Dolcificanti artificiali e cervello: uno studio collega le bevande “zero zuccheri” a un declino cognitivo più rapido

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 13 Maggio, 2026

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Le bevande senza zucchero e i prodotti “light” vengono spesso considerati alternative più salutari rispetto agli alimenti ricchi di zuccheri aggiunti. Per molte persone fanno parte della routine quotidiana: bibite dietetiche, yogurt zero zuccheri, gomme senza zucchero o snack ipocalorici.

Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Neurology, però, il rapporto tra dolcificanti artificiali e salute cerebrale potrebbe essere più complesso del previsto.

I ricercatori hanno seguito 12.772 adulti brasiliani, con un’età media di 52 anni, monitorandoli per circa otto anni attraverso questionari alimentari e test cognitivi. L’obiettivo era osservare eventuali collegamenti tra il consumo di dolcificanti ipocalorici e l’evoluzione delle funzioni cognitive nel tempo.

Declino cognitivo più rapido nel gruppo con consumo maggiore

Il gruppo con l’assunzione più alta consumava in media 191 milligrammi di dolcificanti artificiali al giorno. Secondo l’American Academy of Neurology, per l’aspartame questa quantità equivale più o meno a quella contenuta in una lattina di bibita dietetica.


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Dopo aver corretto i dati considerando fattori come età, sesso, ipertensione e malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno osservato che le persone con il consumo più elevato mostravano un declino di memoria e capacità cognitive fino al 62% più rapido rispetto a chi ne consumava meno.

Gli autori spiegano che questa differenza sarebbe paragonabile a circa 1,6 anni di invecchiamento cerebrale aggiuntivo.

Quali dolcificanti sono stati analizzati

La ricerca ha preso in esame sette dolcificanti molto diffusi nei prodotti ultra-processati:

  • aspartame
  • saccarina
  • acesulfame-K
  • eritritolo
  • xilitolo
  • sorbitolo
  • tagatosio

Secondo lo studio, un’assunzione più alta di quasi tutti questi composti sarebbe stata associata a un declino cognitivo più rapido, soprattutto per memoria e funzioni mentali generali. L’unico escluso dall’associazione è stato il tagatosio.

Gli autori ricordano inoltre che questi ingredienti non si trovano soltanto nelle bibite “diet”, ma anche in acque aromatizzate, yogurt ipocalorici, gomme da masticare, dessert senza zucchero, snack proteici e bevande energetiche.

Differenze legate all’età e al diabete

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda l’età. Nelle persone sotto i 60 anni il collegamento tra consumo elevato di dolcificanti e peggioramento cognitivo è apparso più marcato, soprattutto nella fluidità verbale e nella memoria.

Negli adulti sopra i 60 anni, invece, i ricercatori non hanno rilevato un’associazione statisticamente significativa.

Anche i partecipanti con diabete hanno mostrato un legame più forte tra dolcificanti artificiali e declino cognitivo. Si tratta di un dato importante, perché proprio chi soffre di diabete utilizza spesso sostituti dello zucchero per controllare la glicemia senza rinunciare al gusto dolce.

Lo studio non dimostra un rapporto causa-effetto

Gli autori sottolineano comunque che il lavoro mostra un’associazione, non una prova diretta di causalità. Non è possibile dire con certezza che i dolcificanti abbiano causato il peggioramento cognitivo.

Esistono inoltre diversi limiti. Le abitudini alimentari sono state riportate direttamente dai partecipanti e potrebbero non essere state ricordate con precisione. Inoltre, non tutti i dolcificanti presenti sul mercato sono stati inclusi nell’analisi.

Nonostante questo, i risultati si inseriscono in un dibattito più ampio già avviato negli ultimi anni. Nel 2023 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già sconsigliato l’uso abituale di dolcificanti non zuccherini come strategia per il controllo del peso o per ridurre il rischio di malattie croniche.

Cosa suggeriscono i ricercatori

Gli esperti precisano che i risultati non rappresentano un invito a tornare a un consumo elevato di zuccheri tradizionali, che restano associati a numerosi problemi metabolici e cardiovascolari.

Il messaggio principale è più prudente: osservare quanto spesso prodotti “zero zuccheri” compaiono nella dieta quotidiana e ridurre, quando possibile, la dipendenza da sapori molto dolci, anche se privi di zucchero.

Per le persone con diabete, i ricercatori raccomandano soprattutto di non modificare dieta o terapie sulla base di un singolo studio, ma di confrontarsi con medici e nutrizionisti per trovare un equilibrio sostenibile tra controllo glicemico e salute generale.

FONTI:

Metabolic - Is your “sugar-free” soda causing your brain to age? A study of 12,772 people links artificial sweeteners to cognitive decline that is up to 62% faster

Neurology - Association Between Consumption of Low- and No-Calorie Artificial Sweeteners and Cognitive Decline

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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