L'ottimismo può salvare il cervello? Le ultime evidenze dalla ricerca sulla demenza

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Arianna Bordi
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Data articolo – 12 Aprile, 2026

Gruppo di colleghi impegnati in una discussione produttiva in ufficio che sorridono insieme

Un nuovo studio aggiunge un elemento inaspettato ai modi per prendersi cura del cervello: il modo in cui guardiamo al futuro.

Secondo la ricerca, infatti, l'ottimismo sarebbe associato a un rischio significativamente più basso di sviluppare la demenza nel corso di 14 anni di osservazione.

Lo studio: chi, come, e per quanto tempo

Il gruppo di ricerca, coordinato dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha analizzato i dati dell'Health and Retirement Study, un ampio campione rappresentativo di adulti americani over 70, seguendo più di 9.000 partecipanti cognitivamente sani per un periodo fino a 14 anni, tra il 2006 e il 2020.

Il livello di ottimismo è stato misurato tramite il Life Orientation Test-Revised, uno strumento validato.

I ricercatori hanno, poi, valutato l'insorgenza della demenza durante il follow-up, e hanno scoperto che un incremento di una deviazione standard nell'ottimismo corrispondeva a un rischio di demenza inferiore del 15%, dopo aver corretto per età, sesso, etnia, istruzione, depressione e principali condizioni di salute.

Un dettaglio metodologicamente rilevante: l'aggiunta di comportamenti legati alla salute, come fumo e attività fisica, all'analisi non ha modificato sostanzialmente i risultati, suggerendo che il legame tra ottimismo e salute cerebrale passa anche attraverso canali diversi dal semplice stile di vita.

Uno degli aspetti più significativi è, inoltre, la trasversalità del dato: l'associazione protettiva è stata osservata sia nei partecipanti non-ispanici bianchi sia in quelli non-ispanici neri, due gruppi che non sempre mostrano gli stessi risultati nelle ricerche sull'invecchiamento.

I meccanismi: perché l'ottimismo potrebbe proteggere il cervello

La domanda biologica è la più intrigante: come può un'attitudine mentale incidere sulla neurodegenerazione?

Tra le possibili spiegazioni vi sono meccanismi biologici diretti: il collegamento con il cortisolo è particolarmente rilevante.

Infatti, i ricercatori ritengono che le persone ottimiste siano più capaci di gestire lo stress, il che si traduce in livelli più bassi di cortisolo; un ormone che, in eccesso cronico, può danneggiare l'ippocampo.

Studi indipendenti confermano questa traiettoria: la ricerca ha mostrato che se il rilascio di glucocorticoidi, come, per l’appunto, il cortisolo, è prolungato a causa di stress cronico, l'ippocampo può subire danni strutturali, un meccanismo proposto per spiegare come lo stress prolungato incida negativamente sulla memoria.

Un filone di ricerca parallelo offre un'ulteriore chiave interpretativa: esperienze di vita cognitivamente stimolanti, come un’istruzione di livello alto, lavori complessi, attività fisiche e sociali sostenute, aiutano a costruire la riserva cognitiva, che sembra proteggere contro i sintomi della demenza.


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Livelli elevati o persistenti di stress sono, però, associati a una riduzione di questa riserva: dunque, se l'ottimismo attenua la risposta allo stress, potrebbe quindi contribuire indirettamente a preservare questa riserva cerebrale.

Uno studio del Karolinska Institutet ha approfondito questo meccanismo: una maggiore riserva cognitiva è stata associata a migliori performance cognitive, ma l'aggiustamento per i livelli di cortisolo ne riduceva il beneficio.

Non è solo questione di umore: l'ottimismo non è l'assenza di depressione

Una delle obiezioni più frequenti a questi studi è che si stia misurando semplicemente l'assenza di depressione

Il nuovo studio risponde direttamente: la protezione osservata è rimasta robusta anche dopo aver controllato statisticamente la depressione e le condizioni di salute preesistenti, il che dimostra che l'ottimismo, inteso come aspettativa generalizzata che accadano cose positive, fornisce una protezione unica per il cervello, distinta da quella legata all'umore.

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Infatti, forse il dato più rilevante per la salute pubblica è che l'ottimismo non è un tratto fisso: la ricerca psicologica suggerisce che l'ottimismo è ereditabile solo per circa il 25%; il resto è plasmato dall'ambiente e dalle abitudini.

E non si tratta di un dato nuovo: già nel 2019 uno studio della Boston University e di Harvard aveva rilevato che gli individui più ottimisti avevano in media una durata della vita dell'11-15% più lunga e una probabilità del 50-70% maggiore di raggiungere gli 85 anni rispetto ai meno ottimisti, mantenendo il risultato anche dopo aver corretto per età, istruzione, malattie croniche e abitudini come fumo, alcol e dieta.

Sebbene sia parzialmente modificabile, l'ottimismo è un costrutto psicologico profondo: la ricerca non indica che basti "pensare positivo" per evitare la demenza., il beneficio deriva dalla risposta biologica allo stress (resilienza), che è spesso inconscia e radicata nel funzionamento del sistema nervoso autonomo.

Limiti e cautele dei risultati

Uno studio osservazionale, per quanto ampio e ben controllato, non può dimostrare causalità: dunque, è ancora difficile sapere con certezza se l'ottimismo possa comportare la riduzione del rischio di demenza o se condivide cause comuni con essa.

Resta da chiarire in modo più preciso quali siano i meccanismi biologici dominanti, nonché se interventi mirati ad aumentare l'ottimismo negli anziani producano effettivamente benefici cognitivi misurabili.

Fonti:

Ultimo aggiornamento – 09 Aprile, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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