Un caso umano di dengue confermato a Verona ha attivato il protocollo di sanità pubblica previsto per le arbovirosi, cioè le infezioni trasmesse da insetti vettori. L’intervento riguarda la zona di Ponte Crencano, dove il Comune ha disposto una disinfestazione straordinaria dal 29 al 31 luglio.
La misura non deve essere letta come un segnale di emergenza fuori controllo. È una procedura prevista quando viene identificato un caso in un’area dove è presente la zanzara tigre, cioè Aedes albopictus. L’obiettivo è eliminare eventuali zanzare che potrebbero aver punto la persona infetta e impedire che il virus trovi il modo di circolare.
Al momento non ci sono elementi per parlare di focolaio autoctono. Saranno le indagini epidemiologiche a chiarire se l’infezione sia stata contratta durante un viaggio all’estero oppure sul territorio nazionale. Il punto centrale, per ora, è la rapidità dell’intervento: agire subito riduce il rischio che una singola infezione diventi l’inizio di una catena di trasmissione.
Che cos’è la dengue
La dengue è una malattia virale causata da un virus della famiglia Flaviviridae. Esistono quattro sierotipi: DENV-1, DENV-2, DENV-3 e DENV-4. Tutti possono provocare la malattia, anche se il quadro clinico può essere molto diverso da persona a persona.
Il contagio non avviene con il contatto diretto tra persone, né attraverso saliva, colpi di tosse o vicinanza fisica. Per trasmettersi, il virus ha bisogno della puntura di una zanzara infetta. Nelle aree tropicali il vettore principale è Aedes aegypti, mentre in Italia e in molte zone europee il possibile vettore è soprattutto la zanzara tigre, ormai diffusa stabilmente da anni.
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Questo è un passaggio importante: una persona con dengue non “contagia” direttamente chi le sta accanto. Il rischio nasce se, durante la fase in cui il virus è presente nel sangue, viene punta da una zanzara capace di trasmetterlo. Quella zanzara, dopo un periodo di incubazione interno, può a sua volta pungere altre persone.
Perché bisogna intervenire subito
Il ciclo di trasmissione della dengue ha tempi precisi. Se una zanzara tigre punge una persona infetta nei primi giorni della malattia, il virus può moltiplicarsi nell’insetto. Dopo circa 8-12 giorni, la zanzara può diventare in grado di trasmettere l’infezione ad altri individui.
È proprio per interrompere questo passaggio che vengono attivati interventi rapidi di disinfestazione. La logica è preventiva: ridurre la presenza di zanzare adulte, colpire i focolai larvali e limitare la possibilità che il virus trovi un vettore disponibile.
In questi casi la tempestività conta più del panico. Il sistema di sorveglianza serve a identificare i casi, ricostruire gli spostamenti, valutare il rischio e intervenire nelle zone interessate. Il caso veronese rientra in questo schema: un’infezione confermata, un’area delimitata, un protocollo attivato.
I sintomi da riconoscere
Il periodo di incubazione della dengue è in genere compreso tra 4 e 10 giorni dalla puntura della zanzara infetta. In molti casi l’infezione può essere lieve o addirittura asintomatica, soprattutto nei bambini. Quando compaiono sintomi, però, il quadro può essere piuttosto riconoscibile.
La dengue può presentarsi con febbre alta improvvisa, forte mal di testa, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito, intensa stanchezza ed eruzione cutanea. Proprio per i dolori diffusi, in passato la malattia è stata anche descritta come una febbre particolarmente debilitante.
La maggior parte delle persone guarisce senza complicazioni, ma una piccola quota può sviluppare una forma grave. In questi casi possono comparire manifestazioni emorragiche, perdita di liquidi dai vasi sanguigni, calo della pressione e, nei quadri più severi, shock. Sono situazioni che richiedono assistenza medica e monitoraggio.
Come si cura la dengue
Per la dengue non esiste una terapia antivirale specifica di uso comune. Il trattamento è soprattutto di supporto: idratazione, controllo della febbre, riposo e monitoraggio dell’evoluzione dei sintomi.
Il farmaco generalmente indicato per febbre e dolore è il paracetamolo, seguendo dosi e indicazioni mediche. È invece importante evitare, fino a diagnosi definita, acido acetilsalicilico e antinfiammatori non steroidei come ibuprofene, ketoprofene o diclofenac, perché possono aumentare il rischio di sanguinamento nelle forme più severe.
Questo non significa che ogni febbre estiva debba far pensare subito alla dengue. Significa però che, in caso di febbre dopo un viaggio in un’area endemica o in presenza di un contesto epidemiologico segnalato dalle autorità, è meglio non affidarsi all’automedicazione e contattare il medico.
Cosa fare se si torna da un viaggio a rischio
Chi rientra da Paesi dove la dengue è endemica e sviluppa febbre entro circa due settimane dovrebbe avvisare il proprio medico. Questo consente una diagnosi più rapida e riduce il rischio che una zanzara locale possa pungere la persona infetta e acquisire il virus.
Il punto non riguarda solo la salute individuale, ma anche la prevenzione collettiva. In estate, nelle aree dove la zanzara tigre è presente, un caso importato può diventare rilevante se non viene riconosciuto in tempo.
Per questo le autorità sanitarie insistono sulla sorveglianza: individuare rapidamente i casi permette di trattare meglio la persona e, allo stesso tempo, attivare eventuali misure di controllo sul territorio.
Perché la dengue è osservata anche in Europa
La dengue è tradizionalmente associata alle aree tropicali e subtropicali, ma negli ultimi anni il quadro sta cambiando. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è tra le malattie trasmesse da vettori in più rapida crescita. Nel 2024 sono stati registrati oltre 14 milioni di casi a livello globale, il numero più alto mai documentato.
I motivi sono diversi: cambiamenti climatici, urbanizzazione, spostamenti internazionali, modifiche ambientali e diffusione delle zanzare vettori in nuove aree. In Europa, la presenza di Aedes albopictus crea condizioni favorevoli perché alcuni casi importati possano, in circostanze specifiche, generare trasmissioni locali.
Questo non significa che l’Italia sia diventata un Paese tropicale o che ogni puntura di zanzara sia pericolosa. Significa che la prevenzione non può più essere trattata come un tema marginale. Le arbovirosi richiedono attenzione, sorveglianza e collaborazione tra cittadini e istituzioni.
Come proteggersi dalla zanzara tigre
La prevenzione parte da gesti molto concreti. La zanzara tigre si riproduce facilmente in piccole raccolte d’acqua: sottovasi, secchi, tombini, contenitori, annaffiatoi, giochi lasciati all’aperto, teli e qualsiasi punto in cui l’acqua possa ristagnare.
Eliminare i ristagni è una delle misure più efficaci. A questo si aggiungono l’uso di repellenti registrati, zanzariere, abiti chiari e coprenti nelle ore in cui le zanzare sono più attive, e attenzione alle indicazioni delle autorità durante le campagne di disinfestazione.
Durante gli interventi straordinari, i cittadini devono seguire le raccomandazioni del Comune: tenere chiuse finestre e porte se richiesto, non lasciare all’esterno alimenti, animali domestici, ciotole o panni stesi, e rispettare eventuali istruzioni diffuse per la zona interessata.
Fonti:
Istituto Superiore di Sanità - Il virus Dengue