Colesterolo, il test LDL potrebbe non essere il migliore: uno studio punta su un altro metodo

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 12 Luglio, 2026

Un foglio con scritto colesterolo Ldl e Hdl

Milioni di persone controllano ogni anno il cosiddetto colesterolo LDL, spesso definito “cattivo”, per stimare il rischio cardiovascolare. È uno degli esami più usati nella prevenzione di infarto e ictus, ma un nuovo studio suggerisce che potrebbe non essere sempre il parametro più efficace per decidere quando intensificare una terapia.

La ricerca, condotta da studiosi della Northwestern Medicine e pubblicata su JAMA, ha confrontato tre diverse strategie: usare come riferimento il colesterolo LDL, il colesterolo non-HDL oppure l’apolipoproteina B, abbreviata in apoB.

Secondo i risultati del modello, proprio l’apoB potrebbe permettere di prevenire più eventi cardiovascolari rispetto alle altre due strategie, mantenendo al tempo stesso un rapporto tra costi e benefici considerato favorevole per il sistema sanitario statunitense.

Che cosa misura davvero l’apoB

La differenza principale sta in ciò che viene contato. Il test LDL misura la quantità di colesterolo trasportata da determinate lipoproteine. L’apoB, invece, offre una stima del numero complessivo di particelle aterogene, cioè quelle capaci di contribuire alla formazione di placche nelle arterie.

Nel tempo, queste particelle possono penetrare nella parete dei vasi sanguigni e favorire la comparsa di depositi che restringono il flusso del sangue. È uno dei processi alla base dell’aterosclerosi e, quindi, dell’aumento del rischio di infarto e ictus.


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Secondo Ciaran Kohli-Lynch, primo autore dello studio e docente di medicina preventiva alla Northwestern University Feinberg School of Medicine, una parte consistente della ricerca disponibile indica che l’apoB può identificare meglio chi si trova realmente a rischio, proprio perché conta il numero delle particelle potenzialmente dannose e non soltanto la quantità di colesterolo che trasportano.

Il modello su 250.000 adulti

Per valutare quale strategia potesse funzionare meglio, i ricercatori hanno costruito una simulazione al computer rappresentativa di 250.000 adulti statunitensi candidabili alla terapia con statine ma senza una malattia cardiovascolare già diagnosticata.

Il modello ha confrontato tre obiettivi differenti: LDL inferiore a 100 mg/dL, colesterolo non-HDL inferiore a 118 mg/dL e apoB inferiore a 78,7 mg/dL.

Quando un paziente non raggiungeva il valore previsto, la terapia veniva intensificata. Il primo passaggio consisteva nell’uso di statine più potenti; successivamente, se necessario, veniva aggiunto ezetimibe.

L'ezetimibe agisce bloccando l'assorbimento del colesterolo a livello intestinale, potenziando l'effetto delle statine. Calcolando il bilancio economico complessivo, il modello dimostra che usare l'apoB come guida permette di intercettare un rischio cardiovascolare nascosto. Evitando un numero maggiore di infarti e ictus, la strategia abbatte le spese legate a ricoveri e interventi d'urgenza, dimostrandosi sostenibile per il sistema sanitario.

I ricercatori hanno quindi seguito virtualmente queste strategie lungo l’intero arco della vita, stimando numero di infarti e ictus, aspettativa di vita, qualità della vita e costi sanitari.

Più eventi cardiovascolari prevenuti

Nel modello, l’uso dell’apoB per guidare l’intensificazione delle cure ha prodotto risultati migliori rispetto alle strategie basate su LDL e non-HDL. L’approccio era associato a una maggiore prevenzione di infarti e ictus e a esiti complessivi più favorevoli.

Secondo gli autori, il vantaggio non si limiterebbe quindi a una maggiore precisione biologica. La strategia basata su apoB sarebbe anche costo-efficace, cioè capace di produrre benefici sanitari sufficienti a giustificare i costi aggiuntivi del test.

Questo è un aspetto importante perché l’apoB, pur essendo già disponibile, non viene ancora utilizzata in modo sistematico nella pratica clinica. Uno dei motivi è che spesso richiede un esame aggiuntivo rispetto al tradizionale pannello lipidico, con costi e organizzazione diversi.

Perché il dato interessa la prevenzione

La questione diventa ancora più rilevante perché oggi esistono più farmaci per abbassare i lipidi rispetto al passato e le strategie preventive stanno diventando progressivamente più aggressive nei soggetti ad alto rischio.

Individuare con precisione chi possa beneficiare maggiormente di una terapia intensiva significa evitare due problemi opposti: trattare troppo poco chi è realmente a rischio oppure intensificare inutilmente le cure in chi ha un rischio più contenuto.

Non è una prova clinica diretta

I risultati richiedono però una lettura prudente. Lo studio non ha seguito direttamente 250.000 pazienti nella vita reale: si tratta di una simulazione economico-sanitaria, costruita utilizzando dati disponibili per confrontare strategie diverse.

Questo significa che il lavoro non dimostra da solo che sostituire il test LDL con l’apoB ridurrebbe certamente infarti e ictus in ogni popolazione. Mostra piuttosto che, sulla base delle informazioni inserite nel modello, l’apoB potrebbe essere una strategia più efficace e conveniente per guidare l’intensificazione della terapia.

Serviranno quindi ulteriori dati e valutazioni in contesti clinici diversi prima di immaginare un cambiamento generalizzato delle pratiche di screening.

Un possibile cambio di prospettiva

Il messaggio dello studio non è che il colesterolo LDL sia inutile. Resta un parametro fondamentale nella valutazione del rischio cardiovascolare e nella gestione delle terapie. La ricerca suggerisce però che, in alcune situazioni, potrebbe non offrire da solo l’immagine più completa.

L’apoB misura qualcosa di diverso: non solo quanto colesterolo circola, ma quante particelle potenzialmente aterogene lo trasportano. Due persone con valori LDL simili potrebbero quindi avere un numero diverso di particelle dannose e, di conseguenza, un rischio non identico.

La nuova analisi apre così una domanda concreta per la prevenzione cardiovascolare: in futuro, per decidere chi trattare in modo più intensivo, potrebbe essere più utile contare le particelle che limitarsi a misurare il colesterolo che contengono.

Fonti:

  • Science Daily - Millions may be getting the wrong cholesterol test
  • JAMA -   Cost-Effectiveness of ApoB, Non–HDL-C, and LDL-C Goals for Primary Prevention Lipid-Lowering Therapy

Ultimo aggiornamento – 07 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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