Muoversi durante la chemioterapia può fare la differenza sulla nebbia mentale?
Un nuovo studio internazionale ha snocciolato i potenziali benefici del movimento sul cervello. La ricerca ha indagato come l’attività fisica (anche leggera) potrebbe ridurre la cosiddetta “nebbia mentale” e la stanchezza associate alle cure oncologiche.
I risultati, i pubblicati sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network, sembrano promettere un risvolto oltremodo positivo per la qualità di vita e le funzioni cognitive dei pazienti in cura chemioterapica.
Ma vediamo cosa dice lo studio e come fare per ottenere benefici.
Chemioterapia e nebbia mentale: che cos’è il “chemo brain”
Il deterioramento cognitivo correlato al cancro, noto come “chemo brain”, riguarda fino al 75% dei pazienti sottoposti a chemioterapia.
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Si tratta di un insieme di sintomi che possono comparire durante o dopo le cure e che, in alcuni casi, persistono per anni:
- difficoltà di concentrazione;
- problemi di memoria;
- rallentamento mentale;
- affaticamento cognitivo;
Si tratta di disturbi che possono compromettere in modo ingombrante la vita quotidiana, rendendo più difficile gestire attività come lavoro, spostamenti o anche semplici incombenze domestiche.
Alla base del fenomeno vi è anche un’alterazione dei processi infiammatori: la chemioterapia può infatti favorire uno stato pro-infiammatorio che coinvolge il sistema nervoso e influisce sulle funzioni cognitive.
Chemioterapia e “chemo brain”: muoversi protegge il cervello? Cosa dice lo studio
Secondo i risultati emersi sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network, un semplice programma di esercizio svolto a casa è in grado di attenuare il deterioramento cognitivo nei pazienti oncologici, soprattutto in alcuni tipi di trattamento.
La ricerca ha coinvolto 687 pazienti oncologici, suddivisi in due gruppi:
- un gruppo ha seguito il programma EXCAP;
- un gruppo ha ricevuto le cure standard senza indicazioni specifiche sull’attività fisica;
Il programma EXCAP, della durata di sei settimane, prevedeva:
- camminata quotidiana;
- esercizi di resistenza con bande elastiche;
- un piano personalizzato adattato al paziente;
L’obiettivo era verificare se un’attività fisica semplice e accessibile potesse influire sulla funzione cognitiva e sulla fatica mentale durante la chemioterapia.
Chemo brain e movimento: i risultati dello studio
I risultati mostrano una differenza significativa tra i due gruppi.
Dopo sei settimane:
- i pazienti attivi hanno mantenuto circa 4.300 passi al giorno;
- i pazienti non attivi sono scesi sotto i 2.000 passi quotidiani;
Un dato particolarmente rilevante, considerando che livelli di attività inferiori ai 2.000 passi al giorno sono associati a un aumento della mortalità per tutte le cause.
Inoltre, il gruppo EXCAP ha svolto regolarmente esercizi di resistenza, mentre nel gruppo di controllo l’attività fisica è risultata minima.
Effetti su memoria e stanchezza mentale
Durante la chemioterapia, un certo peggioramento cognitivo è stato osservato in tutti i partecipanti. Tuttavia, le differenze tra i gruppi sono risultate evidenti.
Nei pazienti sottoposti a cicli di chemioterapia ogni due settimane:
- il declino cognitivo è stato significativamente più contenuto nel gruppo attivo;
- non si è registrato un aumento della fatica mentale, a differenza del gruppo non attivo;
Nei trattamenti più lunghi, invece, i benefici sono risultati meno evidenti, probabilmente per una maggiore complessità clinica o per gli effetti collaterali dei farmaci.
Il ruolo dell’infiammazione
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il legame tra esercizio, infiammazione e funzione cognitiva.
Si è osservato che:
- livelli più elevati di attività fisica sono associati a migliori prestazioni cognitive;
- un profilo infiammatorio più equilibrato è correlato a una minore compromissione mentale;
L’esercizio, infatti, contribuisce a modulare le risposte infiammatorie e a sostenere il sistema immunitario, fattori che potrebbero spiegare l’effetto protettivo sul cervello.
Chemioterapia e “chemo brain”: movimento come supporto accessibile
Quasi tutti i partecipanti al programma hanno riferito di aver apprezzato l’attività fisica e di consigliarla ad altri pazienti.
Il dato più rilevante è che non si tratta di interventi o esercizi complessi:
- non è necessaria una palestra;
- non servono allenamenti intensi;
- bastano movimento costante e programmi adattati;
Cosa significa davvero per i pazienti oncologici in cura chemioterapica?
Alla luce dei risultati mantenere un livello minimo di attività fisica durante la chemioterapia non è solo possibile, ma potenzialmente utile.
L’esercizio non elimina il “chemo brain”, ma può contribuire in modo significativo e determinante a migliorare alcuni aspetti.
vediamo quali:
- ridurne l’intensità;
- limitare la fatica mentale;
- sostenere la qualità della vita;
In particolare, potrebbe incarnare quella che é una strategia semplice, e allo stesso tempo benefica sicura per proteggere le funzioni cognitive nei pazienti sottoposti a trattamenti più brevi.
Fonti:
News medical life science - Exercise cuts 'chemo brain' and fatigue in cancer patients