Una nuova opzione terapeutica per la malattia di Parkinson è ora disponibile anche in Italia. La svolta? Si tratta di una terapia per i pazienti più gravi.
Ma come funziona e quali sono i benefici concreti?
Vediamo cosa cambia davvero con l'introduzione di questa terapia in Italia, a chi é destinata e quali sono effetti e controindicazioni secondo la scienza.
Una nuova terapia per il Parkinson: cosa cambia davvero
Si tratta di una strategia innovativa che punta a rendere più stabile la risposta ai farmaci nei pazienti in fase avanzata, riducendo le fluttuazioni motorie e migliorando la qualità della vita.
Presso il Centro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano è stata avviata per la prima volta nel nostro Paese una terapia basata su infusione continua intestinale di levodopa, associata a due farmaci: carbidopa ed entacapone.
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La levodopa rappresenta da decenni il trattamento di riferimento per il Parkinson, poiché viene trasformata in dopamina, la sostanza carente nel cervello dei pazienti.
Tuttavia, la somministrazione orale tradizionale può determinare oscillazioni dell’effetto nel corso della giornata.
È proprio su questo punto che interviene la nuova terapia.
“La carbidopa – spiegano gli specialisti (Come riportato da Repubblica) – consente a una maggiore quantità di levodopa di raggiungere il cervello, riducendo al tempo stesso alcuni effetti collaterali periferici come nausea e vomito. L’entacapone, invece, rallenta la degradazione della levodopa, prolungandone l’azione”.
L’elemento innovativo è quindi la combinazione dei tre farmaci associata alla somministrazione continua, che consente una maggiore stabilità dei livelli di dopamina.
Perché la somministrazione continua può fare la differenza?
Nelle terapie tradizionali, i farmaci vengono assunti a intervalli durante la giornata. Questo comporta un andamento caratterizzato da "picchi”, con momenti in cui il paziente risponde bene alla terapia alternati a fasi di peggioramento.
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Con l’infusione continua, invece, il farmaco viene rilasciato in modo costante direttamente nell’intestino, permettendo di migliorarne la funzionalità. Vediamo in che modo:
- mantenere livelli più stabili di dopamina;
- ridurre le fluttuazioni motorie;
- limitare i movimenti involontari (discinesie);
- migliorare la continuità della risposta clinica;
- favorire una maggiore autonomia nella vita quotidiana.
Parkinson: chi è destinata la nuova terapia
Il trattamento è indicato per pazienti con malattia di Parkinson in fase avanzata, in particolare quando i sintomi non sono più adeguatamente controllati dalle terapie farmacologiche convenzionali.
I candidati ideali sono coloro che presentano:
- fluttuazioni motorie marcate;
- movimenti involontari persistenti;
- ridotta efficacia delle terapie orali;
- impatto significativo sulla qualità della vita.
Come funziona il percorso terapeutico
L’accesso alla terapia prevede un iter strutturato e multidisciplinare. Dopo una valutazione specialistica, viene posizionato un sondino intestinale attraverso una procedura endoscopica.
Una volta avviato il trattamento, il dosaggio viene adattato progressivamente alle esigenze del paziente e monitorato nel tempo.
Il percorso coinvolge un’équipe composta da neurologi esperti, farmacisti ospedalieri, infermieri specializzati, psicologi e nutrizionisti, a garanzia di una gestione completa e personalizzata.
Benefici e rischi: cosa sapere
Secondo gli specialisti, il principale beneficio atteso è un controllo più stabile dei sintomi motori, con miglioramenti osservabili già nelle prime settimane.
Non mancano però possibili effetti indesiderati, che rendono necessario il monitoraggio in centri specializzati:
- infezioni o irritazioni nel punto di inserzione del sondino;
- dislocazione del dispositivo;
- nausea o ipotensione;
- discinesie;
- disturbi neuropsichiatrici in alcuni casi.
L’introduzione di questa terapia rappresenta un importante avanzamento nella gestione del Parkinson, soprattutto nelle fasi più complesse della malattia.
L’obiettivo non è la guarigione, ma un miglior controllo dei sintomi e una maggiore stabilità nel corso della giornata. In questo senso, la possibilità di ridurre le oscillazioni motorie può tradursi in un miglioramento concreto della qualità della vita, sia per i pazienti sia per le loro famiglie.
Questa nuova opzione terapeutica conferma il ruolo crescente dell’innovazione nella neurologia clinica e apre la strada a trattamenti sempre più personalizzati e mirati.
Fonti:
Repubblica - Parkinson, per la prima volta in Italia una nuova terapia per il controllo dei sintomi