È un dato di fatto: disturbi come la sindrome dell'intestino irritabile (IBS) colpiscono molto più le donne che gli uomini e per anni molte donne hanno convissuto con una maggiore sensibilità intestinale senza una spiegazione precisa.
Uno studio pubblicato a dicembre ha finalmente individuato il "colpevole" già noto per quanto riguarda la salute femminile: gli estrogeni.
Scopriamo di più in questo approfondimento.
Il "telefono senza fili" che scatena il dolore
Gli scienziati hanno ricostruito il percorso molecolare che porta al malessere, individuando una reazione a catena che avviene nel colon:
- l'incontro: gli estrogeni si legano alle cellule L, sentinelle situate nell'ultima parte dell'intestino. Sono dotate di un recettore chiamato Olfr78, che funge da antenna per captare l'acetato, un prodotto della digestione dei batteri intestinali;
- il messaggero: questo legame spinge le cellule L a rilasciare un ormone chiamato PYY (peptide YY), un ormone che nelle donne non si limita a regolare l'appetito, ma va a bussare alle cellule vicine;
- l'effetto domino: il PYY stimola i vasi sanguigni circostanti a produrre serotonina;
- il segnale: la serotonina "accende" le fibre nervose responsabili del dolore, inviando il segnale al cervello.
"Quando ho iniziato questo progetto, non sapevamo dove e come si attivasse la segnalazione degli estrogeni nell'intestino femminile", ha affermato Archana Venkataraman, PhD e co-prima autrice della ricerca. "Quindi, il nostro primo passo è stato visualizzare il recettore degli estrogeni lungo tutto l'intestino femminile".
Potrebbe interessarti anche:
- Menopausa, la svolta inattesa sugli ormoni: perché i primi 10 anni contano più di tutto
- Cantare la rinascita: i benefici del canto di gruppo contro la depressione post partum
- Uno studio rivela un divario inatteso nella salute visiva tra uomini e donne
Per decenni la comunità scientifica ha considerato il PYY quasi esclusivamente come un regolatore dell'appetito, tanto che l'industria farmaceutica ha tentato, senza successo, di trasformarlo in un trattamento contro l'obesità; quei trial clinici naufragarono, però, a causa di un effetto collaterale rimasto a lungo un mistero: i pazienti manifestavano seri problemi intestinali.
Oggi, invece, le nuove evidenze scientifiche offrono una spiegazione a questo fenomeno, rivelando che il PYY svolge un ruolo finora sconosciuto e fondamentale proprio nella gestione della sensibilità e del dolore addominale.
Gli estrogeni, infatti, non si limitano alle loro funzioni riproduttive, ma agiscono come registi di una complessa comunicazione tra le cellule del colon e il sistema nervoso.
La prova definitiva? Quando i ricercatori hanno somministrato ai topi maschi gli stessi livelli di estrogeni tipici delle femmine, la loro soglia del dolore è crollata, diventando identica a quella delle compagne.
Il legame tra cibo, batteri e infiammazione
Lo studio getta nuova luce anche sull'efficacia delle diete: gli estrogeni rendono le cellule intestinali molto più sensibili agli acidi grassi a catena corta, ovvero i prodotti di scarto dei batteri che fermentano certi carboidrati: le fluttuazioni ormonali, insieme alla dieta e allo stress, "alzano il volume" di questo circuito locale nel colon.
Proprio per questa ragione la dieta Low-FODMAP, che riduce l'assunzione di carboidrati a rapida fermentazione per "disattivare" il gonfiore e il dolore intestinale, togliendo ai batteri il carburante che produce gas e acidi irritanti, è efficace per chi soffre di colon irritabile: meno fermentazione significa meno "carburante" per quella cascata di segnali che porta al dolore.
In breve, quello che per un uomo è una normale digestione, per una donna può trasformarsi in una sensibilità dolorosa a causa di questo specifico dialogo cellulare influenzato dagli estrogeni.
"Invece di limitarci a dire che le giovani donne soffrono di sindrome dell'intestino irritabile, volevamo una scienza rigorosa che ne spiegasse il motivo", ha affermato Holly Ingraham, PhD e professoressa di Farmacologia Molecolare e Cellulare presso l'UCSF, nonché co-autrice senior dello studio. "Abbiamo risposto a questa domanda e, nel frattempo, abbiamo identificato nuovi potenziali bersagli farmacologici."
Ciò che è emerso dallo studio, infatti, è una svolta soprattutto per due motivi:
- farmaci mirati: in futuro si potranno creare terapie che bloccano specificamente queste vie molecolari senza interferire con il resto dell'organismo;
- comprensione delle fasi di vita: aiuterà a gestire meglio i disturbi intestinali durante la gravidanza, l’allattamento o le diverse fasi del ciclo mestruale, momenti in cui le montagne russe ormonali cambiano le regole del gioco.
Fonti:
Science - A cellular basis for heightened gut sensitivity in females