Bruciore di stomaco e rischio cancro: la verità sull'uso prolungato dei farmaci

Arianna Bordi | Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 22 Gennaio, 2026

Donna matura che prende le sue medicine mentre è seduta sul divano con un bicchiere di acqua

Una vasta ricerca pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) e condotta dal prestigioso Karolinska Institutet ha smentito il presunto legame tra l'uso prolungato degli inibitori della pompa protonica (IPP) e l'insorgenza del cancro allo stomaco. 

Ecco un approfondimento.

A cosa servono gli inibitori della pompa protonica

I principali inibitori della pompa protonica disponibili sono: omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo e rabeprazolo.

Gli IPP sono utilizzati per proteggere le pareti dello stomaco e dell'esofago nel caso di reflusso gastroesofageo, contrastando la produzione di acido cloridrico.

Le indicazioni includono:

  • malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) ed esofagite da reflusso;
  • ulcera gastrica e duodenale (trattamento e prevenzione);
  • ulcere gastrointestinali causate da Helicobacter pylori, in associazione con antibiotici nella terapia di eradicazione;

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  • gastro protezione durante terapia con FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei);
  • Sindrome di Zollinger-Ellison;
  • dispepsia associata a ulcera gastrica o duodenale.

Un'analisi senza precedenti per precisione e scala

Sebbene studi passati avessero ipotizzato un raddoppio del rischio, i ricercatori hanno evidenziato come quelle ricerche fossero spesso minate da errori metodologici.

Per fare chiarezza il team ha analizzato i registri sanitari di ben cinque Paesi nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) lungo un arco temporale di 26 anni.

I numeri dello studio sono imponenti:

  • 17.232 persone con diagnosi di cancro allo stomaco;
  • oltre 172.000 soggetti di controllo (confrontati per età, sesso e provenienza);
  • monitoraggio sia degli IPP che dei bloccanti dei recettori H2.

I ricercatori non hanno trovato alcuna associazione tra l'uso a lungo termine degli inibitori di pompa protonica e il rischio di cancro allo stomaco.

Come è stata garantita l'affidabilità dei dati?

Per evitare che i sintomi precoci del tumore (spesso scambiati per semplice reflusso) alterassero i risultati, i ricercatori hanno adottato criteri rigorosi:

  1. esclusione dell'ultimo anno: non è stato conteggiato l'uso di farmaci nei 12 mesi precedenti la diagnosi;
  2. esclusione di aree specifiche: sono stati ignorati i tumori della parte superiore dello stomaco, dove il reflusso è già un noto fattore di rischio;
  3. fattori correttivi: i dati sono stati depurati dall'influenza di variabili come fumo, alcol, obesità, diabete e infezioni da Helicobacter pylori.

"I nostri risultati smentiscono l'idea che questi farmaci possano causare il cancro", spiega il Professor Jesper Lagergren, coordinatore dello studio. "Si tratta di una conferma fondamentale per la serenità dei pazienti e per guidare i medici nelle prescrizioni a lungo termine".

Infine, nonostante l'elevata affidabilità dovuta al design dello studio, gli autori ricordano che si tratta di una ricerca osservazionale.


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Sebbene non si possa stabilire con certezza assoluta un rapporto di causa-effetto o escludere ogni minimo fattore esterno, questo studio rappresenta oggi la prova più solida a favore della sicurezza di questi trattamenti.

Fonti:

BMJ (British Medical Journal) - Long term use of proton pump inhibitors and risk of stomach cancer: population based case-control study in five Nordic countries

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