Quando si parla di longevità, alimentazione vegetale e dieta mediterranea vengono spesso indicate tra i modelli più favorevoli alla salute. Ma negli anziani molto avanti con l’età il quadro può diventare più complesso, perché le esigenze nutrizionali cambiano e mantenere peso, massa muscolare e un apporto sufficiente di nutrienti può assumere un’importanza crescente.
A inserirsi in questo dibattito è uno studio cinese condotto su oltre 5mila persone di almeno 80 anni, secondo il quale le donne che consumavano carne avevano maggiori probabilità di raggiungere i 100 anni rispetto alle donne vegetariane. Il risultato, però, cambia nettamente quando si guarda più da vicino ai partecipanti.
L’associazione riguardava infatti soprattutto le persone sottopeso. Tra chi aveva un peso normale o era sovrappeso non è stata osservata la stessa relazione, mentre negli uomini il confronto tra dieta vegetariana e consumo di carne non ha mostrato un’associazione statisticamente significativa con il raggiungimento dei 100 anni.
Lo studio ha confrontato oltre 5mila ultraottantenni
I dati provengono dal Chinese Longitudinal Healthy Longevity Survey, una delle più grandi ricerche dedicate alle persone anziane. I ricercatori della Fudan University, del Chinese Center for Disease Control and Prevention e della Shanghai Jiao Tong University hanno confrontato 1.459 centenari con 3.744 persone tra gli 80 e i 99 anni che non avevano raggiunto il secolo di vita.
L’obiettivo era verificare se le abitudini alimentari registrate negli ultimi anni di vita fossero associate alla probabilità di arrivare a 100 anni. Analizzando uomini e donne separatamente, gli studiosi hanno osservato che le donne che consumavano carne risultavano più frequentemente tra le centenarie rispetto alle vegetariane. Negli uomini, invece, questa relazione non appariva significativa. Ma il dato forse più importante è emerso quando i ricercatori hanno considerato il peso corporeo.
Il vantaggio compariva soltanto tra le persone sottopeso
Tra i partecipanti classificati come sottopeso, il consumo quotidiano di carne era associato a una probabilità del 44% più alta di raggiungere i 100 anni rispetto a una dieta vegetariana. Lo stesso risultato non emergeva, però, nei partecipanti con peso normale o sovrappeso. Questo cambia profondamente il modo in cui interpretare lo studio.
Non sembra infatti che la carne rappresenti in sé un alimento capace di prolungare la vita. Il dato suggerisce piuttosto che, negli anziani con un peso molto basso, riuscire a ottenere abbastanza calorie e nutrienti possa avere un ruolo importante nella sopravvivenza.
A rafforzare questa interpretazione c’è un altro risultato: i vegetariani che consumavano pesce, latticini o uova avevano probabilità di raggiungere i 100 anni simili a quelle dei consumatori di carne.
Il punto potrebbe quindi non essere la carne in quanto tale, ma la disponibilità di alimenti capaci di fornire energia, proteine e altri nutrienti in una fase della vita nella quale mantenere un buono stato nutrizionale può diventare più difficile.
Negli anziani il sottopeso può avere un significato diverso
L’indice di massa corporea, o BMI, sembra spiegare almeno una parte dell’associazione osservata. Nelle persone anziane il sottopeso può essere collegato a riduzione della massa muscolare, fragilità e insufficiente apporto energetico, elementi che possono rendere l’organismo meno resistente.
Gli autori sottolineano quindi che il ruolo del BMI nella longevità merita di essere approfondito ulteriormente. In questo contesto viene spesso citato anche il cosiddetto “paradosso dell’obesità”, espressione utilizzata per descrivere alcune osservazioni secondo cui, in determinate popolazioni anziane, un peso corporeo maggiore può essere associato a esiti migliori rispetto a quelli osservati nelle persone molto magre.
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Questo non significa che l’obesità diventi improvvisamente protettiva con l’età. Il rapporto tra peso e salute può però essere diverso rispetto a quello osservato negli adulti più giovani, soprattutto quando entrano in gioco fragilità, perdita di muscolo e malnutrizione.
Le proteine potrebbero avere un ruolo, ma il dibattito è aperto
I risultati si inseriscono anche nella discussione sull’importanza delle proteine durante l’invecchiamento. Una quantità adeguata di proteine può contribuire a preservare la massa muscolare, che tende fisiologicamente a diminuire con l’età e che rappresenta un elemento importante per forza, autonomia e salute generale.
Questo potrebbe aiutare a spiegare perché, nelle persone anziane sottopeso, diete che includono alimenti di origine animale risultino associate a esiti migliori. La questione, però, è tutt’altro che risolta.
Una revisione pubblicata nel 2026 da ricercatori dell’University of Wisconsin-Madison ha infatti discusso risultati sperimentali secondo i quali un’assunzione proteica più bassa potrebbe favorire alcuni meccanismi legati all’invecchiamento sano in diversi organismi, perché un elevato apporto proteico può mantenere attivi segnali cellulari legati alla crescita.
Tradurre questi risultati in indicazioni pratiche per gli anziani è però complesso. Ridurre troppo le proteine in una persona giovane e ben nutrita non equivale a farlo in un ultraottantenne sottopeso e a rischio di perdita muscolare.
Vegetariani e fratture: anche qui il quadro non è semplice
Il lavoro richiama inoltre precedenti studi sulle possibili differenze di salute tra vegetariani e consumatori di carne. Una ricerca su più di 65mila persone aveva associato le diete vegetariane a un rischio maggiore di alcune fratture, ipotizzando come possibili spiegazioni un apporto inferiore di calcio e proteine.
Anche su questo punto, però, i risultati disponibili non sono definitivi e dipendono molto da come viene costruita la dieta. Un’alimentazione vegetariana ben pianificata può infatti essere molto diversa da una dieta semplicemente povera di alimenti animali ma anche insufficiente in calorie, proteine o micronutrienti.
Lo stesso vale per una dieta che comprende carne: non tutti i tipi di carne hanno lo stesso profilo nutrizionale né sono associati agli stessi effetti sulla salute.
Carne rossa e lavorata non diventano improvvisamente “salutari”
I risultati dello studio non cancellano infatti ciò che altre ricerche hanno osservato sul consumo eccessivo di determinati tipi di carne. Le diete prevalentemente vegetali o con un consumo limitato di carne sono state associate a un rischio inferiore di diverse condizioni, tra cui malattie cardiovascolari, ictus, diabete di tipo 2 e obesità.
Allo stesso tempo, il consumo frequente di carni rosse e soprattutto lavorate è stato spesso associato a esiti di salute meno favorevoli e a una mortalità più elevata. Per questo le indicazioni nutrizionali continuano generalmente a raccomandarne un consumo moderato.
Lo studio cinese non contraddice necessariamente questi dati, perché riguarda una popolazione molto particolare: persone di almeno 80 anni, alcune delle quali estremamente magre e con esigenze nutrizionali diverse rispetto agli adulti più giovani.
Lo studio non dimostra che mangiare carne faccia vivere fino a 100 anni
C’è infine un limite fondamentale: la ricerca è osservazionale. Può quindi mostrare che due elementi compaiono insieme, ma non stabilire che uno sia la causa dell’altro.
Le persone che consumavano carne potrebbero differire dai vegetariani per numerosi altri fattori, come condizioni economiche, accesso al cibo, salute generale, attività fisica o storia clinica. Inoltre, l’indagine alimentare descriveva soprattutto ciò che i partecipanti mangiavano durante la vecchiaia e non ricostruiva necessariamente la loro dieta nel corso dell’intera vita.
Le abitudini alimentari possono inoltre cambiare proprio a causa dell’età o delle condizioni di salute. Problemi dentali e difficoltà di masticazione, per esempio, possono portare una persona a evitare determinati alimenti indipendentemente dalle sue precedenti preferenze.
La longevità dipende da molto più di un singolo alimento
La dieta è soltanto uno dei numerosi fattori associati alla possibilità di raggiungere età molto avanzate. Secondo alcune stime citate dagli autori, arrivare a 90 anni potrebbe dipendere per circa il 70% da comportamenti salutari, tra cui qualità del sonno, attività fisica e alimentazione.
Sono comunque stime che non permettono di prevedere il destino di una singola persona, perché longevità e invecchiamento dipendono anche da genetica, condizioni ambientali, malattie e accesso alle cure. Il messaggio dello studio è che le esigenze alimentari possono cambiare quando si raggiungono età molto avanzate e che, in un anziano sottopeso, evitare alcuni alimenti senza compensare adeguatamente calorie e nutrienti potrebbe avere conseguenze diverse rispetto a quelle osservate in una persona giovane e ben nutrita.
Per gli autori, la priorità resta una dieta equilibrata che comprenda una varietà di alimenti di origine vegetale e, quando previsti dal modello alimentare scelto, anche fonti animali adeguate. In altre parole, il dato sui centenari non premia semplicemente la carne: sottolinea soprattutto quanto, in età molto avanzata, evitare malnutrizione e perdita eccessiva di peso possa diventare parte integrante di un invecchiamento sano.
Fonte:
The American Journal of Clinical Nutrition - Vegetarian diet and likelihood of becoming centenarians in Chinese adults aged 80 y or older: a nested case-control study