La presenza di Dengue e West Nile in Toscana riporta l’attenzione sulle infezioni trasmesse dalle zanzare e su un problema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente anche in Italia. Secondo quanto riportato nell’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità citato dalla fonte, sono in corso due focolai di Dengue, uno in Puglia e uno proprio in Toscana.
Matteo Bassetti, direttore della struttura di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, descrive quello toscano come il più importante cluster di Dengue finora rilevato e collega l’aumento del rischio alle condizioni climatiche sempre più favorevoli alla presenza e alla riproduzione delle zanzare.
Specie diverse possono infatti comportarsi come vettori di virus differenti: la Culex, comunemente associata alla trasmissione della West Nile, e la zanzara tigre, coinvolta nella diffusione di Dengue e Chikungunya, trovano oggi condizioni ambientali favorevoli in varie zone del Paese. Per Bassetti, il problema non andrebbe quindi affrontato soltanto quando compare un caso, ma attraverso una strategia di prevenzione iniziata già nei mesi primaverili.
Temperature elevate e stagioni più lunghe favoriscono le zanzare
Nell’analisi di Bassetti, uno dei fattori determinanti è rappresentato dalle temperature elevate e dalla durata della stagione favorevole ai vettori. L’infettivologo arriva a definire l’Italia, dal punto di vista termico, un Paese con caratteristiche “tropicali” per diversi mesi l’anno. Si tratta di una sua valutazione, utilizzata per sottolineare come il caldo possa prolungare l’attività delle zanzare e creare condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza e riproduzione.
Il rischio, inoltre, non si esaurirebbe necessariamente con la fine dell’estate. Se le temperature rimangono miti, la presenza delle zanzare può protrarsi anche durante l’autunno. Le piogge, quando associate a temperature ancora elevate, possono creare nuovi ristagni d’acqua e ulteriori occasioni di proliferazione.
Secondo Bassetti, in alcune annate la stagione di attività dei vettori potrebbe quindi estendersi fino a novembre o dicembre.
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La Toscana viene indicata come una delle aree da osservare con maggiore attenzione, ma il problema non riguarda soltanto la Maremma. Anche le zone costiere e i territori urbanizzati possono offrire condizioni favorevoli alle zanzare. La presenza di acqua stagnante, temperature adeguate e una stagione calda prolungata può infatti incidere sulla densità degli insetti e, di conseguenza, sulle possibilità di trasmissione delle arbovirosi quando il virus è presente.
Dengue e West Nile: i sintomi possono essere diversi
Dengue e West Nile vengono entrambe trasmesse attraverso la puntura di zanzare infette, ma presentano caratteristiche cliniche differenti.
Secondo quanto spiegato da Bassetti, la Dengue può provocare febbre alta, rash cutaneo, forte mal di testa e dolore retro-orbitale, cioè localizzato dietro gli occhi. Possono inoltre comparire dolori muscolari e articolari molto intensi, una caratteristica dalla quale deriva la definizione popolare di “febbre spacca-ossa”.
La maggior parte delle infezioni non evolve necessariamente verso forme severe. Tuttavia, una successiva infezione da Dengue può, in determinate circostanze, essere associata a un rischio maggiore di sviluppare forme più gravi della malattia. È per questo che la presenza del virus in un territorio viene monitorata con attenzione e che la riduzione della popolazione di zanzare vettori assume un ruolo importante nella prevenzione.
La West Nile, invece, può decorrere senza sintomi o con manifestazioni lievi che ricordano una comune sindrome influenzale. Bassetti sottolinea però che in una piccola quota di casi possono svilupparsi complicazioni neurologiche, tra cui meningite ed encefalite, con sintomi come febbre, confusione mentale, rigidità nucale e altri disturbi neurologici.
Chi può essere più vulnerabile alle forme severe
Non tutte le persone hanno lo stesso rischio di sviluppare una forma clinicamente importante dopo un’infezione. Tra i gruppi che, secondo Bassetti, meritano maggiore attenzione rientrano anziani, persone immunodepresse, bambini e donne in gravidanza. In particolare, per la West Nile le forme neurologiche severe vengono osservate soprattutto nelle persone più anziane e nei soggetti con un sistema immunitario compromesso.
Il passaggio del virus richiede che sia presente una zanzara vettore infetta e, nel caso della West Nile, una parte consistente delle infezioni può passare inosservata. La sorveglianza sanitaria diventa però importante quando si registrano casi autoctoni o cluster, perché permette di individuare tempestivamente eventuali aree in cui il virus sta circolando.
Perché intervenire solo dopo un caso potrebbe non bastare
Uno dei punti su cui Bassetti insiste maggiormente riguarda la tempistica della prevenzione. Secondo l’infettivologo, intervenire soltanto a fine estate, quando vengono individuati i primi casi, significa affrontare il problema quando la popolazione di zanzare è già consolidata.
La sua proposta è quella di iniziare le attività già tra aprile e maggio, agendo sulle larve prima che diventino insetti adulti. Tra le misure suggerite rientrano una distribuzione più ampia dei prodotti larvicidi da parte dei Comuni, campagne informative sull’utilizzo dei repellenti e una maggiore attenzione alla protezione degli ambienti domestici.
Bassetti propone anche incentivi per l’installazione di zanzariere e una formazione specifica per i medici, in modo che possano riconoscere più rapidamente i sintomi compatibili con le principali arbovirosi e sapere dove indirizzare i campioni per gli esami di conferma.
La logica è quella di passare da una risposta episodica a una strategia programmata: meno interventi concentrati esclusivamente intorno al singolo caso e più prevenzione distribuita durante tutta la stagione di attività delle zanzare.
Eliminare i ristagni resta una misura fondamentale
Una parte delle zanzare che possono trasmettere arbovirus riesce infatti a riprodursi anche in piccole raccolte d’acqua presenti negli ambienti domestici o urbani. Sottovasi, contenitori lasciati all’esterno e altri ristagni possono diventare punti favorevoli alla deposizione delle uova. Ridurre queste raccolte d’acqua, utilizzare correttamente i prodotti larvicidi quando indicato e proteggersi dalle punture può contribuire a limitare l’esposizione.
Bassetti richiama inoltre l’utilizzo dei repellenti e di un abbigliamento adeguato nelle situazioni e nelle fasce orarie in cui l’esposizione agli insetti è maggiore. Per la zanzara tigre, tuttavia, va ricordato che l’attività può essere significativa anche durante le ore diurne. L’obiettivo non è eliminare completamente ogni zanzara, risultato difficilmente realistico, ma ridurre il numero dei vettori e le occasioni di contatto con le persone.
Per Dengue e West Nile non esiste una terapia antivirale specifica
Un altro elemento che rende importante la prevenzione è l’assenza, secondo quanto ricordato nell’intervista, di una terapia antivirale specifica capace di eliminare direttamente il virus della Dengue o quello della West Nile. La gestione clinica è quindi principalmente basata sul trattamento dei sintomi e, nei casi più impegnativi, sulle terapie di supporto necessarie in base alle condizioni del paziente.
Le forme severe richiedono naturalmente una valutazione ospedaliera e un monitoraggio adeguato. Proprio perché non esiste un farmaco antivirale specifico per queste infezioni, il controllo delle zanzare e la prevenzione delle punture assumono un peso particolare.
La prevenzione deve iniziare prima dell’emergenza
Il quadro descritto in Toscana mostra come le arbovirosi non possano più essere considerate esclusivamente malattie legate ai viaggi in aree tropicali. La presenza di vettori competenti sul territorio italiano permette infatti, in determinate condizioni, una trasmissione locale quando il virus viene introdotto.
Questo non significa che l’Italia sia destinata automaticamente a diventare un’area ad alta circolazione di Dengue o West Nile, né che ogni estate debba trasformarsi in un’emergenza. Significa però che temperature favorevoli, presenza delle zanzare e introduzione dei virus possono creare le condizioni per nuovi focolai.
Dengue e West Nile richiedono attenzione, ma senza allarmismi: conoscere i sintomi, limitare le punture e intervenire sui focolai larvali può ridurre il rischio molto più efficacemente di una risposta avviata soltanto quando i primi casi sono già comparsi.
Fonti:
- PubMed - Impact of climate and Aedes albopictus establishment on dengue and chikungunya outbreaks in Europe: a time-to-event analysis
- PubMed - Effect of Climate Change on West Nile Virus Transmission in Italy: A Systematic Review
- PubMed - Autochthonous transmission patterns of dengue virus serotype 2 in Italy: evidence from outbreaks in 2024