Centinaia di lepri morte, segnalazioni diffuse sul territorio e un quadro epidemiologico che ha portato la Regione Veneto a intervenire con misure temporanee per limitare ulteriormente la diffusione della malattia. Il presidente regionale Alberto Stefani ha firmato un decreto che sospende il prelievo venatorio della lepre comune fino al 30 novembre in dodici Ambiti territoriali di caccia e nel Comprensorio alpino TV14.
Il provvedimento riguarda le aree nelle quali sono state evidenziate le criticità maggiori e si inserisce in una strategia più ampia che comprende anche il blocco dei ripopolamenti. Alla base della decisione c’è la diffusione della mixomatosi associata alla variante virale Toledo-MYXV, che negli ultimi mesi ha provocato una mortalità significativa nelle popolazioni selvatiche.
Dove è stata sospesa la caccia alla lepre
Lo stop riguarda gli Ambiti territoriali di caccia RO01, RO02, RO03, PD04, VE02, VE03, VE04, VR05, VR06, TV03, TV05 e TV06, oltre al Comprensorio alpino TV14. La sospensione resterà valida fino al 30 novembre compreso, cioè fino alla conclusione del periodo di caccia previsto dal calendario venatorio regionale per la specie.
Non si tratta quindi di una chiusura generale della caccia in Veneto, ma di una misura circoscritta alla lepre comune e alle aree nelle quali sono state segnalate maggiori difficoltà. Il provvedimento è stato adottato sulla base delle informazioni epidemiologiche raccolte e delle segnalazioni inviate dagli organismi che gestiscono la fauna e l’attività venatoria.
Secondo la Regione, in presenza di una malattia in espansione e di una riduzione della consistenza delle popolazioni selvatiche, la sospensione rappresenta una misura cautelativa finalizzata soprattutto a non sottoporre ulteriormente a pressione una specie già colpita dall’epidemia.
Vietati anche ripopolamenti e trasferimenti di lepri
Alla sospensione della caccia si aggiunge una misura che interessa invece l’intero territorio regionale. La Giunta ha vietato la cattura di lepri destinata al ripopolamento, la traslocazione degli animali provenienti da cattura o allevamento e l’immissione in natura di nuovi esemplari, comprese le lepri provenienti dall’estero.
Il divieto resterà in vigore fino a quando la Regione non adotterà indicazioni differenti sulla base dell’evoluzione epidemiologica. La ragione è legata soprattutto al rischio che la movimentazione degli animali possa contribuire a diffondere ulteriormente il virus tra territori che presentano situazioni sanitarie differenti.
L’assessore regionale all’Agricoltura, alla Caccia e alla Pesca Dario Bond ha sottolineato proprio questo aspetto: in una fase caratterizzata da mortalità importanti tra gli animali selvatici, l’obiettivo è evitare che operazioni di ripopolamento o trasferimento introducano nuovi fattori di rischio. La strategia prevede quindi una limitazione dei movimenti e, allo stesso tempo, un rafforzamento della sorveglianza.
Mixomatosi rilevata quasi in tutto il Veneto
Il quadro emerso durante la riunione tecnica del 22 ottobre tra i Servizi veterinari regionali, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e i centri di riferimento mostra una diffusione ormai ampia. La malattia è stata infatti rilevata in tutte le province del Veneto con la sola eccezione di Belluno.
Anche Belluno, tuttavia, viene considerata un’area esposta al rischio di introduzione del virus per la vicinanza con territori nei quali la malattia è già presente. La situazione viene quindi monitorata a livello regionale e non soltanto nelle zone nelle quali sono stati confermati i casi.
La mixomatosi è stata segnalata anche all’interno di allevamenti di conigli e lepri, un elemento che amplia il problema dalla gestione della fauna selvatica alla sanità animale e alle attività produttive. Il Veneto rappresenta infatti circa il 40% della produzione nazionale di carne cunicola e una quota particolarmente elevata dell’attività è concentrata nelle province di Treviso, Padova e Vicenza.
La sola provincia di Treviso, secondo i dati riportati dalla Regione, rappresenta circa il 20% dell’intera produzione italiana. Per questo motivo il monitoraggio della malattia viene considerato importante sia per tutelare le popolazioni selvatiche sia per comprendere eventuali conseguenze sugli allevamenti.
Quali sono i sintomi da segnalare
Parallelamente alle limitazioni introdotte, la Regione ha deciso di potenziare la sorveglianza passiva. Ambiti territoriali di caccia e Comprensori alpini dovranno promuovere attività informative rivolte soprattutto a cacciatori, agricoltori e operatori che lavorano a contatto con la fauna.
L’indicazione è quella di segnalare rapidamente il ritrovamento di lepri morte, moribonde oppure di animali che mostrano manifestazioni compatibili con la malattia. Tra i segni indicati figurano noduli cutanei, gonfiore delle palpebre e infiammazioni oculari.
Le segnalazioni dovranno essere indirizzate ai Servizi veterinari dell’Ulss competente, che potranno coinvolgere l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per gli accertamenti. Quando possibile, viene richiesto anche di comunicare le coordinate del punto di ritrovamento, fotografie dell’animale e una descrizione delle manifestazioni osservate. Sono informazioni utili per ricostruire la diffusione geografica dei casi e valutare l’evoluzione della situazione.
Perché la Regione ha deciso di intervenire ora
L’intervento nasce dalla combinazione di più elementi: aumento delle segnalazioni, mortalità delle lepri selvatiche, presenza della malattia negli allevamenti e riduzione delle popolazioni in alcune aree. Secondo il presidente Stefani, aspettare un ulteriore peggioramento avrebbe significato intervenire più tardi su una situazione già critica.
La sospensione della caccia viene quindi presentata come una misura mirata e temporanea. Non ha l’obiettivo di modificare in maniera permanente l’attività venatoria, ma di ridurre la pressione sulle popolazioni selvatiche durante una fase epidemiologica particolarmente delicata.
Più ampio è invece il blocco dei ripopolamenti, che riguarda tutto il Veneto e non ha al momento una data precisa di conclusione. Sarà infatti l’evoluzione della malattia a determinare quando potranno essere nuovamente autorizzate catture, trasferimenti e immissioni.
Sorveglianza animale e tutela del territorio
Il caso della mixomatosi viene affrontato dalla Regione anche attraverso un approccio che mette insieme fauna selvatica, allevamenti e ambiente. L’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa ha richiamato la necessità di considerare in modo integrato la salute animale e quella degli ecosistemi, soprattutto quando un agente infettivo può circolare tra animali selvatici e allevati.
Per il momento la priorità è quindi contenere la movimentazione delle lepri e raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sui nuovi casi. Il monitoraggio servirà a stabilire se le misure adottate debbano essere mantenute, ampliate oppure gradualmente ritirate.
La situazione resta sotto osservazione, soprattutto perché la diffusione ha già interessato quasi tutto il territorio regionale. Fino al 30 novembre la caccia alla lepre rimarrà sospesa nelle dodici aree e nel Comprensorio alpino individuati dal decreto, mentre il divieto di ripopolamento continuerà fino a una nuova decisione della Regione.
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