Ansia primaverile: perché marzo è un mese a rischio?

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 04 Marzo, 2026

Una ragazza con ansia in primavera.

La primavera fa capolino, e con essa l'allungarsi delle giornate: la luce aumenta e le temperature iniziano a salire. Tuttavia, per molti individui questo periodo non coincide necessariamente con un miglioramento dell’umore. 

Al contrario, proprio tra fine inverno e inizio primavera, soprattutto nel mese di marzo, possono comparire agitazione, difficoltà a dormire e una sensazione di irrequietezza emotiva.

Un fenomeno spesso definito “ansia primaverile”, che la medicina interpreta come una fase di adattamento biologico ai cambiamenti stagionali

Diversi studi suggeriscono infatti che il passaggio dall’inverno alla primavera rappresenti un momento delicato per l’equilibrio psicofisico, perché il corpo deve riadattare i propri ritmi biologici a nuove condizioni ambientali.

Ma vediamo le motivazioni biologiche profonde, i sintomi e come affrontare l'ansia primaverile a partire dal mese di marzo.

Perché proprio marzo può diventare un mese critico per l'ansia

Marzo rappresenta una fase di transizione biologica molto intensa. Nel giro di poche settimane cambiano infatti diversi fattori ambientali che regolano l’orologio interno dell’organismo.


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Tra i principali elementi che influenzano il benessere psicofisico in questo periodo vi sono:

  • l’aumento rapido delle ore di luce;
  • la variazione delle temperature;
  • il passaggio progressivo verso l’ora legale;
  • la modifica dei ritmi quotidiani e delle abitudini di sonno.

Questi cambiamenti possono mettere sotto pressione il sistema circadiano, cioè il meccanismo che coordina i ritmi biologici dell’organismo nell’arco delle 24 ore.

Quando l’orologio biologico deve adattarsi a nuove condizioni ambientali in tempi relativamente rapidi, alcune persone possono sperimentare una fase di instabilità emotiva e fisiologica, con aumento di irritabilità e ansia.

Cosa succede nel cervello quando cambiano le stagioni

Il nostro organismo regola molte funzioni fondamentali attraverso il ritmo circadiano, un sistema di sincronizzazione biologica influenzato soprattutto dalla luce naturale.


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Durante l’inverno le giornate più corte favoriscono una maggiore produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno. Con l’arrivo della primavera, invece, la maggiore esposizione alla luce induce il cervello a ridurre progressivamente questo ormone e a modificare altri mediatori neurochimici.

Questo riassetto coinvolge in particolare:

  • melatonina, che regola il ciclo sonno-veglia;
  • serotonina, associata alla stabilità dell’umore;
  • cortisolo, l’ormone dello stress.

Se l’organismo non riesce ad adattarsi rapidamente a questi cambiamenti, possono comparire disturbi del sonno, agitazione e maggiore sensibilità allo stress.

Ansia primaverile: i cambiamenti stagionali influenzano davvero il cervello

Un recente studio pubblicato sulla rivista iScience ha analizzato il modo in cui le variazioni stagionali influenzano l’attività cerebrale e il comportamento umano.

I ricercatori hanno osservato che alcune aree del cervello coinvolte nella regolazione delle emozioni mostrano variazioni stagionali, suggerendo che luce, clima e cambiamenti ambientali possano influenzare l’equilibrio psicologico.

Secondo gli autori, il passaggio tra le stagioni rappresenta una fase di riorganizzazione dei ritmi biologici, durante la quale il cervello deve adattarsi a nuove condizioni ambientali.

Queste evidenze aiutano a spiegare perché molte persone riferiscono maggiore agitazione proprio nei mesi di transizione, come marzo.

Anche il cambio dell’ora può contribuire

Un ulteriore elemento che rende marzo un mese delicato è l’avvicinarsi dell’ora legale, che modifica temporaneamente il ciclo sonno-veglia.

Spostare l’orologio in avanti di un’ora può sembrare un cambiamento minimo, ma per il sistema circadiano rappresenta comunque una piccola alterazione dell’equilibrio biologico.

Nei giorni successivi al cambio dell’ora alcune persone possono sperimentare:

  • stanchezza;
  • insonnia;
  • maggiore irritabilità;
  • ridotta capacità di concentrazione.

I sintomi più comuni dell’ansia primaverile

Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo al cambio di stagione, ma alcuni segnali tendono a comparire con maggiore frequenza durante questo periodo.

Tra i sintomi più riportati:

  • nervosismo o irrequietezza;
  • difficoltà ad addormentarsi;
  • sonno più leggero o frammentato;
  • irritabilità;
  • difficoltà di concentrazione.

Nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi temporanei, che tendono a ridursi quando l’organismo completa l’adattamento ai nuovi ritmi stagionali.

Ansia primaverile: come aiutare il corpo ad adattarsi 

Gli esperti suggeriscono alcune strategie utili per favorire l’adattamento dell’organismo ai nuovi ritmi primaverili:

  • mantenere orari di sonno regolari;
  • esporsi alla luce naturale nelle prime ore del giorno;
  • praticare attività fisica moderata;
  • limitare caffeina e stimolanti nelle ore serali;
  • dedicare tempo a momenti di relax.

Nella maggior parte dei casi l’ansia primaverile rappresenta quella che é una risposta fisiologica ai cambiamenti stagionali, destinata a ridursi spontaneamente nel giro di alcune settimane, quando l’organismo si stabilizza sui nuovi ritmi della primavera.


Fonti:

Science direct - Effects of seasonal factors on brain function: Systematic review and future perspectives


Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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