Dal 24 febbraio 2026 è in vigore in Italia l'obbligo dell'alcolock per chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l.
Il dispositivo, un etilometro collegato alla centralina del veicolo che ne impedisce l'accensione in presenza di alcol, è la risposta normativa a un problema che la medicina conosce bene da decenni: l'alcol non è solo un problema di comportamento, è prima di tutto un problema neurologico.
L'alcol è un depressore del sistema nervoso centrale: cosa significa davvero
L'etanolo, la molecola che rende alcoliche le bevande, è classificato dalla farmacologia come depressore del sistema nervoso centrale (SNC).
Una volta ingerito, viene assorbito rapidamente attraverso stomaco e intestino e raggiunge il picco nel sangue in circa un'ora.
Da lì, attraversa la barriera ematoencefalica e colpisce direttamente le aree cerebrali deputate al controllo motorio, al giudizio e alla presa di decisioni.
Il meccanismo biochimico principale consiste nell'inibire i neuroni di Purkinje nel cervelletto (struttura chiave per la coordinazione dei movimenti) attraverso il blocco delle pompe sodio-potassio sulla superficie cellulare.
L'alcol agisce, inoltre sulla, corteccia prefrontale, l'area responsabile del giudizio, della valutazione del rischio e del controllo degli impulsi, riducendone l'attività.
Il risultato paradossale è che chi beve si sente più sicuro di sé e tende a sovrastimare le proprie capacità di guida proprio nel momento in cui esse sono più compromesse.
Dal primo bicchiere al coma: la progressione neurologica dell'alcolemia
I danni neurologici indotti dall'alcol non compaiono di colpo: seguono una progressione dose-dipendente documentata in modo preciso dalla letteratura medica.
Il Ministero della Salute italiano ha pubblicato una tavola di riferimento degli effetti per soglie crescenti di alcolemia che vale la pena leggere attentamente:
- 0,2 g/l: inizia la sottovalutazione del rischio. I riflessi sono già lievemente alterati, ma il soggetto non percepisce il cambiamento e tende ad agire in modo più imprudente proprio perché si sente normale;
- 0,4 g/l: rallentano vigilanza, percezione e capacità di elaborazione mentale. I movimenti diventano bruschi. La coordinazione inizia a deteriorarsi;
- 0,5 g/l (limite legale in Italia): la visione laterale si riduce del 30-40%. Il conducente fatica ad accorgersi di segnali stradali, pedoni e ostacoli ai bordi della carreggiata. I tempi di reazione cominciano ad allungarsi in modo misurabile;
- 0,6-0,7 g/l: movimenti e ostacoli vengono percepiti con notevole ritardo. La facoltà visiva laterale è fortemente compromessa. I tempi di reazione in attività di scelta, cioè quelle tipiche della guida, dove bisogna rispondere in modo differenziato a stimoli diversi, iniziano a deteriorarsi già a 0,6 g/l;
- 0,8 g/l (soglia che scatta l'obbligo dell'alcolock): il tempo di reazione si allunga del 30-50% rispetto a un guidatore sobrio. Le reazioni motorie si deteriorano. Il rischio di incidente per un conducente di 35-54 anni è già 3-4 volte superiore rispetto alla condizione di sobrietà;
- 0,9 g/l: si riduce la capacità di adattamento all'oscurità. La valutazione delle distanze e delle traiettorie dei veicoli è sensibilmente compromessa. In un campo visivo ridotto, la mente non riesce a elaborare due veicoli contemporaneamente: si percepisce solo uno dei due.
- oltre 1,5 g/l: compaiono problemi motori gravi nella maggior parte delle persone. La probabilità di incidente nelle ore notturne del fine settimana per soggetti con alcolemia superiore a 1,5 g/l è 380 volte maggiore rispetto ai soggetti sobri.
Un elemento cruciale spesso trascurato: il soggetto non percepisce il proprio deterioramento; infatti, l'alcol compromette contemporaneamente la prestazione e la capacità di valutarla: chi beve crede di guidare bene proprio perché la sostanza ha disattivato i circuiti di autovalutazione critica.
I danni neurologici cronici: atrofia cerebrale, demenza e sindrome di Korsakoff
Gli effetti acuti dell'alcol sul cervello sono reversibili: smettendo di bere, molte funzioni si ripristinano, ma il consumo cronico e prolungato produce danni strutturali che la neuroimaging rende oggi visibili in modo inequivocabile.
Le immagini di risonanza magnetica (RMN) mostrano che nei forti bevitori il cervello sviluppa nel tempo una progressiva atrofia cerebrale, una riduzione del volume cerebrale misurabile, accompagnata da arteriolosclerosi e microlesioni vascolari che compromettono il flusso di ossigeno ai neuroni.
Gli studi indicano che il 60% dei bevitori moderati presenta già segni di lesioni vascolari cerebrali, confermando che non esiste una soglia completamente sicura.
Uno studio che ha esaminato il tessuto cerebrale di 1781 soggetti dopo autopsia ha rilevato che i forti bevitori (8 o più bevande a settimana) mostravano segni significativi di danno cerebrale associati a deterioramento della memoria e del pensiero.
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I forti bevitori dello studio morivano in media 13 anni prima rispetto ai non bevitori e un aspetto particolarmente preoccupante riguarda la sostanza bianca, ossia l'insieme di fibre che connette le diverse aree cerebrali.
Una ricerca condotta su 90 pazienti in disintossicazione all'Istituto di Salute Mentale di Mannheim (Germania), ha dimostrato che le lesioni alla sostanza bianca continuano a progredire per almeno sei settimane dopo la cessazione del consumo di alcol.
“Non esiste una dose sicura”: le linee guida dell'OMS
Nel gennaio 2023 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento che ha segnato un cambio di paradigma nella comunicazione sulla salute: non esiste una quantità di alcol priva di effetti sulla salute.
Anche quantità minime comportano rischi, in particolare per tumori (il cancro al colon-retto è tra quelli correlati), patologie cardiovascolari e danni neurologici.
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Le linee guida internazionali di "basso rischio", 1 unità alcolica al giorno per le donne, 2 per gli uomini, devono essere lette sapendo che "basso rischio" non significa "rischio zero".
I dati globali confermano la portata del problema: l'alcol è responsabile di circa 2,6 milioni di decessi l'anno nel mondo (4,7% di tutte le morti globali) e l'etanolo è classificato dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno di gruppo 1, cioè certamente cancerogeno per l'uomo.
Fonti:
- Neurology - Association Between Alcohol Consumption, Cognitive Abilities, and Neuropathologic Changes. A Population-Based Autopsy Study;
- JAMA Psychiatry - Microstructural White Matter Alterations in Men With Alcohol Use Disorder and Rats With Excessive Alcohol Consumption During Early Abstinence;
- WHO - Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders