Le liste d’attesa continuano a rappresentare una delle principali criticità del sistema sanitario italiano. Spesso il problema viene attribuito alla carenza di personale o di strutture, ma una parte rilevante del fenomeno riguarda anche la domanda di prestazioni. Secondo le stime del Ministero della Salute, circa il 20% delle prescrizioni di visite specialistiche ed esami diagnostici risulta inappropriato, ovvero non necessario o non giustificato da un reale bisogno clinico.
Si tratta di milioni di prestazioni ogni anno, con un impatto significativo non solo sui tempi di attesa ma anche sulle risorse economiche. La cosiddetta medicina difensiva, cioè la tendenza dei medici a prescrivere esami per evitare possibili contestazioni o per rispondere alle richieste dei pazienti, contribuisce a questo fenomeno. Il costo complessivo è stimato in circa 10 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a interventi più utili.
Offerta e domanda: due lati dello stesso problema
Gli esperti sottolineano che il problema delle liste d’attesa va affrontato su due fronti. Da un lato c’è l’offerta di prestazioni, che negli ultimi anni si è cercato di aumentare con misure come aperture straordinarie e attività nel fine settimana. Dall’altro lato, però, c’è la domanda, che resta più difficile da controllare.
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Gli interventi normativi su questo secondo aspetto sono ancora limitati. Il disegno di legge sulle prestazioni sanitarie è fermo da tempo, ma qualcosa si sta muovendo attraverso iniziative più operative. In questo contesto si inserisce il lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità, che insieme alle società scientifiche ha iniziato a pubblicare una serie di raccomandazioni clinico-assistenziali rivolte ai medici.
Le nuove linee guida per evitare esami inutili
Le indicazioni diffuse mirano a guidare medici di famiglia e specialisti verso una maggiore appropriatezza nelle prescrizioni. Un caso emblematico è quello dell’ecografia addome completo, tra gli esami più richiesti e spesso utilizzato in modo eccessivo.
Le raccomandazioni chiariscono che questo tipo di esame non è utile quando manca un sospetto diagnostico preciso oppure quando viene ripetuto senza una motivazione concreta. In questi casi, oltre a non fornire informazioni rilevanti, può innescare ulteriori accertamenti inutili, con un effetto a catena che allunga i tempi per tutti.
Un altro esempio riguarda la sindrome del tunnel carpale, una patologia molto diffusa. Qui le indicazioni suggeriscono di privilegiare l’ecografia, mentre la risonanza magnetica, pur più dettagliata, ha un ruolo limitato e dovrebbe essere utilizzata solo in casi specifici.
Verso una tutela maggiore per i medici
Per favorire l’adozione di queste buone pratiche, è allo studio anche una revisione della normativa sulla responsabilità medica. L’idea è quella di equiparare le raccomandazioni cliniche alle linee guida ufficiali, in modo che i medici che le seguono siano tutelati, rispondendo solo in caso di colpa grave o imperizia. Questo comporterebbe una riduzione di quella che viene chiamata “medicina difensiva”: in molti casi, purtroppo, vengono prescritti infatti esami inutili solo per evitare contenziosi.
Si tratta di un passaggio importante, perché uno dei fattori che alimentano la prescrizione eccessiva è proprio il timore di contenziosi legali. Ridurre questa pressione potrebbe contribuire a un uso più mirato delle risorse sanitarie.
Il problema dei “no show” e delle prenotazioni fantasma
Un altro elemento che incide sulle liste d’attesa è rappresentato dai pazienti che prenotano visite o esami e poi non si presentano. Questo fenomeno, noto come “no show”, riguarda tra il 10% e il 20% delle prenotazioni.
Ogni appuntamento mancato senza disdetta equivale a uno slot sottratto a chi ne avrebbe bisogno. Anche in questo caso, il problema non è legato alla capacità del sistema, ma al modo in cui viene utilizzato.
Il possibile contributo dell’intelligenza artificiale
Per affrontare il tema dell’appropriatezza, si stanno sperimentando anche strumenti tecnologici. Uno studio condotto su oltre 17.000 prescrizioni ha utilizzato algoritmi di intelligenza artificiale per valutarne la correttezza.
I risultati mostrano che solo il 39% delle richieste rispetta pienamente i criteri di appropriatezza, mentre il 43% risulta inappropriato e la restante parte solo parzialmente utile. Questi dati confermano la dimensione del problema e suggeriscono che sistemi di supporto decisionale potrebbero aiutare i medici nella pratica quotidiana.
Un cambiamento ancora all’inizio
Le iniziative avviate rappresentano un primo passo, ma la questione resta complessa. Ridurre le prescrizioni inutili significa intervenire su abitudini consolidate, aspettative dei pazienti e meccanismi di tutela professionale.
Il tema dell’appropriatezza, però, appare sempre più centrale. Migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta di prestazioni sanitarie non passa solo da nuovi investimenti, ma anche da un uso più consapevole degli strumenti già disponibili.
FONTI:
IlSole24Ore - Liste d'attesa, troppe ricette per visite ed esami: parte la caccia all'appropriatezza