La tua scrittura è diventata più piccola? Il segnale del Parkinson da non ignorare

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian RaddatoMedico Generale
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 19 Settembre, 2026

Un anziano che scrive

La scrittura può cambiare nelle persone con malattia di Parkinson, ma non sempre nello stesso modo. In alcuni casi i caratteri risultano piccoli fin dall'inizio; in altri, invece, la dimensione diminuisce progressivamente mentre la persona continua a scrivere.

È quest'ultimo fenomeno, chiamato micrografia progressiva, ad aver attirato l'attenzione di un gruppo di ricercatori dell'Università di Tokyo, che ha provato a capire se il restringimento della grafia dipenda esclusivamente dalle difficoltà motorie oppure rifletta un meccanismo più complesso.

Lo studio, pubblicato il 12 settembre 2026 sul Journal of Neural Transmission, suggerisce che la seconda ipotesi meriti attenzione. Nei pazienti che presentavano una micrografia progressiva, infatti, sono emerse anche differenze in alcuni indicatori delle funzioni cognitive.

Il risultato non dimostra che la scrittura più piccola sia un segnale diretto di declino cognitivo, né permette di utilizzarla da sola per diagnosticare il Parkinson. Indica però che il gesto della scrittura potrebbe racchiudere informazioni più ampie sul modo in cui il cervello controlla, mantiene e corregge un movimento nel tempo.

Micrografia costante e progressiva non sono la stessa cosa

Con il termine micrografia si indica una riduzione delle dimensioni della scrittura, una caratteristica conosciuta da tempo nella malattia di Parkinson.

Esistono però forme differenti. Nella micrografia costante, le lettere appaiono più piccole già dall'inizio. In quella progressiva, invece, i primi caratteri possono avere dimensioni relativamente normali, per poi diventare sempre più piccoli durante una sequenza di scrittura.

Questa differenza è importante perché per scrivere il cervello deve programmare il gesto, produrre il movimento, controllare ciò che sta accadendo e correggere continuamente la traiettoria.


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Mantenere stabile la dimensione di una lettera ripetuta più volte richiede quindi un coordinamento continuo tra funzioni motorie e processi di controllo. È proprio su questo aspetto che si sono concentrati i ricercatori giapponesi.

Lo studio ha coinvolto 39 persone con Parkinson

La ricerca ha analizzato 39 pazienti con malattia di Parkinson, con un'età media di circa 74 anni, confrontandoli con 20 persone anziane sane. Ai partecipanti è stato chiesto di scrivere dieci volte su un tablet il carattere hiragana giapponese “ma”.

Il compito veniva eseguito in due modalità: inizialmente copiando il carattere da un modello e successivamente riproducendolo senza averlo davanti. Il tablet permetteva di registrare con precisione il movimento della penna e di misurare quanto le dimensioni del carattere cambiassero da una ripetizione alla successiva.

Tra i pazienti con Parkinson, 14 persone hanno mostrato una micrografia progressiva, mentre gli altri 25 pazienti non presentavano la stessa riduzione sistematica delle dimensioni. È proprio confrontando questi due gruppi che sono emerse le differenze più interessanti.

Chi aveva micrografia progressiva mostrava punteggi cognitivi inferiori

I pazienti con micrografia progressiva hanno ottenuto risultati complessivamente inferiori al Mini-Mental State Examination, o MMSE, un test utilizzato per valutare diversi aspetti delle funzioni cognitive. Al contrario, tra i due gruppi non sono state rilevate differenze significative per quanto riguarda età, durata della malattia o punteggio motorio generale.

Un altro dato ha attirato l'attenzione dei ricercatori: quanto maggiore risultava il restringimento della scrittura, tanto più tendeva a essere basso il punteggio cognitivo globale. L'associazione viene descritta come moderata e, quindi, non permette di concludere che un fenomeno provochi direttamente l'altro.

Il risultato suggerisce però che la micrografia progressiva potrebbe non dipendere semplicemente dal fatto che la mano riesca a produrre movimenti sempre meno ampi. Potrebbero essere coinvolti anche i meccanismi che permettono di monitorare il gesto e mantenerne stabile il programma mentre viene eseguito.

Il machine learning ha cercato quali caratteristiche fossero più importanti

Per approfondire il fenomeno, gli autori hanno utilizzato diversi modelli di machine learning, ai quali sono state fornite 29 caratteristiche cliniche. Tra queste rientravano età, durata della malattia, dose equivalente di levodopa, risultati delle singole prove del MMSE e diversi elementi della scala motoria MDS-UPDRS, utilizzata nella valutazione del Parkinson.

Il modello con le prestazioni migliori ha ottenuto una AUC di 0,877 e un'accuratezza dell'82,1% nel distinguere i pazienti con micrografia progressiva da quelli che non la presentavano.

Tra le caratteristiche che contribuivano alla classificazione non figuravano soltanto elementi direttamente legati alla motricità della mano. Comparivano anche orientamento temporale e altri compiti cognitivi, insieme a caratteristiche motorie relative all'eloquio, alla postura, al cammino e all'agilità delle gambe.

Nessun singolo elemento sembrava quindi sufficiente a spiegare il fenomeno. A emergere era piuttosto una combinazione di segnali diversi.

La scrittura che si restringe non coincide semplicemente con la bradicinesia

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il rapporto con la bradicinesia, cioè il rallentamento e la riduzione dell'ampiezza dei movimenti tipici del Parkinson. La micrografia viene spesso collegata proprio a questo disturbo motorio, ma i nuovi risultati indicano che la forma progressiva potrebbe essere più articolata.

Studi precedenti avevano già suggerito che il fenomeno coinvolgesse non soltanto i circuiti motori dei gangli della base, ma anche connessioni con aree motorie mediali e cervelletto. Altre ricerche hanno inoltre associato la micrografia progressiva a una ridotta consapevolezza del proprio controllo motorio.

Questo significa che una persona potrebbe avere maggiori difficoltà non soltanto nel produrre il movimento corretto, ma anche nel valutare e correggere ciò che sta facendo mentre il gesto procede. La scrittura, da questo punto di vista, diventa un compito particolarmente interessante perché obbliga il cervello a combinare movimento, pianificazione, feedback visivo e controllo continuo.

Scrivere più piccolo non significa avere il Parkinson

I risultati richiedono comunque molta prudenza. Lo studio ha coinvolto soltanto 39 pazienti con Parkinson, mentre i ricercatori hanno analizzato 29 possibili variabili predittive. Si tratta quindi di un campione relativamente piccolo rispetto alla quantità di caratteristiche considerate.

Gli stessi autori definiscono l'analisi esplorativa e sottolineano la necessità di verificare i risultati in gruppi più numerosi e indipendenti. C'è poi un altro limite importante: il modello non cercava di distinguere le persone con Parkinson da quelle sane. Il confronto avveniva esclusivamente tra pazienti già diagnosticati, separando chi mostrava micrografia progressiva da chi non la presentava.

Quando inoltre veniva modificata la soglia utilizzata per definire la micrografia progressiva, le prestazioni del modello diminuivano. Per questo motivo osservare che la propria scrittura diventa più piccola mentre si continua a scrivere non può essere considerato un test domestico per il Parkinson.

Un piccolo segnale che potrebbe raccontare qualcosa di più

Lo studio, finanziato dai programmi pubblici giapponesi JST Moonshot e JSPS KAKENHI, senza conflitti d'interesse dichiarati dagli autori, apre però una prospettiva interessante.

La scrittura viene spesso considerata un gesto automatico, ma in realtà richiede l'intervento coordinato di numerose funzioni cerebrali. Una variazione progressiva nelle dimensioni dei caratteri potrebbe quindi riflettere anche una difficoltà nel mantenere stabile e controllare il gesto nel corso del tempo.

Per capire quanto questo segnale possa diventare utile nella pratica clinica serviranno studi più grandi e metodologicamente più solidi. Per ora, quindi, la micrografia progressiva resta un possibile indicatore da studiare, non uno strumento diagnostico autonomo. Ma il fatto che un cambiamento apparentemente semplice nella grafia possa essere collegato contemporaneamente ad aspetti motori e cognitivi suggerisce che anche un gesto quotidiano come scrivere possa offrire nuove informazioni sul funzionamento del cervello nel Parkinson.

Fonte:

Journal of Neural Transmission - Progressive micrographia in Parkinson’s disease is associated with multidimensional cognitive and motor features

Ultimo aggiornamento – 14 Settembre, 2026

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