Un numero sorprendentemente alto di roditori catturati nel Pacifico nord-occidentale degli Stati Uniti è risultato portatore del Sin Nombre virus, una variante di hantavirus appartenente alla stessa famiglia dell’Andes virus coinvolto nel recente focolaio scoppiato su una nave da crociera.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases, ha acceso nuove preoccupazioni tra i ricercatori che si occupano di malattie infettive.
La ricerca è stata condotta nell’estate del 2023, quindi prima dell’attuale epidemia legata alla crociera Hondius. Gli studiosi hanno raccolto campioni fecali e tessuti da 189 roditori appartenenti a diverse specie, tra cui topi, arvicole e scoiattoli, in aree agricole dell’est di Washington e dell’ovest dell’Idaho.
I campioni sono stati analizzati sia per individuare anticorpi contro l’hantavirus sia tracce di RNA virale, utili a capire se gli animali fossero stati infettati in passato.
I dati raccolti dagli scienziati
I risultati hanno mostrato che circa il 10% degli animali era infetto al momento del campionamento, mentre quasi il 30% presentava segni di un’infezione precedente. Numeri che, secondo gli autori dello studio, risultano più alti rispetto a quanto ipotizzato fino a oggi.
A differenza dell’Andes virus, il Sin Nombre virus non si trasmette da persona a persona. L’infezione avviene soprattutto attraverso il contatto con roditori o con le loro escrezioni, come urina e feci contaminate. Nonostante questa limitazione renda i casi umani relativamente rari, il virus resta particolarmente pericoloso: il tasso di mortalità stimato varia infatti tra il 35% e il 50%.
Il virus era stato identificato per la prima volta nel 1993, dopo un focolaio nella regione americana dei Four Corners che causò la morte di 11 persone e il contagio di quasi due dozzine di individui.
Perché il Pacifico nord-occidentale viene osservato con attenzione
Negli Stati Uniti i casi di hantavirus restano poco frequenti e si concentrano soprattutto nelle regioni sud-occidentali del Paese. Tuttavia il Pacifico nord-occidentale continua a registrare numeri significativi: tra il 1993 e il 2022, dei 864 casi totali segnalati negli USA, 109 sono stati registrati tra Idaho, Oregon e Washington.
Secondo Stephanie Seifert, coautrice dello studio e docente della Washington State University, uno dei problemi principali è la mancanza di ricerche approfondite sulla diffusione del virus nei roditori di quest’area. Questo rende difficile capire se la presenza dell’hantavirus stia realmente aumentando nel tempo oppure no.
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Il possibile ruolo del cambiamento climatico
Gli esperti ritengono che anche il cambiamento climatico possa contribuire indirettamente alla diffusione del virus. Inverni più miti e umidi favoriscono infatti la crescita della vegetazione, aumentando la disponibilità di cibo per i roditori e permettendo alle popolazioni di crescere più facilmente.
Temperature meno rigide possono inoltre prolungare la stagione riproduttiva e aumentare le probabilità di sopravvivenza durante l’inverno.
Anche alcune pratiche agricole potrebbero influenzare il fenomeno. In diverse aree rurali, per esempio, si stanno diffondendo tecniche che evitano l’aratura del terreno. Secondo Seifert, lavorazioni meno invasive potrebbero modificare il comportamento dei roditori e aumentare le interazioni con abitazioni e strutture agricole.
La ricercatrice ha però sottolineato un altro problema: i fondi per continuare questi studi sono terminati. Senza investimenti costanti nella ricerca sulle malattie infettive, spiegano gli autori, diventa più difficile reagire rapidamente a nuove emergenze sanitarie.
Fonti
ScientificAmerican - A shocking number of Pacific Northwest rodents may carry hantavirus