La lotta alle pandemie influenzali potrebbe presto contare su un nuovo, potente alleato: uno spray nasale a base di anticorpi che ha già superato con successo i test preliminari sull'uomo, dopo aver mostrato risultati eccellenti su topi e macachi.
La sua particolarità? Sembra in grado di neutralizzare qualsiasi ceppo influenzale, inclusi quelli che effettuano il "salto di specie" dagli animali agli esseri umani.
Il limite dei vaccini tradizionali
Ad oggi, l’unica modalità per difendersi è il vaccino annuale, ma purtroppo la sua efficacia è spesso parziale perché i virus influenzali mutano rapidamente, costringendoci a rincorrere ceppi sempre nuovi.
Per superare questo limite è stato sviluppato e testato il CR9114, un anticorpo monoclonale somministrato via spray nasale capace di colpire l'emoagglutinina (la "chiave" del virus) sia nei ceppi di tipo A che di tipo B.
A differenza degli anticorpi comuni prende di mira una parte del virus che resta invariata, indipendentemente dalle mutazioni esterne.
Dalle iniezioni allo spray: la svolta
Inizialmente, l'anticorpo iniettato nel sangue non offriva una protezione adeguata, poiché non raggiungeva in quantità sufficiente il naso, la principale "porta d'ingresso" dell'infezione.
La svolta è arrivata nel 2022 quando l'anticorpo è stato formulato come spray.
I risultati sono stati sorprendenti:
- test animali: lo spray ha protetto topi e macachi da vari ceppi di influenza A e B, incluso uno storico virus risalente al 1933;
- test clinici (fase 1): su 143 volontari (18-55 anni) la somministrazione due volte al giorno è risultata sicura e priva di effetti collaterali gravi;
- efficacia del muco: il muco nasale dei partecipanti ha dimostrato di poter neutralizzare diversi virus, compreso un ceppo di influenza aviaria emerso in Cina nel 2013.
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L'aspetto più rilevante dello studio è la conferma che la protezione riscontrata nei primati non umani (che riflettono accuratamente la risposta umana) deriva dallo stesso dispositivo e dalla stessa formulazione spray destinati all'uomo.
Risultati dei test clinici e preclinici
Lo studio ha analizzato il comportamento del CR9114 su topi, primati e in test di fase 1 sull'uomo, rivelando dati fondamentali sulla sua efficacia:
- sicurezza e tollerabilità: il trattamento è risultato sicuro e ben tollerato a tutti i dosaggi testati;
- farmacocinetica nasale: l'emivita dell'anticorpo nel naso è di circa 3 ore. I ricercatori hanno osservato che i livelli di protezione diventano stabili molto rapidamente con somministrazioni ripetute;
- frequenza della dose: il passaggio da una a due somministrazioni giornaliere ha aumentato le concentrazioni minime di anticorpo nel naso fino a 92 volte, garantendo una copertura molto più solida;
- neutralizzazione ad ampio spettro: i campioni prelevati dai pazienti (specialmente al dosaggio di 10 mg) hanno mostrato una capacità neutralizzante superiore contro ceppi vari come A/H1N1, A/H3N2 e il pericoloso virus aviario A/H5N1.
Prospettive e limiti
Nonostante l'entusiasmo, restano alcune sfide:
- copertura non totale: il virus può entrare anche dalla bocca, quindi lo spray non garantisce un'immunità al 100%;
- praticità: richiedendo due applicazioni al giorno, è meno comodo della singola iniezione annuale.
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Lo spray potrebbe essere rivoluzionario per i soggetti fragili, gli operatori sanitari in prima linea o come scudo immediato durante una pandemia, in attesa che i vaccini specifici vengano sviluppati e distribuiti.
Fonti:
Science Translational Medicine - Phase 1 and preclinical studies reveal safety, pharmacokinetics, and efficacy of intranasal delivery of the influenza antibody CR9114