Questo misterioso “rumore” globale potrebbe essere una forma poco riconosciuta di acufene

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 18 Giugno, 2026

bambina fa visita per l'orecchio

Da molti anni, in diverse parti del mondo, alcune persone raccontano di percepire un suono di fondo profondo, simile a un ronzio, a un brontolio o a una vibrazione costante. Il fenomeno è conosciuto come “The Hum” ed è entrato più volte nelle liste dei misteri acustici più difficili da chiarire. È stato anche oggetto di documentari e indagini, proprio perché spesso chi lo sente non riesce a trovare una fonte fisica evidente.

Le spiegazioni proposte nel tempo sono state diverse. C’è chi ha ipotizzato rumori industriali, chi una particolare sensibilità individuale alle basse frequenze, chi sorgenti ambientali difficili da localizzare. Ora, però, una nuova analisi scientifica suggerisce che almeno una parte di questi casi potrebbe avere un’origine più vicina di quanto si pensasse: il sistema uditivo della persona che percepisce il suono.

Secondo un gruppo di ricerca guidato dallo scienziato dell’udito Bonifaz Baumann, del German Center for Vertigo and Balance Disorders, alcune segnalazioni del misterioso Hum potrebbero essere interpretate come una forma poco riconosciuta di acufene a bassa frequenza.

Non tutti i casi hanno necessariamente la stessa causa

I ricercatori non sostengono che ogni segnalazione del fenomeno abbia la stessa spiegazione. Alcuni casi potrebbero comunque dipendere da fonti sonore esterne reali, magari difficili da individuare o percepite solo da alcune persone. Tuttavia, i risultati indicano che, in diverse situazioni, il suono potrebbe non provenire dall’esterno, ma essere una percezione soggettiva generata o elaborata dal sistema uditivo.

Il neuroscienziato Markus Drexl, affiliato al DSGZ e alla Norwegian University of Science and Technology, ha spiegato che i dati non escludono l’esistenza di fonti fisiche esterne. Allo stesso tempo, però, suggeriscono che l’acufene soggettivo nelle basse frequenze possa essere spesso responsabile della percezione di pulsazioni o suoni profondi.

Questa distinzione è importante. Parlare di acufene non significa dire che il suono sia “immaginario”. L’acufene è un fenomeno reale, spesso legato alle vie uditive e ai centri cerebrali che elaborano il suono. La differenza è che la sorgente non è necessariamente un motore, una fabbrica o un apparecchio esterno, ma può essere interna al modo in cui il cervello e l’orecchio gestiscono i segnali acustici.

Dalle prime segnalazioni a Bristol agli avvistamenti acustici nel mondo

Il fenomeno è entrato nel dibattito pubblico negli anni Settanta, quando diverse persone a Bristol, nel Regno Unito, iniziarono a lamentare un suono di fondo a bassa frequenza, intorno ai 50 Hertz. Da allora, segnalazioni simili sono arrivate da molte altre aree del mondo, tra cui Australia, Nuova Zelanda e diverse località del Nord America.

Chi riferisce di sentire il Hum lo descrive spesso come un rumore costante e grave, a volte più simile a un drone, altre volte a un rimbombo lontano. Una caratteristica ricorrente è che il suono non viene percepito da tutti. Può essere molto evidente per una persona e completamente assente per un’altra, anche nello stesso ambiente.

In alcuni casi, inoltre, il fenomeno sembra cambiare nel corso della giornata. Una persona può sentirlo di notte, nella propria camera da letto, e non avvertirlo più al mattino, magari in metropolitana o in un altro contesto più rumoroso. Questa variabilità ha reso ancora più difficile individuare una causa unica e verificabile.

Le due ipotesi principali testate dai ricercatori

Invece di cercare direttamente la sorgente esterna del suono, i ricercatori hanno deciso di studiare le persone che lo percepiscono. Hanno reclutato 28 volontari attraverso una campagna sui social media. Tutti riferivano di sentire suoni inspiegabili a bassa frequenza.

Il gruppo di ricerca ha poi condotto una serie di test per valutare due ipotesi principali. La prima era che le persone sensibili al Hum avessero un udito particolarmente fine sulle basse frequenze. In questo caso, potrebbero percepire suoni reali che la maggior parte degli altri non riesce a sentire.

La seconda ipotesi riguardava invece le emissioni otoacustiche, piccoli suoni prodotti naturalmente dall’orecchio interno, in particolare dalle cellule sensoriali della coclea. Questi suoni sono una normale conseguenza del funzionamento dell’orecchio, ma di solito sono così deboli da non essere percepiti.

I test sull’udito non confermano una sensibilità eccezionale

Il primo esame era simile a un normale test dell’udito, ma con particolare attenzione alle frequenze più basse. Se il Hum fosse dovuto soprattutto a una capacità uditiva eccezionale, ci si sarebbe aspettato di trovare una sensibilità fuori dal comune in molti partecipanti.

Non è stato così. La maggior parte dei volontari mostrava una sensibilità abbastanza media alle basse frequenze. Solo due partecipanti presentavano caratteristiche diverse. Questo dato riduce il peso dell’ipotesi secondo cui il fenomeno dipenderebbe, nella maggior parte dei casi, da un udito particolarmente sviluppato.

Secondo Drexl, anche se il gruppo analizzato era piccolo, i risultati indicano che l’idea di una sensibilità speciale alle basse frequenze non regge per la maggior parte delle persone studiate.

Nessuna anomalia evidente nei suoni prodotti dall’orecchio

Il secondo passaggio è stato misurare le emissioni otoacustiche dei partecipanti. Per farlo, i ricercatori hanno usato piccoli microfoni inseriti nel canale uditivo, strumenti già utilizzati in ambito medico per valutare la salute dell’orecchio.

Anche in questo caso non sono emerse anomalie significative. I suoni prodotti all’interno dell’orecchio dei volontari non risultavano fuori dalla norma. Questo risultato indebolisce l’ipotesi che il Hum sia causato, almeno in questi soggetti, da emissioni fisiche anomale prodotte dalla coclea.

Escluse queste due spiegazioni principali, i ricercatori hanno considerato una possibilità più ampia: per alcune persone, il Hum potrebbe essere una forma di acufene soggettivo.

Acufene non significa solo fischio acuto

Quando si parla di acufene, molte persone pensano a un fischio sottile e acuto. È la forma più nota, ma non l’unica. L’acufene può presentarsi anche con frequenze più basse, sebbene sia meno comune. Può essere percepito come un ronzio grave, una vibrazione o un suono continuo.

Secondo gli autori dello studio, proprio questa potrebbe essere una buona spiegazione per molti casi di Hum, anche se non per tutti. L’idea non è del tutto nuova, ma finora è stata spesso messa in secondo piano rispetto alle ipotesi legate a sorgenti esterne. Probabilmente perché il concetto di acufene viene associato soprattutto ai suoni acuti, mentre i rumori bassi vengono interpretati più facilmente come qualcosa che proviene dall’ambiente.

Riclassificare il Hum come una possibile forma di acufene non riduce la realtà dell’esperienza. Per chi lo sente, il suono esiste davvero. Può disturbare il sonno, la concentrazione e la qualità della vita. Cambia però il modo in cui si cerca una soluzione.


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Una possibile strada per aiutare chi lo percepisce

Al momento non esiste una cura definitiva per l’acufene, e le cause precise non sono ancora completamente comprese. Tuttavia, si tratta di un campo di ricerca attivo, con strumenti e strategie che possono aiutare le persone a convivere meglio con il disturbo.

Se una parte dei casi di Hum fosse effettivamente legata all’acufene a bassa frequenza, questo potrebbe aprire la strada a interventi già usati per altri tipi di acufene, o allo sviluppo di approcci più mirati. Potrebbe anche evitare lunghe ricerche infruttuose di sorgenti sonore esterne, quando il problema nasce invece dall’elaborazione interna del suono.

Fonti 

  • ScienceAlert - Mysterious Global 'Hum' May Be a New Form of Tinnitus
  • PLOS One - On the potential sources of a low-frequency sound percept that only a few can perceive
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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