Non più solo una lista di deficit, ma un insieme di risorse da valorizzare: una nuova ricerca internazionale ribalta la narrazione tradizionale sull'ADHD, dimostrando che la consapevolezza e l'uso attivo dei propri talenti personali sono la chiave per un benessere psicofisico superiore e una salute mentale più solida negli adulti neurodivergenti.
I risultati dello studio su larga scala
In occasione del mese della consapevolezza sull'ADHD, quest'anno dedicato al tema dei "molteplici volti" di questa condizione, un team di esperti dell'Università di Bath, del King’s College di Londra e del Radboud University Medical Center ha unito le forze.
Il risultato, pubblicato su Psychological Medicine, rappresenta la prima indagine su vasta scala focalizzata sui punti di forza psicologici legati all'ADHD.
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Il campione analizzato comprendeva 400 adulti: 200 con diagnosi di ADHD e 200 neurotipici e attraverso l'analisi di 25 tratti positivi (definiti come "capacità in cui si eccelle"), lo studio ha messo a confronto la percezione di sé dei due gruppi.
I "superpoteri" dell'ADHD
Sebbene l'ADHD sia spesso associato a disattenzione o impulsività, la ricerca ha isolato punti di forza specifici che gli adulti con questo disturbo da deficit di attenzione riconoscono in se stessi con molta più frequenza rispetto ai neurotipici.
Tra i più rilevanti troviamo:
- hyperfocus o iper-concentrazione: la capacità di immergersi totalmente in un'attività di interesse;
- creatività e intuizione: una naturale propensione al pensiero fuori dagli schemi;
- spontaneità e umorismo: una vitalità che spesso si traduce in una forte resilienza sociale.
Secondo Luca Hargitai, coordinatore dello studio a Bath: “È estremamente incoraggiante vedere come, accanto alle sfide quotidiane, l'ADHD porti con sé qualità positive uniche. Identificare questi tratti come veri e propri punti di forza correlati alla condizione può cambiare radicalmente la percezione che le persone hanno di se stesse.”
Il legame tra consapevolezza e salute mentale
Un dato sorprendente emerso dalla ricerca è che le persone con ADHD hanno la stessa capacità dei neurotipici di riconoscere e applicare i propri talenti.
In entrambi i gruppi, chi sfrutta attivamente le proprie doti riporta:
- un senso di benessere soggettivo più elevato;
- una migliore qualità della vita a livello sociale, fisico e professionale;
- livelli significativamente minori di ansia, stress e depressione.
Il Dott. Punit Shah, co-autore della ricerca, sottolinea l'importanza pratica di questi dati: “Sapere di avere delle competenze e saperle usare al momento giusto è un farmaco naturale per il nostro benessere. Ora che abbiamo le prove scientifiche, possiamo integrare questi risultati nel supporto psicologico clinico.”
Verso un nuovo modello di cura: dal deficit al talento
Mentre nell'autismo l'approccio "basato sui punti di forza" è già una realtà consolidata, per l'ADHD si tratta di una frontiera ancora inesplorata.
L'obiettivo futuro è creare percorsi di coaching e psicoterapia che non si limitino a "gestire i sintomi", ma insegnino a potenziare le doti innate.
La Prof.ssa Martine Hoogman conclude evidenziando l'originalità del metodo comparativo usato: “Molti studi si fermano a chiedere ai soggetti ADHD cosa sanno fare bene. Noi abbiamo coinvolto anche i neurotipici per capire cosa sia davvero specifico dell'ADHD. Educare le persone non solo sulle loro difficoltà, ma anche sul loro potenziale, è il modo migliore per prevenire rischi in ambito lavorativo e accademico.”
Lo studio conferma che l'ADHD non è definibile solo attraverso le sue sfide, ma anche attraverso tratti positivi come l'umorismo e la rapidità intuitiva, dunque implementare strategie che aiutino gli individui a riconoscere e applicare queste doti può rappresentare una svolta nel trattamento e nella concettualizzazione moderna dell'ADHD in età adulta.
Fonti:
Psychological Medicine - The role of psychological strengths in positive life outcomes in adults with ADHD