Il virus Nipah sta interessando la comunità scientifica globale. Ci si domanda, dunque, se ci sia un vaccino pronto o se vi siano possibilità di ottenerlo entro breve.
Un team di ricercatori giapponesi ha annunciato l’avvio dei primi test clinici sull’uomo di un vaccino sperimentale contro il Nipah, uno dei patogeni emergenti più temuti dall’Organizzazione mondiale della sanità.
L’elevata mortalità associata all’infezione, unita alla possibilità - seppur limitata - di trasmissione da persona a persona, rende questo virus una delle principali preoccupazioni sul fronte della sorveglianza globale.
Tuttavia, il virus Nipah non incarna attualmente una minaccia attiva e diretta per l'Europa, ma i recenti casi registrati in India hanno reindirizzato l’attenzione internazionale su questo caso emidemiologico.
Vediamo nel dettaglio perché questo virus preoccupa la comunità medica e quando arriverà il vaccino.
Perché il virus Nipah preoccupa la comunità scientifica
Identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia, il virus Nipah è un patogeno zoonotico appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus.
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Il suo serbatoio naturale è rappresentato soprattutto dai pipistrelli della frutta, diffusi in diverse aree dell’Asia meridionale e sud-orientale.
La pericolosità del Nipah è legata a più fattori concomitanti:
- tasso di letalità molto elevato, che in alcuni focolai ha superato il 60%;
- assenza di terapie antivirali specifiche;
- capacità di trasmissione dagli animali all’uomo;
- possibilità documentata di contagio interumano, soprattutto in ambito familiare e sanitario.
Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto con secrezioni animali, saliva o urine dei pipistrelli, ma anche tramite alimenti contaminati, come frutta non lavata o prodotti ottenuti dalla linfa di palma. In passato, anche i suini hanno avuto un ruolo di “amplificatori” dell’infezione.
Virus Nipah e il vaccino in via di sviluppo
Ad aprile partiranno i primi test clinici sull’uomo. La sperimentazione coinvolgerà inizialmente 60 volontari. Ma vediamo i dettagli specifici.
Il candidato vaccino, denominato MV-NiV, è basato su un virus del morbillo vivo attenuato, utilizzato come vettore per trasportare il gene G del virus Nipah (ceppo malese). Questo approccio sfrutta una piattaforma già nota alla ricerca scientifica, con l’obiettivo di stimolare una risposta immunitaria efficace.
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Prima di arrivare alla sperimentazione sull’uomo, il vaccino è stato testato su modelli animali, mostrando risultati incoraggianti in termini di risposta immunitaria.
Vaccino per il Nipah: le fasi della sperimentazione clinica
La sperimentazione clinica seguirà un percorso graduale, come previsto dai protocolli internazionali:
- fase I, a partire da aprile, in Belgio, su 60 volontari sani, con l’obiettivo principale di valutare la sicurezza del vaccino;
- fase II, prevista da dicembre, su circa 300 persone tra i 18 e i 55 anni in Bangladesh, uno dei Paesi maggiormente esposti al virus.
Questa seconda fase servirà a raccogliere dati più ampi su sicurezza e risposta immunitaria in una popolazione che vive in aree endemiche. Il progetto vede anche la collaborazione di importanti istituzioni accademiche europee.
Vaccino e Virus Nipah: cosa aspettarsi nei prossimi mesi
L’avvio dei test clinici rappresenta un passaggio cruciale, ma non significa che un vaccino sarà disponibile a breve. I tempi della ricerca restano necessariamente lunghi, soprattutto per garantire sicurezza ed efficacia.
Tuttavia, per un virus considerato una potenziale minaccia pandemica, l’esistenza di un candidato vaccinale in fase avanzata di sviluppo è un segnale da ritenersi, in tutta concretezza, importante.
La comunità scientifica e le autorità sanitarie monitorano con continuità e attenzione l’evolversi dei focolai e i progressi della ricerca, nella consapevolezza che la prevenzione rappresenti lo strumento più efficace contro le emergenze infettive globali.
Fonti:
Ansa - Ad aprile i primi test per un vaccino contro il virus Nipah