Al presidio ospedaliero San Paolo di Milano, i reparti di degenza sarebbero diventati ambienti difficili da sostenere a causa del mancato funzionamento dell’impianto di climatizzazione. A denunciarlo è il NurSind, sindacato degli infermieri, che punta il dito verso un problema segnalato da settimane.
Secondo quanto riferito dal sindacato, in alcuni reparti le temperature arriverebbero a 30 gradi e, in certi casi, li supererebbero. Una condizione che renderebbe pesante il lavoro di infermieri, operatori sanitari e personale impegnato nell’assistenza quotidiana, ma che inciderebbe anche sul benessere dei pazienti ricoverati, già fragili perché alle prese con patologie e percorsi di cura.
Le segnalazioni, spiega il NurSind, sarebbero arrivate da più fronti: operatori sanitari, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e pazienti. Il problema si trascinerebbe da oltre tre settimane, in concomitanza con l’inizio dell’ondata di caldo torrido che ha interessato la città.
Il paradosso della condensa e dei corridoi allagati
Alla mancanza di fresco si aggiungerebbe un altro disagio. Secondo il sindacato, lo stesso impianto di climatizzazione che non riuscirebbe a raffreddare i reparti continuerebbe però a produrre condensa, con infiltrazioni nei locali e allagamenti nei corridoi.
Il risultato, nella ricostruzione del NurSind, è una situazione definita paradossale: da un lato il caldo nei reparti, dall’altro l’acqua che si accumula negli spazi interni. Il personale sarebbe quindi costretto a gestire contemporaneamente temperature elevate, condizioni operative complesse e disagi legati alle infiltrazioni.
In un ospedale, temperatura, sicurezza degli ambienti e condizioni igienico-operative sono elementi che incidono direttamente sulla qualità dell’assistenza. Per questo il sindacato chiede interventi rapidi e verifiche da parte degli organismi competenti.
Il sindacato: condizioni intollerabili per lavoratori e pazienti
Il segretario territoriale del NurSind Milano, Giovanni Migliaccio, ha definito inaccettabile che nel 2026 si possa lavorare o essere ricoverati in reparti che raggiungono e superano i 30 gradi. Secondo il sindacato, non si tratterebbe di un semplice disagio legato alla stagione, ma di una condizione capace di incidere sulla salute, sulla sicurezza e sulla qualità dell’assistenza.
Migliaccio inserisce la vicenda in un quadro aziendale già considerato critico. Da tempo, afferma il NurSind, vengono segnalate difficoltà del personale legate a carichi di lavoro crescenti, riposi saltati e condizioni operative complicate. A questi problemi si aggiungerebbero ora reparti trasformati in ambienti troppo caldi, con conseguenze sia per chi cura sia per chi viene curato.
Secondo quanto riferito dal sindacato, in alcuni casi sarebbero stati gli stessi pazienti ad avvisare le forze dell’ordine, ritenendo la situazione non più sostenibile e temendo possibili effetti sulle proprie condizioni di salute.
Pronto il ricorso agli organi competenti
Il NurSind ha annunciato l’intenzione di portare la vicenda all’attenzione dell’Ats e degli organi competenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’obiettivo è chiedere verifiche sulla situazione interna al presidio e sollecitare interventi concreti.
Il sindacato chiede risposte immediate da parte della direzione aziendale, sostenendo che il rispetto della dignità di lavoratori e pazienti non possa essere messo in secondo piano. La richiesta è il ripristino di condizioni adeguate nei reparti, sia dal punto di vista della temperatura sia da quello della sicurezza degli ambienti.
La vicenda arriva in una fase di caldo intenso, in cui gli ospedali sono chiamati a proteggere in modo particolare le persone più vulnerabili. Pazienti ricoverati, anziani, persone con patologie croniche e operatori sanitari impegnati per molte ore in reparto sono tra i soggetti più esposti agli effetti delle temperature elevate.
Una questione che riguarda l’assistenza ospedaliera
Il caso del San Paolo mette al centro la capacità delle strutture sanitarie di garantire ambienti sicuri e adeguati anche durante le ondate di calore. Il caldo estremo può diventare un fattore di rischio aggiuntivo, soprattutto dove gli impianti non funzionano o non riescono a sostenere la domanda.
La denuncia del NurSind chiede quindi una risposta rapida, ma solleva anche una questione più ampia: la manutenzione degli edifici sanitari, la protezione dei lavoratori e la qualità degli spazi in cui i pazienti ricevono assistenza.
Ora la vicenda passa alla fase delle verifiche e delle eventuali decisioni operative. Per il sindacato, però, il punto resta urgente: nei reparti di un ospedale pubblico non dovrebbero esserci condizioni tali da rendere ancora più difficile il lavoro degli operatori e la permanenza dei pazienti. La priorità, secondo la denuncia, è riportare il presidio a standard compatibili con sicurezza, dignità e continuità delle cure.