Antidepressivi in gravidanza: un ampio studio non trova legami con autismo o ADHD nei figli

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 15 Maggio, 2026

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L’uso di antidepressivi durante la gravidanza non sembrerebbe aumentare il rischio che i figli sviluppino autismo o disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). È quanto emerge da una vasta analisi condotta da ricercatori dell’Università di Hong Kong e pubblicata sulla rivista Lancet Psychiatry.

Lo studio ha preso in esame i dati provenienti da 37 ricerche già esistenti, coinvolgendo circa 600 mila donne che avevano assunto antidepressivi in gravidanza e oltre 25 milioni di donne che non avevano fatto uso di questi farmaci durante la gestazione.

Secondo gli autori, i risultati suggeriscono che eventuali aumenti del rischio osservati in passato potrebbero dipendere principalmente da altri elementi, tra cui fattori genetici e la presenza di condizioni di salute mentale all’interno della famiglia, piuttosto che dall’esposizione ai farmaci in sé.

Un tema discusso da anni

Il rapporto tra antidepressivi in gravidanza e disturbi neuroevolutivi nei bambini è oggetto di dibattito scientifico da molto tempo. In diversi studi precedenti erano emerse possibili associazioni tra l’assunzione di questi farmaci e condizioni come autismo o ADHD. Tuttavia, distinguere gli effetti dei medicinali da quelli legati alla depressione materna o alla predisposizione genetica si è sempre rivelato molto complesso.


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I ricercatori spiegano infatti che le donne che assumono antidepressivi durante la gravidanza presentano spesso caratteristiche cliniche differenti rispetto a chi non ne fa uso. Questo rende difficile stabilire se eventuali differenze osservate nei figli siano attribuibili ai farmaci oppure alla condizione psichiatrica di base.

La nuova revisione ha cercato proprio di affrontare questo problema, analizzando un numero molto elevato di casi e confrontando i risultati disponibili nella letteratura scientifica.

La salute mentale in gravidanza resta centrale

Gli esperti sottolineano che i risultati dello studio non devono essere interpretati come un invito a usare antidepressivi senza valutazione medica. Piuttosto, l’obiettivo è fornire dati più chiari a donne e medici chiamati a prendere decisioni spesso difficili durante la gravidanza.

La depressione e altri disturbi mentali non trattati possono infatti avere conseguenze importanti sia per la madre sia per il bambino. Ansia grave, stress cronico e depressione durante la gestazione sono stati associati in diversi studi a complicazioni fisiche e psicologiche.

Per questo motivo, la scelta di interrompere o proseguire una terapia antidepressiva viene generalmente valutata caso per caso, considerando la gravità dei sintomi, la storia clinica della paziente e i possibili benefici e rischi.

I ricercatori chiedono maggiore attenzione ai fattori genetici

Secondo gli autori dello studio, uno dei punti più rilevanti emersi dall’analisi riguarda proprio il peso della predisposizione genetica ai disturbi mentali e neuroevolutivi. Il rischio di autismo o ADHD potrebbe infatti essere maggiormente influenzato dalla familiarità e da fattori biologici condivisi, più che dall’esposizione prenatale agli antidepressivi.

Gli studiosi precisano comunque che la ricerca in questo campo continua e che saranno necessari ulteriori approfondimenti per comprendere meglio l’interazione tra genetica, salute mentale materna, ambiente e sviluppo neurologico del bambino.

Per ora, il lavoro pubblicato su Lancet Psychiatry rappresenta una delle analisi più ampie disponibili sull’argomento e contribuisce a ridimensionare una delle preoccupazioni più diffuse legate all’uso di antidepressivi durante la gravidanza.

FONTI

The Guardian - Antidepressants in pregnancy do not raise children’s risk of autism or ADHD, study finds

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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