Epatite A nelle cozze: cosa sta succedendo a Napoli e quando evitarle

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Alessandra Familari
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Data articolo – 14 Aprile, 2026

Un piatto di cozze.

Il ritrovamento di campioni positivi al virus dell’epatite A nel Lago Fusaro,  in Campania, ha portato al blocco della vendita delle cozze. 

Ma cosa significa davvero questo episodio per i consumatori? E quando questi alimenti possono diventare pericolosi per la salute?

Facciamo chiarezza su quanto sta accadendo a Napoli attraverso le evidenze della scienza.

Epatite A nelle cozze a Napoli: cosa è successo nel Lago Fusaro

Nel Lago Fusaro, area nota per l’allevamento di mitili di alta qualità, i controlli sanitari hanno rilevato la presenza del virus dell’epatite A in una quota significativa di campioni.


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In particolare, su 57 campionamenti effettuati tra fine marzo e inizio aprile, 7 sono risultati positivi. Un dato che ha portato le autorità sanitarie a disporre il blocco immediato della produzione e della commercializzazione delle cozze provenienti dall’area.

La misura è stata adottata in via precauzionale per limitare il rischio di diffusione del virus attraverso la catena alimentare.

Perché le cozze possono trasmettere l’epatite A

Il punto riguarda la natura stessa dei molluschi bivalvi. Le cozze, infatti, sono organismi filtratori. Cosa significa? Questi si nutrono trattenendo particelle presenti nell’acqua.

Questo comporta che, in presenza di contaminazione ambientale, possono accumulare microrganismi patogeni, tra cui il virus dell’epatite A.

Vediamo dunque, nel dettaglio, cosa accade:

  • filtrano grandi quantità d’acqua; 
  • possono concentrare virus presenti nell’ambiente; 
  • diventano veicolo di infezione se consumate crude o poco cotte. 

È proprio per questo che episodi come quello del Lago Fusaro rappresentano un campanello d’allarme per la sicurezza alimentare.

Epatite A nelle cozze: sintomi e segnali da non sottovalutare

L’epatite A è un’infezione virale che colpisce il fegato e si trasmette principalmente per via alimentare o oro-fecale.

I sintomi possono comparire dopo alcune settimane dall’esposizione e includono:

  • febbre; 
  • nausea e vomito; 
  • stanchezza marcata; 
  • dolore addominale; 
  • urine scure; 
  • ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi). 

Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente, ma può richiedere ospedalizzazione, soprattutto nei soggetti più fragili.

Cozze: quando sono davvero a rischio?

Alla luce di quanto emerso, è importante chiarire un punto fondamentale: non tutte le cozze rappresentano un pericolo.

Il rischio dipende principalmente da due fattori: provenienza e modalità di consumo.

Le indicazioni degli esperti per tutelare la salute sono molteplici. Vediamole:

  • evitare assolutamente il consumo di molluschi crudi; 
  • consumare cozze solo se ben cotte (bollitura di almeno 4-5 minuti); 
  • acquistare esclusivamente prodotti tracciati; 
  • non rivolgersi a venditori abusivi. 

La cottura adeguata è in grado di inattivare il virus, rendendo il prodotto sicuro.

Cozze ed epatite A a Napoli: focolaio in calo?

Il caso del Lago Fusaro si inserisce in un contesto decisamente più ampio. Da febbraio, tra Campania e basso Lazio, si è registrato un focolaio di epatite A fuori stagione, con centinaia di casi.

Secondo gli ultimi dati disponibili, la situazione è in miglioramento: i ricoveri sono in calo e gli accessi giornalieri al pronto soccorso risultano limitati. Tuttavia, la circolazione del virus non può dirsi completamente esaurita.

Epatite A e cozze: cosa cambia ora per chi le mangia

L’episodio del Lago Fusaro non implica un divieto generalizzato di consumo, ma rafforza la necessità di adottare comportamenti più consapevoli.

Pertanto, più che evitare le cozze in sé, è fondamentale sapere quando e come consumarle in sicurezza.

Una terapia contro l’epatite A, difatti, non esiste, ed il trattamento si limita a gestire i sintomi di contorno. Per tale ragione, evitare comportamenti che ne facilitino il contagio e vaccinarsi sono gli unici metodi efficaci per prevenire l’infezione.

Sebbene l’epatite A sia nota ai più come l’epatite alimentare, non è da sottovalutare la possibilità di trasmissione mediante contatto oro-fecale. Quindi, in caso di sospetto o di positività accertata, è importante limitare i contatti interpersonali che possano esporre altri individui al contagio.

La combinazione tra controlli sanitari, tracciabilità dei prodotti e corretta cottura resta la strategia più efficace per ridurre il rischio.

Questo episodio pone lo sguardo e la sua attenzione su quella che è la sicurezza alimentare, un traguardo che passa in primo luogo dalle scelte quotidiane consapevoli e informate.


Fonti:

Fanpage - Epatite A Napoli, 7 campioni positivi al Lago Fusaro di Bacoli: stop alle cozze, danni per 300mila euro

 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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