Mortalità infantile negli Stati Uniti ai minimi storici: nel 2025 registrato un nuovo calo

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 18 Giugno, 2026

Una madre col neonato in braccio sul letto

La mortalità infantile negli Stati Uniti è scesa nel 2025 a un nuovo minimo storico. A indicarlo sono i dati preliminari diffusi dai Centers for Disease Control and Prevention, secondo cui lo scorso anno si sono registrati poco meno di 5,4 decessi infantili ogni 1.000 nati vivi.

Il calo può sembrare contenuto, soprattutto se confrontato con il dato di circa 5,5 nel 2024 e 5,6 nei due anni precedenti. Tuttavia, secondo i ricercatori, la differenza è statisticamente significativa. Tradotta in numeri assoluti, significa centinaia di morti infantili in meno ogni anno.

La mortalità infantile misura il numero di bambini che muoiono prima di compiere il primo anno di vita. Poiché il numero di nascite varia di anno in anno, gli esperti utilizzano un tasso calcolato ogni 1.000 nati vivi, così da confrontare meglio l’andamento nel tempo.

Meno decessi anche nei numeri assoluti

Oltre al tasso, anche il numero complessivo di decessi infantili è in diminuzione. Secondo i dati provvisori dei CDC, nel 2025 gli Stati Uniti hanno registrato circa 19.350 morti infantili. Il dato potrebbe aumentare leggermente con il completamento delle analisi, ma il totale finale dovrebbe comunque restare inferiore ai circa 20.050 decessi del 2024 e ai circa 20.160 del 2023.

Il miglioramento si inserisce in una tendenza di lungo periodo. Tre decenni fa, il tasso di mortalità infantile negli Stati Uniti era pari a 7,5 decessi ogni 1.000 nati vivi. Da allora, progressi medici e interventi di sanità pubblica hanno contribuito a ridurre il numero di morti nel primo anno di vita.


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Il quadro, però, resta complesso. Anche con questo nuovo minimo storico, gli Stati Uniti continuano ad avere risultati peggiori rispetto ad altri Paesi ad alto reddito. Gli esperti collegano questa differenza a vari fattori, tra cui povertà, accesso insufficiente alle cure prenatali e altre criticità sociali e sanitarie.

Il confronto con altri Paesi ad alto reddito

Uno studio pubblicato lo scorso anno aveva mostrato che, nel 2022, il tasso di mortalità infantile degli Stati Uniti era quasi doppio rispetto a quello osservato in diversi altri Paesi democratici ad alto reddito, tra cui Italia, Giappone, Spagna e Svezia.

Il 2022 è stato anche l’anno in cui il tasso statunitense ha registrato il primo aumento statisticamente significativo in circa vent’anni. Gli esperti avevano attribuito quella crescita soprattutto al ritorno più marcato di infezioni da RSV e influenza, dopo le fasi più restrittive della pandemia.

Proprio l’RSV, cioè il virus respiratorio sinciziale, è particolarmente rilevante nei neonati e nei bambini piccoli, perché può causare infezioni respiratorie anche gravi. La sua maggiore circolazione può quindi avere un impatto diretto sugli esiti nei primi mesi di vita.

Il possibile ruolo della prevenzione contro l’RSV

Nel 2023, le autorità sanitarie statunitensi hanno iniziato a raccomandare due nuove misure per ridurre l’impatto dell’RSV sui neonati. La prima è un’iniezione di anticorpi prodotti in laboratorio, destinata ai bambini, per aiutare il sistema immunitario a contrastare il virus. La seconda è la vaccinazione contro l’RSV per le donne tra la 32ª e la 36ª settimana di gravidanza.

Secondo un esperto della March of Dimes, queste misure potrebbero aver contribuito al miglioramento osservato nel 2024. È difficile stabilire con certezza quanto ogni singolo intervento abbia pesato sul calo della mortalità infantile, ma la prevenzione delle infezioni respiratorie nei primi mesi di vita è considerata una pista concreta.

Il dottor Michael Warren, chief medical and health officer della March of Dimes, ha definito il dato incoraggiante, auspicando che la tendenza possa continuare nei prossimi anni.

Sonno sicuro e sindrome della morte improvvisa del lattante

Un altro possibile contributo al calo riguarda la riduzione della sindrome della morte improvvisa del lattante. Secondo Warren, questo miglioramento potrebbe essere collegato a una maggiore educazione sul sonno sicuro dei neonati.

Le campagne di informazione rivolte ai genitori e ai caregiver insistono da anni sull’importanza di creare un ambiente di riposo più sicuro per i bambini piccoli. Anche in questo caso, il testo dei dati non consente di attribuire il calo a una sola causa, ma suggerisce che la prevenzione e l’informazione possano avere un ruolo reale.

La mortalità infantile, infatti, non dipende da un unico elemento. È il risultato di molti fattori che si intrecciano: salute materna, accesso alle cure, assistenza durante la gravidanza, condizioni sociali, prevenzione delle infezioni, sicurezza domestica e qualità del sistema sanitario.

Le differenze restano forti tra gruppi e territori

I CDC hanno pubblicato i dati provvisori del 2025 a fine maggio. Successivamente, l’agenzia ha diffuso un’analisi più dettagliata relativa al 2024, con informazioni non ancora disponibili per il 2025.

Nel 2024, i tassi di mortalità sono diminuiti sia tra i neonati più piccoli, cioè quelli con meno di 28 giorni, sia tra i bambini più grandi ma comunque sotto l’anno di età. Secondo i dati provvisori, questi cali sono continuati anche nel 2025.

Restano però differenze molto marcate. Nel 2024, la mortalità infantile variava in modo significativo in base alla razza e all’etnia della madre. I bambini nati da donne nere avevano tassi di morte più che doppi rispetto ai bambini nati da donne ispaniche, bianche e asiatico-americane.

Sono emerse anche differenze territoriali importanti. Il Mississippi aveva il tasso di mortalità infantile più alto, con 9,65 decessi ogni 1.000 nati vivi. Il New Hampshire, invece, registrava il dato più basso, poco sotto i 3 decessi ogni 1.000.

Un miglioramento reale, ma non uniforme

L’analisi del 2024 ha evidenziato anche una riduzione della mortalità tra i bambini nati a termine, cioè tra la 39ª e la 40ª settimana di gestazione. Per gli altri gruppi di età gestazionale, invece, i tassi non sono cambiati in modo significativo.

Secondo Warren, le differenze osservate tra popolazioni e Stati riflettono una varietà di ragioni, legate all’accesso alle cure, ai fattori comunitari e alle politiche capaci di migliorare salute ed esiti. Il calo nazionale è quindi un segnale positivo, ma non cancella le disuguaglianze ancora presenti.

Il dato del 2025 mostra che gli Stati Uniti hanno raggiunto un nuovo minimo nella mortalità infantile. È una notizia importante, soprattutto perché riguarda vite salvate nel periodo più fragile dell’esistenza. Allo stesso tempo, il confronto internazionale e le differenze interne ricordano che il progresso non è distribuito allo stesso modo.

Per consolidare la tendenza serviranno continuità nella prevenzione, accesso più equo alle cure prenatali e neonatali, attenzione alle infezioni respiratorie e politiche sanitarie capaci di raggiungere le famiglie più vulnerabili. Il calo è incoraggiante, ma la sua portata dipenderà da quanto riuscirà a diventare stabile e condiviso.

Fonti:

ScienceAlert - US Infant Mortality Rate Drops to All-Time Low, And This Could Be Why

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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