Chemioterapia e “chemo brain”: muoversi può proteggere il cervello dalla nebbia mentale?

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 17 Marzo, 2026

Una donna che soffre di nebbia mentale dopo la chemioterapia.

Muoversi durante la chemioterapia può fare la differenza sulla nebbia mentale? 

Un nuovo studio internazionale ha snocciolato i potenziali benefici del movimento sul cervello.  La ricerca ha indagato come l’attività fisica (anche leggera) potrebbe ridurre la cosiddetta “nebbia mentale” e la stanchezza associate alle cure oncologiche.

I risultati, i pubblicati sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network, sembrano promettere un risvolto oltremodo positivo per la qualità di vita e le funzioni cognitive dei pazienti in cura chemioterapica.

Ma vediamo cosa dice lo studio e come fare per ottenere benefici.

Chemioterapia e nebbia mentale: che cos’è il “chemo brain” 

Il deterioramento cognitivo correlato al cancro, noto come “chemo brain”, riguarda fino al 75% dei pazienti sottoposti a chemioterapia.


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Si tratta di un insieme di sintomi che possono comparire durante o dopo le cure e che, in alcuni casi, persistono per anni:

  • difficoltà di concentrazione;
  • problemi di memoria;
  • rallentamento mentale;
  • affaticamento cognitivo;

Si tratta di disturbi che possono compromettere in modo ingombrante la vita quotidiana, rendendo più difficile gestire attività come lavoro, spostamenti o anche semplici incombenze domestiche.

Alla base del fenomeno vi è anche un’alterazione dei processi infiammatori: la chemioterapia può infatti favorire uno stato pro-infiammatorio che coinvolge il sistema nervoso e influisce sulle funzioni cognitive.

Chemioterapia e “chemo brain”: muoversi protegge il cervello? Cosa dice lo studio

Secondo i risultati emersi sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network, un semplice programma di esercizio svolto a casa è in grado di attenuare il deterioramento cognitivo nei pazienti oncologici, soprattutto in alcuni tipi di trattamento.

La ricerca ha coinvolto 687 pazienti oncologici, suddivisi in due gruppi:

  • un gruppo ha seguito il programma EXCAP;
  • un gruppo ha ricevuto le cure standard senza indicazioni specifiche sull’attività fisica;

Il programma EXCAP, della durata di sei settimane, prevedeva:

  • camminata quotidiana;
  • esercizi di resistenza con bande elastiche;
  • un piano personalizzato adattato al paziente;

L’obiettivo era verificare se un’attività fisica semplice e accessibile potesse influire sulla funzione cognitiva e sulla fatica mentale durante la chemioterapia.

Chemo brain e movimento: i risultati dello studio

I risultati mostrano una differenza significativa tra i due gruppi.

Dopo sei settimane:

  • i pazienti attivi hanno mantenuto circa 4.300 passi al giorno;
  • i pazienti non attivi sono scesi sotto i 2.000 passi quotidiani;

Un dato particolarmente rilevante, considerando che livelli di attività inferiori ai 2.000 passi al giorno sono associati a un aumento della mortalità per tutte le cause.

Inoltre, il gruppo EXCAP ha svolto regolarmente esercizi di resistenza, mentre nel gruppo di controllo l’attività fisica è risultata minima.

Effetti su memoria e stanchezza mentale

Durante la chemioterapia, un certo peggioramento cognitivo è stato osservato in tutti i partecipanti. Tuttavia, le differenze tra i gruppi sono risultate evidenti.

Nei pazienti sottoposti a cicli di chemioterapia ogni due settimane:

  • il declino cognitivo è stato significativamente più contenuto nel gruppo attivo;
  • non si è registrato un aumento della fatica mentale, a differenza del gruppo non attivo;

Nei trattamenti più lunghi, invece, i benefici sono risultati meno evidenti, probabilmente per una maggiore complessità clinica o per gli effetti collaterali dei farmaci.

Il ruolo dell’infiammazione

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il legame tra esercizio, infiammazione e funzione cognitiva.

Si è osservato che:

  • livelli più elevati di attività fisica sono associati a migliori prestazioni cognitive;
  • un profilo infiammatorio più equilibrato è correlato a una minore compromissione mentale;

L’esercizio, infatti, contribuisce a modulare le risposte infiammatorie e a sostenere il sistema immunitario, fattori che potrebbero spiegare l’effetto protettivo sul cervello.

Chemioterapia e “chemo brain”: movimento come supporto accessibile

Quasi tutti i partecipanti al programma hanno riferito di aver apprezzato l’attività fisica e di consigliarla ad altri pazienti.

Il dato più rilevante è che non si tratta di interventi o esercizi complessi:

  • non è necessaria una palestra;
  • non servono allenamenti intensi;
  • bastano movimento costante e programmi adattati;

Cosa significa  davvero per i pazienti oncologici in cura chemioterapica?

Alla luce dei risultati mantenere un livello minimo di attività fisica durante la chemioterapia non è solo possibile, ma potenzialmente utile.

L’esercizio non elimina il “chemo brain”, ma può contribuire in modo significativo e determinante a migliorare alcuni aspetti.

vediamo quali:

  • ridurne l’intensità;
  • limitare la fatica mentale;
  • sostenere la qualità della vita;

In particolare, potrebbe incarnare quella che é una strategia semplice, e allo stesso tempo benefica sicura per proteggere le funzioni cognitive nei pazienti sottoposti a trattamenti più brevi.


Fonti:

News medical life science - Exercise cuts 'chemo brain' and fatigue in cancer patients

 

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