Quando si sceglie una crema solare, il primo numero che si guarda è quasi sempre l’SPF, cioè il fattore di protezione solare. È il valore che troviamo indicato sulle confezioni con numeri come 20, 30, 50 o 50+. Spesso viene interpretato come una sorta di “scudo” più o meno forte, ma il suo significato è più preciso: l’SPF indica soprattutto il livello di protezione dai raggi UVB, quelli più direttamente coinvolti nelle scottature.
Questo non significa che gli UVB siano gli unici da temere. I raggi UVA penetrano più in profondità nella pelle, contribuiscono al fotoinvecchiamento e sono coinvolti nei danni cutanei a lungo termine. Per questo una buona crema non dovrebbe limitarsi a un SPF alto, ma offrire una protezione ad ampio spettro, cioè contro UVA e UVB. In Europa, la presenza del simbolo UVA sulla confezione indica che il prodotto rispetta un livello minimo di protezione anche contro questi raggi.
Il primo errore da evitare è pensare che un numero più alto significhi libertà di stare al sole senza limiti. Nessuna crema blocca completamente i raggi ultravioletti. Il solare riduce il rischio, ma non sostituisce ombra, cappello, abiti adatti e buon senso.
SPF 20: quando può bastare e quando no
Una protezione SPF 20 rientra in una fascia media. In condizioni ideali di laboratorio, lascia passare circa un ventesimo dei raggi UVB che causano eritema. Può essere adatta per esposizioni brevi, in città, in giornate non estreme o per persone con pelle meno sensibile, sempre a patto che venga applicata nella quantità corretta.
Il problema è che nella vita reale la crema viene spesso usata troppo poco. Se si applica metà della quantità necessaria, la protezione effettiva non resta semplicemente “un po’ più bassa”: può ridursi in modo importante. Per questo, quando l’esposizione è intensa o prolungata, un SPF 20 può non essere sufficiente.
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È una scelta che può avere senso per alcune situazioni quotidiane, ma non dovrebbe essere la prima opzione per mare, montagna, sport all’aperto, pelle chiara, bambini o persone che tendono a scottarsi facilmente.
SPF 30: il compromesso più usato
La protezione SPF 30 è spesso considerata un buon compromesso tra efficacia e praticità. In teoria filtra circa il 96-97% dei raggi UVB, se applicata correttamente. È una protezione alta e può essere adatta a molte persone durante esposizioni moderate, soprattutto se il prodotto viene riapplicato con regolarità.
Può essere una scelta ragionevole per chi ha un fototipo medio, non si espone nelle ore centrali della giornata e non resta al sole per molte ore consecutive. È però importante ricordare che SPF 30 non significa “protezione per tutto il giorno”. Sudore, acqua, asciugamani, sfregamento dei vestiti e semplice passare del tempo riducono l’efficacia del prodotto.
Per questo la crema va riapplicata, in genere, ogni 2 ore, e sempre dopo bagno, sudorazione intensa o asciugatura. La differenza reale non la fa solo il numero in etichetta, ma il modo in cui il prodotto viene usato.
SPF 50 e 50+: quando è la scelta più prudente
La protezione SPF 50 o 50+ è indicata quando il rischio di danno solare è più alto. È consigliabile per pelle chiara, fototipi I e II, bambini, persone con molti nei, pelle sensibile, familiarità o precedenti problemi cutanei, trattamenti dermatologici, uso di farmaci fotosensibilizzanti o esposizione intensa.
È anche la scelta più prudente al mare, in montagna, in barca, durante lo sport all’aperto o nelle giornate con indice UV elevato. La neve, la sabbia e l’acqua possono riflettere i raggi e aumentare l’esposizione complessiva, anche quando si ha la sensazione di essere protetti.
In teoria, SPF 50 filtra circa il 98% dei raggi UVB. La differenza rispetto a SPF 30 può sembrare piccola sulla carta, ma diventa più rilevante per chi ha pelle molto sensibile, per chi si espone a lungo o per chi tende ad applicare meno crema del necessario. In questi casi partire da una protezione più alta è una scelta più sicura.
SPF 100: serve davvero?
La dicitura SPF 100 può creare l’idea di una protezione quasi assoluta. In realtà non è così. Anche un SPF molto alto non blocca tutti i raggi UV e non autorizza a esporsi più a lungo. In condizioni teoriche, un SPF 100 filtra circa il 99% dei raggi UVB, quindi solo poco più di un SPF 50.
In Europa, per evitare messaggi fuorvianti, l’indicazione più comune per le protezioni molto alte è 50+. Questo aiuta a ricordare che oltre una certa soglia il vantaggio numerico diventa meno decisivo rispetto all’uso corretto del prodotto. Una crema SPF 100 applicata male può proteggere meno di una SPF 50 applicata bene.
Il punto, quindi, non è inseguire il numero più alto pensando di essere invulnerabili. Se una persona ha condizioni dermatologiche specifiche o una pelle estremamente sensibile, sarà il dermatologo a indicare la protezione più adatta. Per la maggior parte delle persone, in esposizioni importanti, un SPF 50 o 50+ ad ampio spettro resta la scelta più sensata.
La vera differenza la fa l’applicazione
La protezione indicata in etichetta viene misurata usando una quantità precisa di prodotto. Nella pratica, però, molte persone ne applicano troppo poca. Per coprire bene il corpo di un adulto serve una quantità generosa e uniforme, senza dimenticare orecchie, collo, piedi, dorso delle mani, attaccatura dei capelli e zone ai bordi del costume.
La crema va messa prima dell’esposizione e riapplicata più volte durante la giornata. Anche le formule resistenti all’acqua non restano efficaci per sempre: dopo il bagno o dopo essersi asciugati con l’asciugamano, è necessario rimetterla.
Un altro errore frequente è usare la crema dell’anno prima senza controllarne stato e scadenza. Se il prodotto è stato lasciato al caldo, esposto al sole o ha cambiato odore e consistenza, potrebbe non garantire più la protezione dichiarata.
Quale scegliere davvero
La scelta più pratica può essere riassunta così: SPF 20 solo per esposizioni brevi e poco intense, su pelle non particolarmente sensibile; SPF 30 per uso quotidiano e situazioni moderate; SPF 50 o 50+ per mare, montagna, sport, bambini, pelle chiara, esposizione prolungata o indice UV alto.
La protezione SPF 100, dove disponibile, non deve essere interpretata come uno schermo totale. Può avere senso in casi specifici, ma non cambia la regola principale: nessuna crema permette di esporsi senza limiti.
La scelta migliore, nella maggior parte delle situazioni estive, è un prodotto SPF 50 o 50+ ad ampio spettro, applicato bene e riapplicato spesso. Per l’uso urbano quotidiano può bastare anche un SPF 30, se l’esposizione è limitata e la pelle non è particolarmente sensibile. Chi si scotta facilmente, ha molti nei o ha avuto problemi dermatologici dovrebbe invece orientarsi su protezioni alte e chiedere consiglio al medico.
La crema non basta da sola
La protezione solare è uno strumento importante, ma non deve diventare l’unica difesa. Nelle ore centrali della giornata, quando i raggi UV sono più intensi, è meglio ridurre l’esposizione diretta. Ombra, cappelli a tesa larga, occhiali da sole e indumenti leggeri ma coprenti aiutano a ridurre il carico di radiazioni sulla pelle.
È importante proteggersi anche quando il cielo è velato, perché una parte dei raggi UV attraversa le nuvole. Lo stesso vale all’ombra: sabbia, acqua, cemento e altre superfici possono riflettere la radiazione e raggiungere comunque la pelle.
Alla fine, la domanda non è solo quale SPF scegliere, ma come costruire una protezione completa. Il numero sulla confezione conta, ma conta ancora di più usarlo bene. Una crema adeguata, applicata nella giusta quantità, riapplicata spesso e associata a comportamenti prudenti resta la strategia più efficace per godersi il sole riducendo i rischi.
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