La montagna fa bene al movimento, alla respirazione e al benessere generale, ma quando si sale di quota il corpo deve adattarsi rapidamente a un ambiente diverso. Uno dei cambiamenti più importanti riguarda la pressione arteriosa, che può aumentare già durante un'esposizione acuta all'altitudine.
Secondo quanto ricordato dalla campagna nazionale “La Pressione Arteriosa in Montagna”, promossa dalla Società Italiana dell'Ipertensione Arteriosa e dalla Società Italiana di Medicina di Montagna, gli studi condotti dall'IRCCS Auxologico e dall'Università Milano-Bicocca mostrano che le variazioni possono iniziare già intorno ai 1.800-2.000 metri, mentre diventano più evidenti quando si superano i 2.500 metri.
Non significa che ogni escursionista svilupperà automaticamente ipertensione, ma che l'altitudine rappresenta uno stimolo aggiuntivo per il sistema cardiovascolare, soprattutto nelle persone già predisposte.
Perché la pressione può salire con l'altitudine
Salendo in montagna diminuisce la quantità di ossigeno disponibile nell'aria. L'organismo reagisce cercando di mantenere un'adeguata ossigenazione dei tessuti e questo adattamento coinvolge anche cuore e vasi sanguigni.
La risposta può comprendere un aumento dell'attività del sistema nervoso simpatico, quello che interviene nelle situazioni in cui il corpo deve adattarsi rapidamente a uno stimolo esterno. Il cuore può battere più velocemente e i vasi possono modificare il proprio tono, con una conseguente variazione dei valori pressori.
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L'entità della risposta non è uguale per tutti. Dipende dall'altitudine raggiunta, dalla velocità con cui si sale, dalla durata della permanenza, dal livello di attività fisica e dalle condizioni cardiovascolari di partenza.
Dopo i 60 anni il fenomeno può essere più evidente
La risposta della pressione alla quota tende a diventare più importante con l'avanzare dell'età. Secondo gli specialisti coinvolti nella campagna, il fenomeno può essere particolarmente rilevante nelle persone anziane e in chi soffre già di ipertensione arteriosa.
Con l'età, infatti, arterie e meccanismi di regolazione della pressione possono diventare meno elastici e adattarsi con maggiore difficoltà ai cambiamenti ambientali. Un valore normalmente ben controllato a casa potrebbe quindi comportarsi diversamente durante un soggiorno in montagna.
Questo non significa che chi soffre di pressione alta debba rinunciare alle escursioni o ai soggiorni in quota. Significa piuttosto che è utile conoscere la propria situazione clinica e affrontare la salita con maggiore consapevolezza.
Ipertensione e montagna: perché misurarla può essere utile
Uno degli aspetti più insidiosi dell'ipertensione è che può essere presente senza provocare sintomi evidenti. Una persona può sentirsi perfettamente bene e avere comunque valori pressori superiori alla norma.
Per questo la misurazione diventa particolarmente utile prima o durante permanenze prolungate in quota, soprattutto per chi ha già ricevuto una diagnosi di ipertensione o assume farmaci per controllarla.
La campagna organizzata in Val d'Ayas, all'Alpe Metzan a circa 2.000 metri, nasce proprio con questo obiettivo: consentire ad alpinisti ed escursionisti di controllare gratuitamente la pressione e, allo stesso tempo, raccogliere dati anonimi utili alla ricerca sugli effetti dell'altitudine sull'apparato cardiovascolare.
Attività fisica, freddo e disidratazione possono aggiungersi alla quota
Escursioni impegnative, sbalzi di temperatura e una scarsa assunzione di liquidi possono rappresentare ulteriori sollecitazioni per l'organismo. Lo sforzo fisico fa naturalmente aumentare frequenza cardiaca e pressione durante l'attività. Se a questo si aggiungono aria più rarefatta e condizioni climatiche diverse da quelle abituali, la risposta cardiovascolare può diventare più marcata.
Per questo è utile salire in maniera graduale, evitare sforzi sproporzionati rispetto alla propria preparazione e mantenere una buona idratazione.
Chi assume farmaci per la pressione deve fare attenzione
Chi segue una terapia antipertensiva non dovrebbe modificare autonomamente dosi o orari dei farmaci prima di andare in montagna. I valori possono infatti cambiare durante la permanenza in quota, ma la risposta è individuale.
In presenza di ipertensione non ben controllata, precedenti problemi cardiovascolari o altri fattori di rischio, può essere utile confrontarsi con il medico prima di soggiornare ad altitudini elevate o affrontare attività particolarmente impegnative.
La montagna non è quindi un ambiente da evitare a priori. Come sottolineano gli specialisti, può offrire importanti opportunità per il benessere e l'attività fisica, ma deve essere vissuta con maggiore consapevolezza quando si sale di quota.
Quando vale la pena controllare la pressione
Sapere che i valori possono cominciare a modificarsi già intorno ai 2.000 metri aiuta a comprendere perché chi soffre di ipertensione, le persone più anziane o chi presenta altri problemi cardiovascolari dovrebbe prestare maggiore attenzione durante le vacanze e le escursioni in alta montagna.
Il punto non è quindi rinunciare alla quota, ma arrivarci conoscendo meglio la risposta del proprio organismo e senza dare per scontato che una pressione stabile a livello del mare rimanga identica anche qualche migliaio di metri più in alto.
Fonti:
ESC - Clinical recommendations for high altitude exposure