L’influenza ha iniziato a circolare e, con l’avvio della nuova stagione, torna anche il tema di come affrontare correttamente le infezioni respiratorie dei mesi più freddi. Le previsioni parlano di un numero di contagi che potrebbe arrivare fino a 14 milioni, una stima che fotografa la possibile estensione della stagione ma che, naturalmente, non indica quanti casi saranno gravi né permette di sapere in anticipo quale sarà l’andamento preciso delle prossime settimane.
Il messaggio degli esperti è soprattutto quello di evitare automatismi nella cura: avere febbre, tosse o altri disturbi influenzali non significa che sia necessario assumere antibiotici.
Antibiotici e influenza: perché non vanno usati senza motivo
Uno dei richiami più netti riguarda proprio l’uso non necessario degli antibiotici. La raccomandazione degli esperti è di non assumerli senza una reale indicazione medica, un principio che diventa particolarmente importante durante i mesi nei quali circolano influenza e altre infezioni respiratorie.
Il problema non riguarda soltanto il singolo episodio influenzale. L’utilizzo scorretto degli antibiotici contribuisce infatti alla selezione di batteri resistenti ai farmaci, i cosiddetti “superbatteri”, rendendo progressivamente più difficili da trattare alcune infezioni batteriche. È questo il motivo per cui il tema dell’antibiotico-resistenza viene affiancato alla gestione della stagione influenzale: assumere un antibiotico quando non serve non significa semplicemente prendere un medicinale inutile, ma può contribuire a un problema sanitario molto più ampio.
L’indicazione rimane quindi quella di non iniziare terapie antibiotiche autonomamente e di affidare al medico la valutazione dei casi nei quali possa esserci effettivamente una necessità.
Fino a 14 milioni di contagi nella stagione 2026
Le previsioni per la nuova stagione indicano fino a 14 milioni di infezioni, una cifra che rende evidente quanto l’influenza continui ad avere un impatto importante sulla popolazione.
Il numero va però letto come una previsione e non come un dato già acquisito. L’andamento della stagione dipenderà dalla diffusione dei virus nelle prossime settimane e da diversi fattori che possono influenzare la trasmissione.
La questione assume comunque particolare rilievo perché una stagione con milioni di contagi significa un numero molto elevato di persone che dovranno gestire sintomi, assenze dal lavoro o dalla scuola e, nei casi più delicati, un maggior bisogno di assistenza sanitaria.
Vaccinazione, il paragone con la prevenzione cardiovascolare
Tra gli strumenti richiamati dagli esperti c’è la vaccinazione antinfluenzale. Pier Luigi Lopalco paragona la scelta di vaccinarsi ad altre azioni preventive ormai considerate normali nella medicina cardiovascolare, come ridurre il colesterolo o smettere di fumare per diminuire il rischio di infarto.
Il senso del paragone è quello di considerare la vaccinazione non soltanto come una risposta all’arrivo dell’influenza, ma come una misura preventiva adottata prima che la malattia si presenti.
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La vaccinazione non significa necessariamente evitare qualsiasi infezione durante l’inverno, ma rientra nelle strategie utilizzate per ridurre l’impatto dell’influenza, soprattutto nelle persone nelle quali le conseguenze dell’infezione possono essere più importanti.
Curarsi senza trasformare ogni influenza in una terapia antibiotica
L’avvio della stagione 2026 riporta quindi al centro un problema che si ripete ogni inverno: distinguere tra ciò che serve realmente per gestire un’infezione e ciò che viene assunto per abitudine o per la convinzione che possa accelerare la guarigione.
Gli esperti insistono in particolare sull’importanza di non utilizzare antibiotici senza una precisa indicazione, anche perché l’antibiotico-resistenza è ormai considerata una delle maggiori criticità della medicina moderna.
Allo stesso tempo, la prevenzione resta una parte essenziale della gestione stagionale. Con una previsione che arriva fino a 14 milioni di contagi, la nuova ondata influenzale si prepara a coinvolgere una parte importante della popolazione italiana. L’obiettivo non è quindi soltanto affrontare i sintomi quando arrivano, ma ridurre per quanto possibile le conseguenze della stagione attraverso comportamenti appropriati e decisioni terapeutiche corrette.
Fonte:
WHO - Season Influenza