Una cura per la malaria è possibile

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella Farmacista
Redatto scientificamente da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, Farmacista |
A cura di Redazione
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Data articolo – 30 Dicembre, 2014

Indice del contenuto

La malaria, che provoca la morte di quasi un bambino al minuto, rimane una delle piaghe che ancora affliggono molte popolazioni, specialmente in Africa. Si tratta di una malattia trasmessa attraverso un parassita che usa le zanzare come vettore.

Nonostante siano già stati compiuti numerosi sforzi da varie organizzazioni e stati e il numero di contagi sia notevolmente e costantemente in riduzione, rimane ancora molto da fare per raggiungere obiettivi definitivi.

Lo Studio

Il professor Kipling Guy e il suo staff, dell’ ospedale dei Bambini St Jude, sono autori di uno studio che lascia ben sperare circa la futura cura della malattia.

Una nuova molecola chiamata SJ733 si è dimostrata utile per uccidere il parassita della malaria nei topi in 24 ore. “Questi risultati indicano che SJ733 e altri composti che agiscono in modo simile sono molto interessanti per la campagna di eradicazione della malaria a livello mondiale, il che significherebbe tanto per i bambini del mondo, che sono al centro della missione di St. Jude” Ha dichiarato il medico.

Un lungo lavoro è stato compiuto per arrivare a questo risultato e ciò che è subito emerso è che una singola dose di SJ733 era sufficiente a eliminare l’80% delle tracce della malaria entro 24 ore e a renderla non registrabile dopo 48 ore: un tempo sufficientemente breve affinchè non sviluppi la resistenza al farmaco.

Come agisce

J733 interferisce con la proteina ATP4, che gestisce una pompa che regola il livello di sodio nelle cellule. In sostanza, viene sabotato il sistema che misura il livello di sodio nelle cellule in modo tale che questo aumenti fino a farle invecchiare e, quindi, a morire e a essere eliminate dal sistema immunitario che invece non attacca le cellule sane.

Ulteriori accertamenti e test saranno necessari, ma gli esiti dello studio lasciano ben sperare.

Se il meccanismo funzionasse anche per gli esseri umani, ci troveremmo di fronte a una cura di portata straordinaria.

 

Ultimo aggiornamento – 14 Aprile, 2020

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