, la ricerca continua e sarà necessario raccogliere dati nel lungo periodo per chiarire meglio l’entità del rischio. Nel frattempo, il tema entra sempre più nel dibattito sanitario e normativo, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione e la tutela delle fasce più giovani.

L’obiettivo, secondo i ricercatori, è evitare che si ripeta quanto accaduto con il tabacco, quando le prime evidenze furono sottovalutate per anni prima di arrivare a conclusioni definitive.

Fonti:

ScienceAlert - Vaping Likely Causes Cancer, Major Study Finds

Carcinogenesis - The carcinogenicity of e-cigarettes: a qualitative risk assessment Get access Arrow

Ultimo aggiornamento – 31 Marzo, 2026

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