Il cervello continua a vedere immagini anche quando l’oggetto sparisce?
Ebbene sì, il cervello è in grado di mantenere la rappresentazione degli oggetti anche quando non li vediamo più. Ma come funziona? E cosa significa?
A fare luce su uno dei meccanismi più sorprendenti della percezione visiva è una nuova ricerca italiana.
Lo studio, condotto dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) e dall’Università di Firenze, la cui prima autrice è la dottoranda Hazal Sertakan, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.
Vediamo come funziona questo meccanismo.
Il cervello continua a “vedere” anche quando l’oggetto sparisce?
Quando un’auto passa dietro un camion o una persona attraversa per un attimo dietro un cartello stradale, la nostra esperienza visiva resta stabile. Non percepiamo l’oggetto come scomparso, ma continuiamo a seguirlo mentalmente lungo la sua traiettoria.
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Questo fenomeno, apparentemente banale, rivela in realtà una capacità molto sofisticata del cervello umano: la possibilità di mantenere una rappresentazione interna degli oggetti anche quando non sono più visibili.
A dimostrarlo è il nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr-In e dell’Università di Firenze.
Secondo gli scienziati, il sistema visivo non si limita a registrare ciò che gli occhi vedono nel momento presente. Al contrario, costruisce una sorta di memoria visiva temporanea che consente di prevedere dove un oggetto si troverà quando riapparirà.
Perché il cervello vede gli oggetti anche quando scompaiono: lo studio
Per comprendere e chiarire il meccanismo alla radice di questa capacità, lo studio ha analizzato cosa avviene nel cervello quando un oggetto in movimento scompare temporaneamente dietro un ostacolo.
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Nel corso dell’esperimento, ai partecipanti veniva mostrato un oggetto colorato in movimento che, a un certo punto, passava dietro un altro elemento dello scenario e diventava invisibile per oltre un secondo.
Durante questa fase di invisibilità, gli scienziati presentavano altri stimoli visivi lungo la stessa traiettoria.
Quali sono stati i risultati dell'esperimento? Anche quando l’oggetto non era più visibile, continuava a influenzare la percezione del colore degli stimoli successivi.
Ma cosa significa?
Questo indica che il cervello mantiene attiva una rappresentazione dell’oggetto nascosto, come se continuasse a seguirne il movimento dietro l’ostacolo.
Secondo l'analisi tale processo avviene molto precocemente nel flusso di elaborazione visiva, prima ancora che intervengano altri sistemi cerebrali coinvolti nella percezione.
Alla luce di queste evidenze vediamo cosa é davvero la percezione.
La percezione è una costruzione del cervello
La percezione incarna un argomento soggetto a costanti indagini da parte delle neuroscienze. Ciò che un individuo percepisce non è semplicemente una fotografia della realtà, ma il risultato di un’elaborazione attiva del cervello.
Come spiega il professor David Burr, professore emerito dell’Università di Firenze e tra gli autori della ricerca, una parte di ciò che vediamo deriva da un processo di ricostruzione interna, e non non direttamente dai sensi.
Dunque, se un oggetto si muove lungo una traiettoria prevedibile e scompare per un momento, il cervello possiede già le informazioni necessarie per anticiparne il ritorno nel campo visivo.
Pertanto, la percezione oltre ad essere registrazione passiva ha anche funzione di previsione.
Perché questa scoperta é fondamentale nella vita quotidiana
La capacità di mantenere una rappresentazione degli oggetti nascosti è essenziale per affrontare l’ambiente che ci circonda.
Questa funzione permette di:
- seguire oggetti in movimento anche quando vengono temporaneamente coperti;
- mantenere una percezione stabile dello spazio visivo;
- coordinare movimenti e azioni in contesti complessi;
- reagire rapidamente a ciò che riappare nel campo visivo.
Senza questo meccanismo, il mondo apparirebbe molto più frammentato e imprevedibile.
Secondo Guido Marco Cicchini, ricercatore del Cnr-In coinvolto nello studio, l'importanza della comprensione di questi meccanismi non é da considerarsi cruciale meramente per quello che é il campo delle neurosienze.
Lo studio potrebbe infatti contribuire allo sviluppo di sistemi di visione artificiale più avanzati, capaci di prevedere il movimento degli oggetti anche quando questi vengono temporaneamente nascosti.
Si tratta quindi di un principio che potrebbe trovare applicazioni in diversi ambiti, dalla robotica ai sistemi di guida autonoma, dove la capacità di anticipare la traiettoria degli oggetti è determinante per la sicurezza.
Fonti:
Current Biology - Human vision maintains a rich representation of objects moving behind an occluder